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Introduzione a "Ventanni. Storia privata del Moby Prince"

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moby_apertura_corteoIntrodurre "Ventanni". Complessa operazione. Ma siamo qui per questo. Per sintetizzare e far arrivare la forza espressiva di questa vicenda ai milioni e miliardi di persone lontani da questa vicenda.

La storia privata del Moby Prince é la nostra storia. Ci metto dentro tutti quanti. Dentro quelli salvabili e quelli persi. Perché questa storia rappresenta il simbolo di ciò cui penso di destinare le mie energie di cambiamento.

Ventanni fa un traghetto mal messo (dagli atti del processo di appello) prende a due miglia e mezzo dal porto di Livorno una petroliera SNAMquindi di un'impresa di Stato fuori posizione (dagli atti del processo di appello).  Dalla petroliera nessun allarme per l'arrivo di una nave diretta in collisione e dal traghetto un debole may day dove dice "siamo incendiati. siamo in collisione". E' incendiato prima il traghetto? Bella domanda. Ce ne sono tante altre. Ad esempio la banale più sentita e più vera "com'è possibile far morire centoquaranta persone bruciate a due miglia e mezzo da un Porto italiano?". E' possibile se le vuoi far morire. Dice Angelo. Ed io inizio ad essere d'accordo. Ho voluto dubitare fino alla fine. Ora inizio a crederlo. Quelle persone potevano essere salvate. Qualcuno le ha lasciate morire. Quindi qualcuno le ha uccise.

Vorrei rovesciarvi addosso tutto quello ricevuto in questi mesi. Rovesciarvelo. Per scuotervi. 

Avete il Moby Prince a due passi e non avete fatto quasi un cazzo.

Avevo undici anni. Poi ne ho avuti di più e un'esistenza adolescenziale anestetizzata ha deciso la mia distanza dal Moby Prince. L'avevo lì e anch'io fino a qualche anno fa non ho fatto quasi un cazzo.

Centoquaranta persone muoiono nel traghetto. Passeggeri ed equipaggio. Ho fatto ricerca e ad oggi alla definizione conosciuta di "più grande tragedia della marina civile italiana" ci abbinerei "la più grande strage sul lavoro di questo paese". 

Nessuno ne parla così. Nè i sindacati, nè i giornalisti, nè, spesso per necessità, i familiari stessi dei marittimi.

Un motivo é il sistema dei marittimi. Un sistema dove si riposa quattro ore e poi si torna a lavorare. Dove i sindacati entrano nelle navi con difficoltà e solo nei porti. Dove Loris mi racconta di un sindacalista minacciato con la pistola per dissuaderlo ad entrare in un traghetto. Un sistema dove una compagnia giovane con una piccola flotta subisce un disastro come la perdita della sua punta di diamante e diventa poi un'impresa enorme oggi vicina ad assorbire la Tirrenia - altra impresa statale.

L'economia é stata finora il motore della storia e l'economia c'entra col Moby Prince e "Ventanni". C'entra col primo anche se finora di soldi nei processi si é parlato poco. Chi ha guadagnato col Moby Prince? Questa é la domanda da farsi. Perché se l'economia é il motore della storia per risalire alla verità bisogna fare come il salmone. Tornare indietro alla sorgente. In questo caso a quella dei soldi.

C'entra col secondo perché per fare un documentario ci vogliono le risorse e per fare le risorse - dopo tutta la solidarietà e abnegazione - ci vogliono i fondi. "Ventanni" ha vinto un bando della Regione Toscana e ha raccolto alcuni sponsor. Dateci un'occhiata. Con loro abbiamo coperto finora la metà del budget. I primi a crederci sono stati quelli dell'Unicoop Tirreno. A novembre. Su un progetto su carta. Poi la Camera di Commercio di Livorno (a rendicontazione) e poi - un poi lungo - la Porto Livorno 2000. Poi vinciamo il bando e restiamo in attesa tra fidejussioni e saldi degli enti pubblici di ricevere qualcosa. 

I documentari in Italia si producono poco e si producono poco perché si vedono poco e si vedono poco perché si investe poco in essi. E si investe poco in essi perché - come dice Michele - il documentario "fa pensare". 

Col budget di tutto "Ventanni" ci si paga un decimo circa di un set televisivo. Luci plastica e qualche motore rotante. Forse sono stato pure largo. Ma per eccesso. Distrai dividi et impera. Penso al calcio. Penso alla televisione commerciale. Penso al resto dell'intrattenimento deciso dalle strategie di marketing. "Abbiamo preso questo. Quest'anno vinciamo il campionato". No bello tu non vinci un cazzo. Tu spendi. Ti bei per conto terzi e loro sono contenti. Al saldo delle incazzatura c'hai perso e per di più ti piace anche. Col budget di tutto "Ventanni" ci si paga un centoventesimo di un anno di Ibrahimovic. Un centoventesimo.

Michele mi dice "non siamo nessuno France. E' normale". Non é così. Siamo qualcuno. Abbiamo un buon curriculum, esperienza, ambizione, abnegazione per il lavoro. Parliamo noi di qualcosa di cui finora non si è degnato di parlare quasi nessuno. Con questo linguaggio, nessuno.

Anche i familiari del Moby Prince allora sono nessuno. Per questo mondo malato i familiari sono qualcosa da rimuovere e dimenticare. Magari alla vicenda due righette le possiamo anche dare. Magari solleticando ancora una volta la curiosità su sta cazzo di partita della Juventus che per milioni di italiani é ancora oggi una concausa dell'incidente. C'è persino qualcuno che mi ha suggerito "perché non racconti questa cosa della partita? Questo parallelo tra la partita che guardano loro e la partita che guardano gli altri fuori dalla tragedia".

Ma di cosa cazzo state parlando? Ma l'avete mai incontrato un familiare del Moby Prince? L'avete mai guardato negli occhi e ascoltata fuori da un teleschermo anestetizzante dove si può sempre dire "cambia cambia che queste cose dei morti non le voglio sentire". No signora. No signore. Qui i morti non c'entrano. Quello che fa male. Quello che brucia veramente oggi sono i vivi. Questi vivi che dopo ventanni vi dicono in faccia con una lucidità saggia e antica che non hanno ancora avuto verità. Non hanno ancora avuto giustizia.

E allora che cazzo stiamo facendo? Cosa cazzo stiamo facendo? Siamo ancora qui a credere a questo Stato, al capitalismo e alla magistratura?

A me basta il Moby Prince. Mi basta questo.

Sono come Giacomo. Io non posso accettare di parlare ad un tavolo con chi c'era allora e c'è oggi e mi dice "io difendo i cittadini" "io sono dalla parte del popolo" "io vi rappresento". 

Ieri ero a Pisa. All'aeroporto. Incrocio Enrico Letta. Lo guardo per un po' e lo passo. Poi mi fermo. Lui é entrato in una libreria dell'aeroporto. Penso di andare lì e dirgli "sa sto facendo un documentario sul Moby Prince. Lei lo sa cos'è il Moby Prince? Lei cosa ha fatto per i familiari delle vittime? Lei l'ha cercata la verità?". 

Non ci sono andato. Non sono un familiare. La mia rabbia é per conto terzi. La mia rabbia é rappresentativa. Questa storia come simbolo del nemico. Simbolo di tutto ciò che combatto e che mi porta quotidianamente ad interrogarmi su quel punto iniziale.

Salvare tutti. E' tardi.

Qualcuno deve pagare. Qualcuno deve pagare tutto e lo deve pagare caro. Verità esclusa.

La verità libera il perdono.

Allora dateci verità e vi perdoneremo. Datemi verità e vi perdonerò.

Altrimenti pagherete tutto e lo pagherete caro.

tratto da  http://www.mediaxion.it

3 maggio 2011

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