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Il mercato rionale di Piazza Garibaldi è un bene comune del quartiere e di tutta la città: difendiamolo dall'abbandono

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Commercianti e residenti in coro: “le baracchine vuote devono essere riaperte e il mercato deve vivere, per il bene di tutti”

piazza_garibaldi_baracchinaNoi del Chico Malo abbiamo sempre considerato lo storico mercato di Piazza Garibaldi come il cuore pulsante del nostro rione. Apprezzato e conosciuto in tutta la città, esiste ininterrottamente dal dopoguerra e ha sempre avuto grandi capacità di attrazione grazie alla sua vivacità, ai prezzi popolari e alle particolari merci che offre . Oggi, in tempi di crisi economica e sociale, oltre ad essere una fonte di posti di lavoro per tante persone, è anche e soprattutto un importantissimo luogo di relazioni sociali. E’ grazie al mercato  se Piazza Garibaldi è viva e frequentata, e dal suo “stato di salute”dipende la qualità della vita di tutta la zona.

Già da tempo, alcuni brutti segnali hanno  destato la nostra preoccupazione: la prolungata chiusura di quasi tutte le baracchine e il blocco delle assegnazioni; l’esclusione dal percorso partecipativo Pensiamo in Grande (Piazza Garibaldi, pur essendo nel Pentagono del Buontalenti, non è stata indicata all’interno dell’area mercatale da valorizzare) ; addirittura,  le voci che corrono su un suo possibile smantellamento. Abbiamo cosi' deciso di raccogliere i pensieri e le opinioni di chi lo frequenta e ci lavora ogni giorno, intervistando i titolari delle baracchine aperte e gli ambulanti per il nostro giornale.

Davide vende nel suo banco abbigliamento  usato a prezzi accessibili. Quando gli chiediamo qual è la situazione ci risponde subito: “Non è buona. Bisogna stimolare la piazza riaprendo subito le baracchine: ci sono molti di noi interessati a rilevarle.  Noi vogliamo lavorare, ma sembra che questo al Comune non interessi. E’ assurdo tenere un mercato così: rischia davvero di morire, anche se la gente ci verrebbe.  Io sono già andato ben quattro volte in Comune per chiedere la concessione: mi hanno sempre sviato dicendomi che bisogna aspettare il bando, ma questo bando sembra non uscire mai”.  Gli abbiamo anche chiesto quali idee ha per rinnovare il mercato: “Secondo me andrebbe caratterizzato proprio come mercato dell’usato, e pubblicizzato in tutta la città.  Inoltre dovrebbe stare aperto sempre, anche di pomeriggio. E’ questo il miglior rimedio al degrado, che nasce proprio dall’abbandono della piazza: ne gioverebbe tutto il quartiere.”Ci spostiamo verso un altro banco, dove si vende invece abbigliamento nuovo.  Parlando con Flora, capiamo che i problemi e le soluzioni possibili sono gli stessi:“Le baracchine dovrebbero essere riassegnate: il mercato langue perché siamo rimasti in pochi. Eppure ci sarebbe tanta gente interessata a prenderle. Non è una questione che riguarda solo noi commercianti: il pomeriggio la piazza è abbandonata, e un mercato aperto e vivo è un vantaggio per tutti, compresi i residenti”.

Francesca è titolare di una delle poche baracchine aperte: vende frutta e verdura da dodici anni. E’ molto informata sulla situazione: “Abbiamo avuto incontri con il Comune, c’è un interessamento. L’assessore Bernardo ha manifestato l’intenzione di permetterne la riassegnazione, ma c’è un problema di regolamento: dall’ufficio Patrimonio dicono che non è possibile riassegnare le attività senza prima saldare la morosità dell’affitto dei vecchi titolari.    Una soluzione potrebbe essere congelare la morosità e intanto riaprire  con nuovi esercenti: in questo modo il mercato andrebbe  avanti, e il Comune almeno ricomincerebbe a riscuotere l’affitto. Ma la situazione è complessa, non so se legalmente è possibile” Le chiediamo cosa pensa di questo mercato. “E’ frequentato principalmente da chi è interessato all’usato, mentre secondo me se non c’è varietà di merci non è un vero mercato. In questi ultimi tempi sembra offrire poco soltanto perché è quasi tutto chiuso; ci vorrebbe anche più spirito di iniziativa da parte dei commercianti”.  E ancora una volta si torna al problema delle baracchine.  Inoltre ci dice: “La cosa che va assolutamente evitata è far passare, anche sulla stampa, un’immagine negativa e triste di questa piazza, come purtroppo è stato fatto in passato da vari soggetti, magari solo per scopi elettorali.  Questo rione in realtà non è assolutamente peggiore di altre zone di Livorno, anzi”.

Sull’altro lato di Piazza Garibaldi incontriamo Luciano insieme ad altre colleghe. E’ ambulante di antiquariato e oggetti usati da ben venti anni. Dalle sue parole capiamo che è molto amareggiato per l’atteggiamento dell’amministrazione. “Ci sono voci che dicono che il mercato verrà chiuso e che gli ambulanti saranno mandati via”. Gli rispondiamo che queste voci le abbiamo sentite anche noi, anche se mai in via ufficiale. E continua: “Noi vogliamo sapere qual è il futuro di questa piazza e quali sono le motivazioni della scelta che sarà fatta. Ci vuole chiarezza: forse non lo sanno, ma qui in questo mercato ci sono ben sessanta ambulanti a rotazione. Se il mercato viene chiuso dove andremo? Se ci mandano via andremo a protestare sotto il Comune, e vi assicuro che saremo in tanti, ma tanti davvero”Mentre parliamo si è formato un piccolo capannello, tra cui una ragazza giovane che lavora qui da cinque anni, insieme alla madre.  Fa una giusta osservazione sul commercio di piazza: “Il fatto che le baracchine siano chiuse da tanti anni scoraggia le nuove attività, perché c’è molto meno interesse ad aprire dopo che la clientela è andata persa: manca la continuità. Più si resta chiusi e più ci sarà difficoltà a riaprire”.

Chiediamo a Luciano come vede questo mercato: “Dovrebbe diventare un Mercato delle Pulci vero e proprio, come c’è in ogni città”.  Secondo alcuni, poi, questa idea di mercato non è in contrasto con altri tipi di attività, anzi. Cristiano, che aveva aperto un cocomeraio sugli Scali delle Cantine, dice:“Aperture pomeridiane e serali di esercizi di vario genere, anche gastronomiche, fanno circolare la gente: così si sosterrebbe il mercato e si valorizzerebbe Piazza Garibaldi, insieme a  tutto il quartiere”.

Tra le prerogative positive di questa piazza, c’è anche quella di essere un mercato dove si incontrano tra loro culture diverse: poco più avanti c’è infatti Hassan, che insieme a un collega, gestisce un grande banco di abbigliamento usato.  Torniano indietro e scambiamo due parole con Federica, un’ ambulante che vende saponi e altri prodotti per la pulizia:“Prima avevo una baracchina, ma dopo tre anni ho dovuto lasciare perché non riuscivo a guadagnare abbastanza per sostenere le spese . Se però tutto fosse aperto, le cose forse sarebbero diverse, anche perché nel pomeriggio la piazza è abbandonata a sé stessa”. Dalle sue parole emerge il problema del costo dell’affitto da pagare al Comune (circa 240 euro mensili). Alcuni lo giudicano troppo oneroso rispetto alla rendita reale di una piccola attività commerciale come questa. Una delle poche baracchine aperte è quella che vende filati per lavoro a maglia: è molto  curata  nell’allestimento e ben fornita: la titolare ci spiega che questa attività nasce da una passione personale. “Ho aperto solo da pochi mesi, ma i residenti si sono rivolti a me già diverse volte per darci il loro sostegno. Ci sono tanti abitanti del quartiere che vorrebbero presentare una petizione per la riassegnazione della baracchine e la valorizzazione del mercato”. Non è la prima volta che ascoltiamo i residenti lamentarsi di questa situazione di ristagno, che produce solo abbandono, degrado, impoverimento collettivo, e perdita di quelle relazioni sociali che sono indispensabili per un quartiere sano. E’ evidente che la salvaguardia del mercato rionale è un’esigenza sentita da tutto il quartiere, non è un problema che riguarda solo gli interessi di chi ci lavora. Solo il Comune sembra far finta di nulla e non rendersi conto delle gravi conseguenze che sta creando questa condizione di stallo. Da tutte queste testimonianze emerge chiaramente un punto comune: la prima cosa da fare è sbloccare l’assegnazione delle baracchine vuote e agevolarne la riapertura, e farlo prima possibile. Il nostro quartiere ha bisogno di un mercato rionale vivo e in salute, e Piazza Garibaldi, una delle piazze più belle di Livorno, non si merita questa incomprensibile agonia.  La risposta ufficiale ci sembra poco logica: le baracchine non vengono riassegnate perché chi subentra deve per forza rilevare anche il debito di morosità del precedente titolare. Ma che senso ha affossare il mercato tenendo per anni tutte le strutture chiuse, facendole deperire per l’incuria e senza incassare nemmeno gli affitti di chi ripartirebbe da zero?  Tutto questo ci sembra strano, oltre che sbagliato.

E’ dovere di chi gestisce il territorio fare chiarezza, senza nascondersi dietro rimpalli burocratici: la giunta e la circoscrizione devono dire subito quali idee e progetti hanno per la piazza, confrontandosi pubblicamente con i commercianti e i residenti e accogliendo le loro richieste. Il futuro del mercato rionale dipende da noi: difendiamolo!

tratto da Il Quartoere n.22 - Mensile a cura del centro di Quartiere El Chico Malo di Piazza Garibaldi

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