Nella foto l'interno di uno dei capannoni della Giolfo e Calcagno
Foto e commento di Giacomo Bazzi
"La chiusura della Giolfo e Calcagno è legata strettamente alla volontà della proprietà di non continuare la attività e di liberarsi il prima possibile da ogni responsabilità, principalmente da quella legata a garantire continuità lavorativa ai dipendenti". Questa è la fredda analisi che i lavoratori e le lavoratrici Giolfo hanno fatto nell'assemblea di martedì pomeriggio a cui hanno partecipato anche altri lavoratori di aziende in crisi come la Sacci e la ex Delphi.
Rimane comunque incomprensibile il fatto che prima di chiudere e andare alla gestione fallimentare siano stati fatti consistenti investimenti per le nuove celle frigorifero, cosi come rimane incomprensibile la cifra richiesta per la vendita, (che nonostante la collocazione a banchina portuale) risulta comunque essere più del doppio del suo valore reale. Tutto questo pone, ovviamente, seri interrogativi rispetto alla volontà reale di venderla e pertanto sul futuro di destinazione di quell’area.
Da anni il nostro territorio sta subendo un progressivo impoverimento del tessuto industriale con sostanziali modifiche nelle attività manifatturiere, da città prevalentemente a vocazione industriale ad un sistema in cui l’economia turistica, risulta ad oggi essere il settore che risente meno degli effetti recessivi sul territorio della nostra provincia.
Queste mutazioni, si intrecciano e suggeriscono nuovi e contraddittori interessi speculativi, spesso conflittuali tra loro, ed è proprio l’incapacità o quantomeno la difficoltà di trovare un equilibrio tra interessi speculativi e interessi comuni (qualità ambientale e lavorativa) che viene a crearsi una situazione di stagnazione e di incapacità nel disegnare una strategia spendibile verso un diverso modello di economia compatibile per un futuro migliore fatto di certezze e sicurezza per tutti.
In questo scenario anche l’atteggiamento delle forze sindacali non ha dato il contributo che sarebbe stato necessario, in questi ultimi anni, di fatto, hanno solo contrattato il sostegno sociale accompagnando i lavoratori, espulsi dalla produzione, al raggiungimento della pensione. Si è determinato in questo modo una perdita di saperi e professionalità importanti che difficilmente potremo recuperare.
Personalmente posso dirmi testimone di questo processo cioè di fabbriche smembrate e poi trasformate in scatole cinesi come ad esempio la ex SPICA, divisa in due e all’interno ri-divisa in altre piccole realtà. E poi il continuo logorio di queste aziende minori penso alla Pierbug, TRW, l’Inalfa fino alla Delphi che ci auguriamo possa essere presa finalmente dalla DeTommaso.
Per queste ovvie, ma non scontate considerazioni, sono convinto che la resistenza delle lavoratrici e dei lavoratori della Giolfo e Calcagno rappresenti non solo una delle tante difese occupazionali, in un clima di particolare difficoltà, ma una battaglia dai contorni politici più generali, sottintende cioè l’idea che vede nella filiera corta (in questo caso di natura agro-alimentare) una strategia vincente per uscire da questa crisi tutta finanziari e speculativa.
Se non sottovalutata dalla politica e/o da sani investitori, potrebbe rappresentare un valore aggiunto in un percorso di economia reale e di qualità legata al territorio.
Auspico pertanto che questi lavoratori non vengano lasciati soli nella loro lotta e che la città inizi a solidarizzare con questi spezzone di resistenza, resistenza da sostenere ad ogni costo e se necessario imponendo alla Amministrazione Comunale di attivarsi per l’esproprio dell’intera area!
Mercoledì mattina gli operai e le operaie Giolfo e Calcagno saranno in Provincia ad un tavolo con l'azienda per cercare di ottenere un prolungamento della cassa integrazione, altrimenti rimarrebbe solo la mobilità e il definitivo distacco dall'azienda. I lavoratori e le lavoratrici in assemblea permanente hanno deciso dunque di mandare in Provincia solo una delegazione e continuare a presidiare la fabbrica invitando chi è solidale con la loro lotta ad andare in Provincia domani mattina alle 11 a sostenerli.
tratto da www.bazzigiacomo.it
9 novembre 2010
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