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Gli ospiti di Villa Morazzana ricevono i documenti. Ma da giorni nessuna assistenza

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villa_morazzana_ingressoLo sbarco dei migranti tunisini a Livorno era atteso con fibrillazione dalla popolazione locale. Ma una volta sistemate 30 persone presso la Villa Morazzana sulle loro vicende è calato il silenzio. Qualche sporadico articolo sui giornali locali sulle vicessitudini che avevano condotto i tunisini in Italia, qualche domanda sulle loro aspettative e poco altro. Poi la struttura "aperta" di Villa Morazzana è tornata ad essere il solito luogo periferico nell'immaginario dei cittadini livornesi. E così sono state placate le paure sull'invasione tunisina a Livorno, ed esiliate dal dibattito pubblico persone venute in Italia per accedere a diritti, lavoro ed opportunità finora negate nei paesi di appartenenza. Relegate in uno spazio accogliente, certamente, ma private del sostegno di chi dovrebbe introdurli alla città, ai propri diritti, guidarli in percorsi di conoscenza delle opportunità sul fronte lavorativo e abitativo. Per giorni nessuno a livello politico e sul fronte associativo si è interessanto di che cosa succedeva a Villa Morazzana, ma capitava girando per il centro cittadino di vedere i tunisini, senza un'adeguata conoscenza dell'italiano e privi di documenti,  andare a chiedere un lavoro, uno qualsiasi, a persone che molto probabiemente neanche sapevo chi avevano di fronte e che cosa desiderassero.

Lasciati al proprio destino, nei primi giorni hanno ricevuto scarse informazioni circa il loro status legale e sulle opportunità che avrebbe riservato il tanto agognato permesso di soggiorno per motivo umanitari, tanto che tra alcuni di loro si era diffusa la falsa notizia che il permesso non avrebbe dato accesso al mondo del lavoro. Dopo giorni di attesa e ritardi dovuti alle trattative europee sulla questione dei migranti del Nord Africa, oggi le Questure toscane hanno consegnato i "papiers". Ora più che mai è opportuno fornire un quadro legale della situazione a queste persone, facendo loro conoscere i propri diritti, indirizzandoli oppurtunamente verso la conoscenza del tessuto urbano, attivando corsi di italiano nonchè accompagnarli previa conoscenza delle loro qualifiche e volontà,  alla ricerca di opportunità lavorative. E' infatti assurdo che al momento questi ragazzi non sappiano a chi rivolgersi per farsi inviare soldi dai parenti, a chi rivolgersi per conoscere le caratteristiche del territorio e i servizi che dovrebbero essere garantiti ai migranti che fuggono da situazioni emergenziali.

La domanda viene spontanea: perchè il mondo dell'associazionismo è assente in Villa Morazzana? E' palese che il sindaco in accordo con la protezione civile, la proefettura e le forze dell'ordine, voglia gestire in prima persona e con un bassissimo profilo la questione (il tema immigrazione smuove voti e consenso), ma occorre veramente attendere un lasciapassare per proporsi in un ruolo di impegno attivo al fianco di persone che non possono essere lasciate a sè stesse? Molti tunisini hanno apprezzato l'accoglienza riservata loro a Livorno, ma allo stesso tempo necessitano di certezze per poter riavviare percorsi di vita impossibili da realizzare nei luoghi di origine. Ma abbandonati nei letti di Villa Morazzana, o nei bar del centro a fumare una sigaretta dopo l'altra, privi di indicazioni e supporto pratico, vedono allontanarsi l'aspettativa di poter costruire un futuro a medio o lungo termine in città. E' necessario e doveroso che chi svolge attività nel sociale si attivi, bypassando i giochi politici o denunci in maniera ancora più energica chi ostacola la loro presenza. Altrimenti il loro ruolo diventa solo figlio dell'opportunismo e non una pratica volta l'attivazione di servizi e di forme di mutualità, reciprocità e solidarietà finalizzate a promuovere l'accesso ai diritti da parte di ogni cittadino sia esso autocotono o migrante. (red.) 15 aprile 2011

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