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Il referendum pastrocchio

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Partito_Anti_DemocraticoIl 28 novembre si svolgerà il referendum sul progetto di nuovo ospedale a Montenero. Paradossalmente, però, a poco più di un mese dal suo svolgimento nessuno sa con precisione di che tipo di referendum si tratta: il comitato ha chiesto un referendum abrogativo della delibera comunale del dicembre 2009 che ha deciso la localizzazione del nuovo ospedale, il sindaco ha invece indetto un referendum consultivo. Vediamo di capirci qualcosa.

L’articolo 78, comma 1, dello statuto comunale così recita:

1.     Viene indetto referendum quando lo richiedono 4500 cittadini o almeno un Consiglio circoscrizionale con il voto favorevole almeno dei 4/5 dei Consiglieri assegnati. Viene indetto referendum consultivo di indirizzo, su orientamenti, scelte o provvedimenti di competenza del Comune, dal Consiglio Comunale con il voto favorevole dei 3/5 dei Consiglieri assegnati

E’ evidente la confusione creata da questo articolo dello Statuto che non spiega la differenza fra i due referendum. Infatti, se il secondo referendum è sicuramente consultivo e NON PUO’ ESSERE RICHIESTO DAI CITTADINI, IL PRIMO, QUELLO CHE PUO’ ESSERE CHIESTO ANCHE DAI CITTADINI, CHE REFERENDUM  E’?

Per capire il motivo della confusione è bene ricordare che dietro questa apparentemente cervellotica scelta ci sta il blitz compiuto nel 2004 per impedire il referendum consultivo contro il rigassificatore. Fu proprio questa la NOVITA’ che stravolse il regime del referendum avendo di mira espressamente il movimento antirigassificatore. Sul rigassificatore non c’erano state delibere consiliari ma semplici documenti di indirizzo a favore della realizzazione dell’impianto della OLT. Con il blitz si volle impedire ai cittadini di esprimere il proprio parere sul progetto di rigassificatore.

La confusione però si dirada completamente alla luce del “Regolamento  degli istituti di partecipazione dei cittadini, del referendum comunale e delle consultazioni popolari”. Si legge infatti all’articolo 6  “oggetto, limiti e materie del referendum”:

1.     Viene indetto referendum quando lo richiedono 4500 cittadini o almeno un consiglio Circoscrizionale con il voto favorevole dei 4/5 dei consiglieri assegnati per l’abrogazione, totale o parziale, di singole deliberazioni già assunte

2.     Viene indetto referendum consultivo di indirizzo per la consultazione in via preliminare del corpo elettorale su orientamenti, scelte o provvedimenti di competenza del Comune, dal Consiglio comunale con il voto favorevole dei 3/5 dei consiglieri assegnati

 Come si vede riguardo al referendum che può essere chiesto dai cittadini si parla CHIARAMENTE di referendum abrogativo.

L’articolo 8, che riguarda il quesito referendario, parla chiaramente di “abrogazione, totale o parziale, di deliberazioni già assunte”. Anche l’articolo 9, promozione di referendum di iniziativa popolare, non lascia dubbi la dove riporta che “la deliberazione di cui è proposta l’abrogazione, totale o parziale, deve essere individuata con riferimento al numero, data, oggetto e organo che l’ha adottata”.

Quindi è evidente che l’articolo 78 dello Statuto comunale riporta un errore (di stampa?) laddove dimentica di specificare che il referendum che può essere richiesto da 4500 cittadini o da almeno un Consiglio circoscrizionale è ABROGATIVO.

A questo punto è però altrettanto evidente che l’atto del sindaco 97827 del 4/10/2010 in cui si legge che “è stato indetto per domenica 28 novembre 2010 il referendum consultivo cittadino …” è UN ATTO ILLECITO, primo perché nella ordinanza cui si fa riferimento (prot. 97826 del 4/10/2010) si legge che “è indetto il Referendum cittadino avente il seguente quesito: “Vuoi abrogare la deliberazione del Consiglio comunale n. 138 del 4/12/2009 avente ad oggetto NUOVO OSPEDALE – LOCALIZZAZIONE AREA DENOMINATA ZONA BASSO MORFOLOGICO RSA PASCOLI” , secondo perché, come ho dimostrato sopra, il referendum chiesto dai cittadini NON PUO’ CHE ESSERE ABROGATIVO.

Conclusione. Fermo restando che visti i criteri organizzativi già noti (voto a sedicenni e stranieri e dimezzamento dei seggi) e l’ormai diffusa sfiducia di molti per farsi prendere in giro dai politicanti è impensabile che il referendum riesca a superare la fatidica soglia di sbarramento del 50% più uno degli aventi diritto, c’è da domandarsi se questo pastrocchio, che potrebbe avere comunque conseguenze legali di rilievo, è frutto di cialtroneria o di malafede. Incapacità di gestire processi che esulano dal tran tran del teatrino della politica o machiavellico imbroglio finalizzato a far comunque fallire il referendum?

Inviato a Senza Soste, Jack La Cayenne

16 ottobre 2010

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