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La mappa del crimine a mezzo stampa

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giornali_stracciatiNella città del nulla oggi è possibile costruirsi una mappa del crimine pronta per l'uso. Un po' come andare a letto e leggersi un bel giallo prima di addormentarsi, distillando con sapienza sonnacchiosa le pagine ancora da leggere prima di arrivare a identificare l'assassino. O un po' come quando ci  disponiamo nostro malgrado  davanti al televisore per subire la fascinazione dei vari "criminal minds", e la fase preliminare del sonno si compensa con il gusto involontario per l'intelligenza investigativa di bellissime agenti federali e la serialità di crimini inauditi.

Ma  come si fa a realizzare una mappa del crimine e in definitiva quale sarebbe lo scopo sociale di una certificazione pubblica dei reati? E' tutto molto facile, basta segnalare un incidente piu' o meno colposo (o catturarne l'"ambiente criminogeno" con un cellulare o un mezzo di ripresa di fortuna) al sito del Tirreno che poi si farà carico di divulgarne gli esiti a mezzo stampa. Più difficile sarà andare oltre la rappresentazione del delitto di strada, magari dello scippo o della rissa occasionale, oppure dell'omesso soccorso a un pedone investito nella semioscurità di un quartiere popolare, eppure rappresentato in atti dal furtivo teleobiettivo di un suggeritore di Viale Alfieri. Oltre la fattispecie teorica del delitto popolare esistono però  crimini tutti da interpretare, penalmente difficili da configurare e che talvolta, si vedano il reato urbanistico o ambientale, più che lo spirito investigativo o l'abnegazione mediatica della denuncia col cellulare richiederebbero circostanze da valutare e/o responsabilità amministrative da escutere e compulsare. Ma questo è un limbo da non praticare, in primo luogo per un giornalismo di provincia che un po' di gossip lo vuole fare, magari declinandolo nel salotto buono di un club pubblico/privato di terminalisti appassionati di logistica e di energia, nelle adunate di un sacerdote con una forte e sospetta inclinazione per i poteri temporali (e per qualche politico da rilegittimare o addirittura da riabilitare), nel bunker dorato di una Direttrice Sanitaria che smantella l'Ospedale e ingaggia contenziosi giudiziari col mondo dei derelitti o nella "pallacorda" di un Palazzo (quello dei Portuali) ormai da ipotecare.

Oltre questo limbo, per il giornale è come assodato, c'è una città che langue, sporca, delinque, si lamenta  e (secondo il noto clichè cosimiano) non ha nessuna intenzione di "innovare". Una città perduta in un cono d'ombra, addirittura criminogena, non da comprendere o da analizzare, ma semmai da perseguire reclutando qui e là osservatori  interessati alla segnalazione di non meglio determinati "reati" da accertare. Dunque non si capisce bene se "come tali" (cioè come fatto sociologico) o addirittura con il relativo capo d'imputazione da formalizzare nelle stanze di pensosi redattori che evidentemente non hanno  molto altro di interessante da fare se non di immaginare che una sistematica del "crimine locale" sia frutto di eventi accidentali da testimoniare direttamente alla pubblica opinione (se ne esiste ancora una), atteso che sul merito gli organi competenti manterrebbero da sempre un prudentissimo riserbo. Più che mai quando ad esempio la criminalità lambisce un sistema di potere (e qui il giornalista locale non c'è mai). Assai meno  quando un delitto matura, ad esempio, tra le spire di una marginalità possibile o di un affare impossibile.  

Il cittadino, per costoro,non deve conoscere, tanto meno valutare (magari le millanterie di un'amministratore che scrive e dice sciocchezze da ormai sette anni), ma straniarsi a tal punto da giudicare per direttissima ciò per cui non si è ancora formata una prova di colpevolezza, al di là di quanto possa descrivere un'immagine o documentare la lettura di una mail o di un colloquio telefonico a livello puramente indiziario. Ecco, la certificazione pubblica dei reati, o meglio il percorso delle devianze criminali di un'intera città propalato attraverso le pagine di un quotidiano, sarebbe da questo punto di vista portatore di un rischio sociale. Perchè impiccherebbe il senso civico  a una dimensione puramente poliziesca. Ovviamente non quella investigativa (che fino a prova contraria comporta responsabilità anche penali), ma quella rassicurante del giallo da tavolino o del "criminal minds" da divano. Con criminali abietti da condannare e poliziotte bellissime da immaginare.

inviato a Senza Soste da Henry Brubaker

14 febbraio 2011

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