E’ quasi comico assistere al tentativo di delegittimazione mediatica che si sta svolgendo intorno alla vicenda della discarica di Limoncino: ieri un’accusa di abusivismo edilizio, oggi l’esternazione di un provetto ingegnere dell’Accademia Navale. E’ comico perché rappresenta il goffo tentativo di oscurare mediaticamente ciò che è invece il nocciolo della questione: si vuole impiantare una discarica per rifiuti, pericolosi e non, nel bel mezzo di un parco collinare, e si escludono, come ormai inveterata abitudine degli amministratori negli ultimi 10 anni, gli organi consiliari e i cittadini dalle decisioni. Il guaio è che l’effetto comico della giostra mediatica – che ricalca il modello di mediatizzazione della politica ormai imperante in tutta italia - non riesce del tutto a far presa, visto che intende creare una cortina fumogena su un quadro che rischia di essere lo start-up del collasso finale di Livorno. Se ogni ex cava del territorio Livornese dovesse trasformarsi in discarica,infatti, sarebbe presto una realtà l’installazione di impianti analoghi a quelli di Limoncino anche sul tratto costiero vicino a Calafuria e Calignaia, dove per l’appunto il Comune ha già condotto delle indagini geo-fisiche con la dichiarata intenzione di provvedere al riempimento delle ex cave presenti. Ma naturalmente di questo argomento non è dato sapere di più: nel corposo dossier che il sindaco ha infatti consegnato ai residenti del comitato di Limoncino non è presente il piano delle discariche che l’amministrazione pare abbia progettato, bensì soltanto il risultato della preliminare valutazione geologico-naturalistica, e di quest’ultima vi è notizia solo perché comprende anche la discarica del Monte La Poggia.
Né d’altra parte dai media ufficiali cittadini è emerso qualcosa di più di qualche generico e sommesso accenno . Una tale opacità sulle reali intenzioni della politica – intenzioni che avrebbero ricadute gravissime sul territorio e sulla popolazione - stride talmente con la velenosa pubblicità data alle contravvenzioni (fra l’altro meramente amministrative) della sig.ra Scaffidi o dei membri del comitato, da far nascere molti sospetti sulle motivazioni che sottendono tale pubblicità. Parte centrale di questo scenario è comunque l’espropriazione surrettizia e subdola del territorio, dell’acqua, dell’aria e della salubrità ai cittadini, un’ esproprio che, iniziato con la svendita del santuario dei Cetacei nel 2002 per il progetto OLT, ha ormai assunto tutte le caratteristiche di un vero e proprio ciclo sistemico nel l’azione di governo del PD locale. Si collocano in questo ‘sistema di governo’ la pessima vicenda del raddoppio dell’inceneritore, varato anche in questo caso con pratiche che definire decisioniste è poco, aggravata dalla previsione del nuovo governatore toscano di installare a Livorno un inceneritore unico per tutta la Toscana; la penosa vicenda delle due centrali a biomasse, anch’esse autorizzate nel più totale silenzio e ormai proverbiali per le emissioni inquinanti che apporteranno, eccessive per lo stesso Arpat; l’assurdità dell’accostamento del rigassificatore al parco della Meloria, dove si impongono divieti alla fruizione dello specchio di mare che verranno fatalmente invalidati dall’azione inquinante dell’impianto e dagli effetti dell’aumentato traffico di navi-cisterna. Il ciclo sistemico di espropriazione di beni comuni ai cittadini perpetrato dagli eredi dell’egemonia politica labronica risulta tanto più evidente quanto più si appalesano le sue contraddizioni interne, e da queste si appalesa il fatto che il risultato non sarà sicuramente un aumentato benessere del la città nel suo insieme, ma un profitto per una ben precisa classe economica, che è poi la stessa ovunque.
E’ abbastanza difficile capire in cosa sia migliore un simile governo rispetto ai governi della controparte politica, che alla stessa classe rivolgono più o meno le stesse premure e la stessa solidarietà ugualmente a discapito del resto della popolazione. Con la discarica del La Poggia, giova ricordare, il Comune fra l’altro si è dotato della possibilità di seppellire definitivamente gli scomodi prodotti delle operazioni di gestione dei rifiuti più discutibili e discusse dell’ultimo ciclo di governo, ovvero i fanghi e le ceneri della vasca di colmata e delle centrali termiche. Nel caso della vasca di colmata, non è irrilevante ricordare anche che la magistratura rilevò a suo tempo che quest’ultima era stata impropriamente usata come discarica abusiva. In seconda battuta, se l’operazione discarica andrà a buon fine, è abbastanza facile prevedere un’ondata speculativa che potrebbe avvantaggiarsi delle eventuali svendite dei terreni dei residenti e del loro accumulo in grandi proprietà immobiliari, grazie alla variante del piano strutturale che ne impedisce il frazionamento.
Se, come è stato detto, la discarica di Limoncino appare come un tappeto sotto il quale si vuole nascondere la polvere, il ripetersi sistematico di espropriazioni di beni comuni ai cittadini suona piuttosto come un tappeto brutalmente tolto da sotto i piedi degli abitanti. La politica dell’immiserimento del territorio, della sua sottrazione all’uso comune dei suoi abitanti, della sua svendita alle multinazionali (come nel caso di OLT) o alla proprietà privata (come nel caso di Limoncino se la discarica andrà a buon fine) è palesemente praticata dalla governance dell’area labronica altrettanto quanto in altre aree lo è dalla destra. Quando si parla di sicurezza, un tema caldo di questi giorni, a Livorno, è necessario ricordare che proprio l’assedio a cui il cittadino è soggetto, fra prescrizioni amministrative e fiscali e sensazione di impotenza di fronte all’impedito godimento dei beni comuni e di fronte a minacce più o meno brutali della salute collettiva , rende la percezione dell’insicurezza assai più acuta di quanto non possa farlo la presenza più o meno desiderata di etnie diverse. A sentirsi esule nella propria terra,di cui non può più godere i benefici, a sentirsi ultimo fra gli ultimo, è infatti proprio il singolo cittadino sul quale ricadono non solo i costi della politica ma anche e soprattutto i rischi ai quali la politica lo espone senza scrupoli, impedendogli forme di compensazione e riparo un tempo offerte dalla socializzazione dei beni comuni oggi proibiti. A chi, in un futuro che si paventa prossimo, si affannerà dalle colonne dei giornali per le solite analisi di rito sull’esito del voto, suggeriamo di ricordarsi i passaggi di queste giornate e del ciclo sistemico di cui si è detto. Le ragioni, quelle vere, della disaffezione elettorale al voto, o di una brusca virata in cerca di un cambiamento radicale del fare politica, sono sotto gli occhi di tutti, da ormai troppo tempo.
Comitato Rifiuti Zero
10 settembre 2010
| < Prec. | Succ. > |
|---|
















