Il crepuscolo della politica livornese procede per avvitamenti pressoché sistematici. La sensazione è che in attesa di un riposizionamento drastico del quadro politico nazionale, nella prospettiva di un defilamento del Cavaliere dalla vita politica, quanto offre Livorno, in termini di rappresentatività territoriale, sia veramente ridotto all'osso. L'astensionismo dilagante sta lì a dimostrarlo. La dissoluzione progressiva del Pd come partito-tutto e garante storico di solidissime relazioni clientelari, la tragicomica lacerazione del Pdl dentro e fuori il Consiglio Comunale e la riduzione a testimonianza individuale delle esperienze civiche e di quelle legate alle forze di sinistra, compongono per altro verso un quadro complessivamente desolante.
Ci sono poi evidenti situazioni fuori spartito, come le frequenti dissonanze tra il "parlato" di alcuni consiglieri di maggioranza (Idv e Sel, in particolare) e gli atti degli assessori di riferimento, che dimostrano come ormai la presunta (e per certi aspetti fantomatica) attuazione del programma del Sindaco abbia ormai sussunto anche nelle aspettative dei media buona parte della dialettica politica. In questo contesto "si stacca" in modo sempre più perentorio la ragion pratica della Giunta del Sindaco, appannaggio di un uomo indubbiamente abile a sovrapporre l'incarico locale con quello regionale di Presidente dell'Anci; una saldatura che gli garantisce una certa qual sospensione dai compromessi locali, una relazione di reciproco controllo con il Presidente garibaldino Rossi (dal quale ha subito le decisioni del Porto e che ora però incalza su sanità e infrastrutture portuali), una forte "politicizzazione" della seconda parte del suo mandato mixata con forti dosi di insofferenza e paternalismo nei confronti di tutte quelle forze che non ottemperano alla tradizionale giostra del consenso. Tra questi, ovviamente, associazioni tematiche, comitati territoriali e professionalità individuali indipendenti. Ma Cosimi non si limita a questo. Contrasta, e in modo militante, quella che in una recente intervista al Corriere della Sera Edizione di Firenze definisce la "professionalità della partecipazione". Lo fa creando uno spartiacque strumentale fra antagonismo e modernizzazione. Lo fa, ma in modo più felpato, facendosi egli stesso promotore di categorie partecipative molto strutturate da affidarsi ai giovani del partito (con la stucchevole rassegna delle "cittadelle dei giovani" o del prolungamento degli orari commerciali nelle baracchine del Viale Italia) o a processi partecipativi eterodiretti da personalità di fiducia come il famigerato "Pensiamo in Grande".
Il resto è, come sappiamo, leggenda. Infrastrutture urbane e grandi opere, le stesse elencate alla fine dello scorso mandato, decise in modo autoritativo e a cui impiccare (recidendolo alla fonte) tutto il dibattito sulle opere pubbliche in città fino al 2014, l'anno in cui il suo sfortunato successore dovrà prendere atto della revoca di alcuni finanziamenti annunciati e dello stato incompiuto di alcuni programmi di rinnovo urbano. Restano due opere cardine di questo processo autoreferenziale. Il Parcheggio ex Odeon, realizzato con il magistrale snaturamento operativo e finanziario di Spil. Il Nuovo Ospedale in quel di Montenero, della cui progettualità però si sono perse al momento le tracce. Una realizzazione, quest'ultima, su cui si giocherà la credibilità politica dell'Uomo Anci, vuoi perché il finanziamento del prestito operativo della Regione dovrà essere rimborsato con la vendita dei comparti non vincolati di Viale Alfieri, vuoi perché per vendere questi ultimi dovrà essere modificata in sede di piano Strutturale la destinazione urbanistica dello stesso Presidio Ospedaliero. Alcuni tecnici hanno stimato in numero di 600/800 gli appartamenti che dovranno essere realizzati in quel sito per remunerare l'anticipazione regionale. Anche se la Direttrice Asl ha già messo le mani avanti dicendo, in pieno collasso dei conti pubblici della Sanità Toscana,che Asl non farà le veci di un'Agenzia Immobiliare. Frase pesante, specie se pronunciata da una delle più autorevoli esponenti del "gruppo di comando" territoriale, cioè della macrostruttura che ha sostituito ormai da tempo la "politica"in città. Gruppo di comando al quale, come abbiamo già visto, si sono recentemente iscritti anche il Presidente prorogato Vitti di Spil, l'attivissimo Valtriani della Cna e in modo sorprendente l'Ammiraglio Rosati, il Comandante dell'Accademia Navale, con quella singolare affermazione "ci sono troppi Comitati in città". Iscritti d'ufficio, naturalmente, i fedelissimi delle partecipate Asa e Aamps, Del Nista e Cappelli.
Ma ecco uno stralcio dell'imperdibile intervista dell'Uomo Anci al Corriere:
Fatucchi: Qual è il primo Comitato con cui si è dovuto confrontare?
Cosimi:Oddio, mica lo ricordo; ma sono sicuro che ho cominciato già quando ero Assessore, negli anni Novanta. Da sindaco mi è capitato di tutto: compreso dover affrontare due comitati che vogliono, sulla stessa questione, due cose opposte. Però ci sono anche Comitati diventati espressioni della professionalità della partecipazione: volti e nomi che si ripetono con sigle diverse. Ora vogliono costruire una rete, cioè una rete di antagonismo rispetto all'idea di modernizzazione della Toscana. Cioè, di fatto, un altro partito.
Fatucchi: A Livorno, lo studio del Nimby forum cita due casi: il Comitato contro il rigassificatore e quello contro la discarica al Limoncino:
Cosimi: Al Limoncino ci sono persone che hanno un'idea che non condivido, ma sono legati al loro territorio: con loro c'è un dialogo aperto. Sul rigassificatore è diverso: ho registrato anche atteggiamenti scorretti. Si può dire a chi si contesta che sbaglia, non che è un ladro, anche se è chiaro che chi subisce una decisione pensa sempre a interessi oscuri. Al Limoncino forse troveremo soluzioni alternative, mentre sono convinto che il rigassificatore lo dobbiamo fare.
Fatucchi: ma perchè c'è questa esplosione dei Comitati? Cosa non funziona? I partiti o le Istituzioni?
Cosimi: I Comitati spesso non contestano l'opera in sé, ma il modello di sviluppo. È come una curva di Gauss: i limiti fiduciari sono da una parte e dall'altra, con una minoranza che ti darà sempre fiducia, e un'altra che ti darà sempre contro. Abbandonati i grandi partiti del ‘900 è arrivato il leaderismo: una antropomorfizzazione della politica. Il leaderismo riesce difficile spiegare processi e progetti complessi, ha bisogno di semplificazione. E i comitati rischiano di essere il leaderismo di sinistra. Coperti da ambientalismo.
Steve H.Prefontaine
per Senza Soste
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