La “Giornata del Rifiuto” di domani 26 marzo rappresenta per noi promotori un punto d’arrivo e ancor di più un punto di partenza.
È il punto d’arrivo di un lavoro che da mesi alcuni Comitati Popolari hanno fatto per trasformare una serie di lotte specifiche in una vertenza complessiva per la difesa del territorio e della salute in città, non limitandosi a dire dei NO ma presentando un’alternativa praticabile da subito, fondata sulla partecipazione, il rispetto dell’ambiente, la promozione della salute per tutti.
Non era scontato: molti pensavano che molti Comitati non potessero andare oltre le solite proteste “non nel mio giardino”. Si sono sbagliati.
In tutti ormai c’è la consapevolezza che la nostra città è sotto attacco: rigassificatore, centrali a biomasse, inceneritore di area vasta, discariche, produzioni nocive... con il ricatto della crisi si cerca di trasformare Livorno nella pattumiera della Toscana. Ed è questa consapevolezza che ha permesso il passaggio dalla protesta alla proposta.
Un salto di qualità che preoccupa chi comanda: da qualche settimana sulla stampa locale ogni giorno un amministratore locale interviene per negare che a Livorno ci siano problemi ambientali. Chiacchiere puntualmente smentite da dati inconfutabili, dai quali la nostra città risulta sempre ai primi posti per livello di inquinamento e per le gravi malattie ad esso legate.
Citiamo solo uno di questi dati: negli ultimi anni sul nostro territorio linfomi e mielomi (tumori molto legati all’inquinamento ambientale) sono aumentati del 150%.
Stanno cercando di dividere i livornesi contrapponendo il diritto al lavoro al diritto alla salute, strumentalizzando i lavoratori preoccupati per il oro posto di lavoro.
Ma i lavoratori sono i primi a subire le conseguenze delle nocività. Ricordiamo l’incredibile vicenda della strage per i tumori alla Dow, denunciata da Senzasoste, o la tragedia amianto, o i continui infortuni sul lavoro.
Le lotte in difesa dell’ambiente e della salute non sono dunque in contrapposizione con gli interessi dei lavoratori, anzi intendono difendere il principio che il lavoro e la salute sono due diritti fondamentali e non si può chiedere di rinunciare all’uno per avere l’altro.
Ma poi quanti posti di lavoro sono stati salvati riducendo progressivamente i diritti dei lavoratori? Quanti posti di lavoro garantirà in futuro questo modello di sviluppo ormai alla frutta?
Facciamo solo l’esempio dei rifiuti, dove è ormai noto a tutti che la raccolta differenziata porta molti più posti di lavoro dell’incenerimento, oltre a salvaguardare l’ambiente. E perché non investire nelle energie rinnovabili, anziché puntare a produzioni che non hanno futuro, come i famosi SUV di Rossignolo?
In questi giorni la catastrofe nucleare avvenuta in Giappone ha reso più che mai evidente a tutti quali sono le conseguenze di un modello di sviluppo costruito in base ai profitti e senza alcun rispetto per l'ambiente e la salute delle popolazioni.E a proposito di nucleare, non è superfluo ricordare che l'isola di Pianosa è uno dei non molti siti che potrebbero ospitare le centrali nucleari, che a un tiro di schioppo da Livorno (S. Piero a Grado) c'è una piccola centrale nucleare per usi militari dismessa con annesso deposito di scorie radioattive e che nell'entroterra pisano c'è una zona (S. Luce-Castellina) che è stata inserita fra i possibili siti del deposito nazionale di scorie nucleari
C’è poi la questione della cementificazione del territorio: non si può sopportare un ulteriore saccheggio del territorio per garantire i profitti della Confindustria locale. La frana avvenuta in questi giorni a Quercianella dimostra che ormai tutti i limiti sono stati superati e non si può costruire all’infinito in nome degli oneri di urbanizzazione. È necessaria una valorizzazione del patrimonio edilizio esistente, un risanamento dei quartieri storici e un nuovo piano per l’edilizia popolare.
Tutte queste decisioni sbagliate sono prese da amministratori locali e regionali al di fuori di qualsiasi meccanismo partecipativo e sono sistematicamente contrarie alla volontà dei cittadini: basta pensare al referendum sul piano del traffico degli anni ’80, delle cui risultanza non fu tenuto minimamente conto, del referendum negato sul rigassificatore offshore, del referendum sul nuovo ospedale che pur non raggiungendo il quorum ha dimostrato la netta contrarietà dei livornesi al folle progetto di Montenero Basso.
Una politica triste che ormai ha dimostrato chiaramente la sua incapacità di costruire un futuro per la città, ma ha l’unico obiettivo di tenersi a galla accontentando i poteri forti.
“La Giornata del Rifiuto” sarà anche un punto di partenza: perché ancora molto resta da fare: è necessario creare organismi partecipativi che in ogni quartiere riportino i livornesi a essere protagonisti, creino forme di welfare auotorganizzate, si riapproprino di spazi sociali, organizzino iniziative di studio per definire ancora meglio un’alternativa sostenibile per la nostra città.
Alternativa che potrà realizzarsi solo sulla base di una grande partecipazione popolare e di un rifiuto della delega alla politica tradizionale.
Per questi motivi domani molti ci guarderanno con timore. Spaventiamoli.
Vertenza Livorno
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La giornata del rifiuto anche nucleare
Dopo la catastrofe di Fukushima, pensiamo che la manifestazione indetta da Vertenza Livorno
“la giornata del rifiuto”, prenda ancora più corpo ed importanza.
La giornata del rifiuto, anche radioattivo, è il rifiuto di una società che mercifica tutto – aria, acqua, salute, energia – e tutto sacrifica sull’altare del profitto e del potere, delle multinazionali ma anche delle piccole cricche locali.
MD ribadisce il rifiuto della discarica del Limoncino, uno degli ultimi angoli puliti di un disastrato comune, e della proposta del megainceneritore avanzata dall’assessore provinciale Nista, che sacrifica apertamente la raccolta differenziata a Livorno e su tutta la costa nord Toscana.
Queste vecchie, superate e devastanti politiche dei rifiuti non hanno la minima credibilità in una società che - specie dopo Fukushima – deve ripensarsi interamente.
MD parteciperà alla manifestazione di sabato 26 a Livorno (concentramento alle 17 a Porta San Marco) con i bidoni gialli di scorie radioattive, a sottolineare come e quanto i problemi siano indivisibili, strettamente legati gli uni agli altri, e dai quali non si esce senza una visione completamente alternativa della società, della produzione, dell’energia, della salute e dell’ambiente.
Maurizio Marchi
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