Questa mattina sulle colonne de Il Tirreno si parla della MTM (Brc) e del fatto che l'azienda raddoppierà i livelli occupazionali. Sicuramente è una notizia positiva ma se si vuole fare un servizio all'informazione, al territorio livornese e ai lavoratori stessi non si può omettere che la situazione contrattuale all'interno di questa azienda rappresenta il peggio di ciò che si può trovare in giro. Il Tirreno ne parla in fondo all'articolo liquidando la faccenda in un paio di righe. Noi invece pensiamo che questa non sia una situazione da liquidare così, nascosta in mezzo alla soddisfazione di nuovi posti di lavoro. La crisi che sta attraversando la città non deve essere un alibi per lasciare carta bianca ad aziende che fanno dell'illegalità dei rapporti di lavoro un fattore di competizione. Livorno è già maglia nera toscana per la precarietà. I livelli di occupazione sono importanti ma lo è la qualità dell'occupazione. L'esempio di questa azienda va in direzione opposta a questi principi. In questa intervista del maggio scorso sono spiegati nel dettaglio i meccanismi contrattuali a cui sono sottoposti i lavoratori. Al momento ci risulta poco è cambiato: qualche lavoratore è stato preso a tempo determinato (1 anno) dall'azienda (e non dalle agenzie interinali come tutto il resto) e sono stati nominati 3 rappresentanti dai sindacati confederali. Un po' poco per un azienda che ha quei numeri e quei fatturati. Saremo felici in futuro di essere smentiti.
red. 21 settembre 2009
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Livorno patria della precarietà
L’incredibile storia della Brc, azienda di montaggio impianti a gas sulle auto. 200 dipendenti, 1 solo assunto a tempo indeterminato
Avevamo
chiuso l’articolo di prima pagina dello scorso numero con un dato
impietoso: Livorno con l’83,5% di assunti con contratti “precari” ha il
record toscano di precarietà ed è ai vertici nazionali. In questo
numero proponiamo un fatto concreto a supporto di quel dato con
l’aggravante che l’azienda in questione è tutt’altro che in crisi, anzi
ha prospettive di allargamento ed opera in un settore in avanzamento.
Sarebbe il caso che la campagna elettorale si svincolasse da proposte
visionarie come quelle del sindaco in carica o da polemiche da comari
come quelle del candidato della destra e iniziasse a preoccuparsi di
fatti come questi e come arginare la precarietà di una generazione
senza paracadute e senza futuro. Ma probabilmente Marco Taradash da
Roma nemmeno sa dov’è l’Interporto. Abbiamo intervistato un operaio in
modo rigorosamente anonimo, visto che un precario vive la propria
esistenza lavorativa nel ricatto.
Raccontaci di quest’azienda dove lavori
La Brc è un marchio americano che ha aperto a partire da maggio 2008 due fabbriche in zona: una all’Interporto di Guasticce ed una a Ospedaletto (Pi) nell’area di Montacchiello. Ma noi non siamo dipendenti Brc, siamo Mtm un’azienda di Cherasco (Cuneo) che gestisce tutto. A Cherasco fanno i componenti (bombole, iniettori…), noi qui facciamo montaggio e collaudo. Siamo circa 200 a Guasticce a altrettanti a Ospedaletto.
Dove sta l’anomalia.
Di questi 200 operai di Guasticce, ma penso sia uguale anche ad Ospedaletto, solo un impiegata è assunta a tempo indeterminato, il resto è tutto interinale o a tempo determinato. Anche il capofficina e l’addetto al controllo di qualità. Ma la cosa ancora più grave è che qui non vale la legge di un rinnovo di tempo determinato fino a un massimo di 36 mesi. Nonostante sia aperta da un anno solamente, gli operai in scadenza vengono passati continuamente dalle agenzie interinali a Mtm e viceversa in modo tale che ad ogni rinnovo hanno sempre un committente diverso.
Quanto guadagnate?
Questa è un’altra anomalia. Hanno preso tutti al secondo livello metalmeccanici che è bassissimo. Nelle fabbriche della componentistica si entra al terzo. Sono al secondo anche i collaudatori che devono anche mettere la firma di collaudo sulle auto e hanno responsabilità. Comunque con le notti e qualche straordinario si riesce a superare di poco i 1100 euro.
E a livello sindacale?
Buio completo. Non c’è mensa e non ci viene nemmeno pagata l’indennità in busta. Ci si porta il mangiare da casa. I sindacati sono apparsi da poco, all’inizio non li facevano entrare perché non avevano iscritti. Poi qualcuno si è iscritto ma il rischio di finire sulla lista nera è altissimo, qui siamo tutti interinali o a scadenza e siamo a rischio pedata nel culo a fine contratto. Con la crisi è un casino…Pensa che il premio produzione è stato deciso unilateralmente dall’azienda (sia la quantità che l’obiettivo) senza nemmeno interpellare noi o i sindacati. Viene il capofficina e attacca i volantini al muro. Non essendoci nessuna Rsu o Rsa (rappresentanti sindacali) non c’è nemmeno l’Rls, il rappresentante per la sicurezza dei lavoratori. E i corsi per addetto antincendio e pronto soccorso non li hanno ancora fatti anche se sembra che a breve partiranno. Qui funziona così. Qui c’è tanti ex interinali o precari non rinnovati di Trw e Continental che sono rimasti allibiti dalla completa assenza di sindacalizzazionee di rapporti con i lavoratori, anche e soprattutto dal punto di vista della sicurezza.
Prospettive?
A settembre le due fabbriche si trasferiranno in un capannone di 20.000 metri quadri dentro l’Interporto, le linee passeranno da 9 (4+5) a 17. Insomma, prospettive ci sono non solo per noi ma anche per altri che dovranno essere assunti. Tuttavia insieme alle prospettive vogliamo anche garanzie e diritti, perché sennò qui con la scusa della crisi quando le cose vanno male, con la scusa dell’azienda giovane quando vanno bene, in culo ci si prende sempre noi. Speriamo che questa intervista smuova qualcosa e che la sinistra torni a occuparsi anche di queste situazioni.
Franco Marino
tratto da Senza Soste n. 38(maggio 2009)
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