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"L’ospedale? Facciamolo nuovo ma lasciamolo dov’è": intervista a Marco Cannito

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Non raccoglie consensi in città il progetto del nuovo Ospedale a Montenero

ospedale2Ormai in città sono numerose le associazioni, le forze politiche, i sindacati che si sono dichiarati a favore della costruzione di un nuovo ospedale nell’area dell’attuale presidio di Viale Alfieri. Opinione condivisa anche da Marco Cannito, consigliere comunale per la coalizione Livorno Libera.

D. Qual è la vostra proposta sul nuovo ospedale?

R. La nostra è una proposta alternativa a quella di Montenero. Si tratta di un’evoluzione del progetto presentato dall’ex Direttore Mariotti, approvato a suo tempo.
In quel progetto era prevista la sola riqualificazione dell’attuale ospedale, con l’abbattimento di tre padiglioni e la costruzione di tre nuovi edifici collegati da una piastra. Vi sarebbero state realizzate le sole aree di degenza (tranne parte del Materno-Infantile) e tutti i servizi sarebbero rimasti in edifici già esistenti, distaccati ma collegati al nuovo corpo principale, con il mantenimento delle aree a verde (secondo noi migliorabili) e della viabilità interna (secondo noi da rivedere insieme al recupero di aree inutilizzate nell’attuale ospedale).
La nostra proposta invece è quella della costruzione delle parti necessarie a un ospedale di nuova concezione utilizzando non solo l’area dell’attuale ospedale, ma anche l’area ex-Pirelli fino a via Del Corona, come una cittadella sanitaria. Un ospedale moderno, non a padiglioni ormai superati dai tempi, ma un poliblocco, con investimenti tecnologici avanzati, servizi adeguati per la ricerca, per la ricettività e l’accoglienza, in collegamento con la città e con i servizi socio-sanitari territoriali: ospedale di comunità, un’assistenza domiciliare potenziata sia in qualità che in quantità, unità di cure primarie con medici, infermieri e attrezzature per la diagnostica e il primo soccorso e distretti funzionali alle esigenze della popolazione, che sta invecchiando.

E’ possibile utilizzare anche gli attuali edifici ospedalieri e le parti già ristrutturate, demolendo quelle non vincolate dalla Sovrintendenza e non adatte ai nuovi modelli di assistenza (utilizzando reparti parcheggio se necessario durante i lavori).
In questo modo gli interventi avrebbero la durata di 3/4 anni, a fronte di 8/15 dell’ipotesi Montenero.

L’ampiezza prevista per la struttura di Montenero è superflua perché si può avere anche uno sviluppo in verticale in un’area più ristretta, con l’abbattimento di alcuni edifici preesistenti. Così avremo un minore impatto ambientale. Si tenga poi presente che anche con la nuova costruzione a Montenero i lavori di ristrutturazione e di manutenzione dell’attuale ospedale dovranno comunque essere effettuati.

Infine il nostro progetto permetterebbe di avere 675 posti letto invece di ridurli a 440 e in una  concezione moderna di sanità territoriale e ospedaliera.

D. Per quanto riguarda l’accessibilità e i parcheggi?

R. Verrebbe rafforzato il collegamento con i mezzi pubblici (obbligatorio – se mai realizzabile – per l’ipotesi Montenero) e altre forme di mobilità alternativa, si utilizzerebbe via Masi come parcheggio di scambio, verrebbero razionalizzati tutti i posti auto già esistenti e realizzati di nuovi nel perimetro interno dell’attuale ospedale e all’esterno (capannoni Pirelli già autorizzati; via P. A. Del Corona; parcheggio sotterraneo già progettato) in numero più che sufficiente e liberando così anche posti per i residenti (es. controviali).

D. Quali sarebbero i vantaggi dal punto di vista economico?

R. Verrebbero utilizzati 100 milioni di euro di fondi regionali invece di quasi 300 milioni senza dover dismettere tutta una serie di immobili Asl/Comune per fare cassa, impedendo ulteriori speculazioni edilizie, destabilizzazioni territoriali in tutta la città e dintorni, indebitamento del bilancio ASL e del bilancio comunale (per la realizzazione di promesse opere viarie: incerte, necessarie, complesse), ed evitando uno strumento pericoloso come il project financing.
I finanziamenti sarebbero sufficienti anche per la riorganizzazione della rete socio-sanitaria territoriale ed eventualmente gli immobili non utilizzabili potrebbero essere affittati a canoni vantaggiosi.
Inoltre si eviterebbero molte delle fughe verso altre strutture ospedaliere pubbliche e private che costano alla nostra ASL 88 milioni di euro l’anno.

tratto da Senza Soste n.47(marzo 2010)

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