7/9/2011 è il giorno dopo lo sciopero generale della CGIL, che ha avuto un enorme successo nella città. E poi….. tutto finito? Tutto risolto? Assolutamente NO!E allora cosa si deve fare? Bisogna aspettare il prossimo segnale dai vertici nazionali?
Noi operai metalmeccanici e le nostre RSU oggi siamo andati di nuovo a protestare dandoci appuntamento davanti all’ENI, presenti MAGNA, TRW, ENI, INTIAR, PIERBURG, CANTIERE e i territoriali FIOM.
Da lì poi siamo partiti ed abbiamo fermato il traffico sulla superstrada FI-PI-LI fino all’uscita zona industriale per poi bloccare la rotatoria che porta verso Stagno. Il tutto è durato due ore, prima di rientrare ognuno nei propri posti di lavoro.
Durante il blocco siamo stati costretti ad assistere anche a una scena vergognosa quanto pericolosa: c’è stato chi, non accettando il nostro gesto di protesta contro questa manovra (forse perché non deve pagare personalmente le conseguenze), ha pensato bene di premere il gas, tentando di investirci.
La situazione si è tranquillizzata solo dopo alcuni minuti, grazie anche al tempestivo intervento dei Vigili Urbani che stavano presidiando la nostra iniziativa, evitando al “geniale” automobilista un probabile linciaggio.
Mi viene da farmi una domanda: dopo ieri, solo per noi operai metalmeccanici è rimasto tutto uguale in questo schifo di manovra?
Tutti gli altri settori interessati hanno risolto i loro problemi?
Io non credo ed invito anche gli altri lavoratori a mettersi in contatto con noi direttamente o tramite le RSU di categoria per provare a creare un movimento di opposizione a questa macelleria sociale imposta dal governo, che colleghi tutte le varie realtà lavorative.
Importante infatti sottolineare che dentro queste proteste ci sono anche lavoratori ed alcune RSU di CISL e UIL.
Ciò secondo me è indice di significativa distanza tra la base degli iscritti e le loro Segreterie Nazionali, lontani anni luce dalle problematiche e dalla crisi che attanaglia i posti di lavoro.
La mia speranza è che queste nostre proteste non siano solo un fuoco di paglia ma che ci sia una reale presa di coscienza sia nella popolazione che deve sostenerci(perché la nostra lotta è la lotta di tutti quanti), sia nei “piani alti” delle nostre organizzazioni sindacali.
Una tuta blu
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