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Livorno – Arriva la discarica

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discarica-dallaltro-foschiLimoncino è una frazione di Livorno circondata dalle colline rigogliose del Parco dei Monti Livornesi. Proprio lì, nel polmone verde della città portuale, in un’ex cava, troverà posto una discarica. Dal 27 agosto, apresidio dell’ingresso della strada privata che conduce al sito, i cittadini di Limoncino si oppongono giorno e notte al passaggio dei camion che portano il materiale per ultimare i lavori di preparazione. Da un paio di settimane i cittadini che hanno case o attività agricole sulla via che porta alla cava, che si sono riuniti in assemblea lo scorso 12 ottobre, hanno messo un cartello all’ingresso della strada che vieta il passaggio ai mezzi pesanti oltre i 35 quintali. «Una decisione assunta per questioni di sicurezza: quella strada non possiede i parametri di legge per essere aperta al pubblico e noi non ce ne vogliamo assumere la responsabilità» spiega Rosaria Scaffidi del Comitato a protezione della Cava di Limoncino. «L’amministrazione comunale sostiene che la via d’accesso alla cava è ad uso pubblico ma noi abbiamo effettuato dei controlli al catasto che ci hanno confermato che è privata» spiegano dal Comitato. Così, ogni giorno, i cittadini del presidio fotografano, per denunciare l’infrazione, i camion della Società Gaetano Bellabarba, che gestirà la discarica da realizzare nella cava di proprietà della stessa impresa, che non rispettano il divieto.

Una protesta, quella dei cittadini di Limoncino, scoppiata più di un anno dopo la conclusione dell’iter autorizzativo terminato il 23 aprile 2009 con il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per una discarica per rifiuti speciali non pericolosi e inorganici. 135mila tonnellate annue per 7 anni riversate in un’area di circa 30mila mq che, come mostra una serie di fotografie scattate dall’alto, è una vera e propria ferita desertica nel fianco del Monte La Poggia. In una conferenza stampa tenutasi il 26 agosto del 2010 Comune e Provincia di Livorno hanno spiegato alla popolazione come il progetto sia inserito in «un percorso per il riutilizzo di cave dismesse e/o attive basato sulla piena sostenibilità ambientale, [..]per restituire agli usi legittimi aree degradate e/o abbandonate». A preoccupare maggiormente i cittadini, che denunciano che «prima di quella data nessuno gli aveva mai presentato il progetto», l’elenco in cui vengono indicate oltre cento tipologie di materiali ammessi in discarica. «Nonostante le amministrazioni continuino a chiamarla “green” per il fatto che da definizione contiene rifiuti non pericolosi e inorganici» spiegano dal Comitato «dall’elenco contenuto nell’Aia si evince che in quella discarica ci finirà di tutto e di più». Residui prodotti dai processi termici, come quelli ricavati dalla preparazione del combustibile delle centrali a carbone, resti della metallurgia termica dell’alluminio, del piombo, e di altri materiali ferrosi, rifiuti provenienti dalle operazioni di costruzione e demolizione, compreso il terreno dei siti contaminati fino a un non specificato “altri rifiuti urbani”.

A prova delle proprie preoccupazioni i cittadini riportano le dichiarazioni, «in sede d’approvazione bypassate» specificano dal Comitato, che l’Arpat scrisse in sede di Conferenza dei Servizi del 10 marzo 2009, l’ultima per il progetto: «non si concorda con la definizione di discarica di rifiuti speciali non pericolosi, inerti e inorganici». Come non bastasse «l’impresa ha incanalato l’acqua di uno dei pochi corsi presenti nella zona di Livorno» spiega Amanda Floridi di Medicina Democratica «precludendone così l’utilizzo al territorio dove il bene comune scarseggia». In cambio di tutto questo, come compensazione, l’Amministrazione Comunale fa sapere che i cittadini avranno un “guadagno”: 2mila tonnellate annue di rifiuti abbandonati sul territorio comunale smaltiti gratuitamente per un “risparmio” stimato in 650mila euro all’anno. «A nulla importa il danno ambientale che il progetto produrrà sul territorio, a nulla contiamo noi» denunciano i residenti, molti dei quali hanno orti o piccole attività agricole di qualità nei pressi della futura discarica. Con questo progetto, ormai in dirittura d’arrivo, la “vertenza Livorno” rischia di aggravarsi ulteriormente. «Evidentemente un rigassificatore, due centrali a biomasse e nuovi inceneritori» si legge nel comunicato di solidarietà del Comitato No Rigassificatore Offshore di Livorno «non bastavano per una provincia come quella di Livorno: la seconda più inquinata d’Italia dopo Taranto».

Ylenia Sina Terra 2/11/2010

pubblicato su: www.terranews.it


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