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Moby Prince, vergogna senza fine. Arriva una nuova archiviazione

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moby_lapideNuovo schiaffo alla ricerca di verità e giustizia sulla più grande strage di stato italiana. E' stata archiviata, infatti, l’inchiesta bis sul Moby Prince, il traghetto che la sera del 10 aprile 1991 davanti a Livorno entrò in collisione con una petroliera provocando la morte di 140 tra passeggeri e membri dell'equipaggio. Il gip di Livorno, Rinaldo Merani, ha recepito la richiesta di archiviazione nello scorso maggio presentata dalla stessa Procura livornese. In aula anche Angelo Chessa, figlio del comandante del traghetto morto nell'incidente, e l'avvocato di alcuni familiari delle vittime Carlo Palermo, il cui esposto tre anni fa spinse la magistratura a riaprire le indagini a partire da una verità ormai assodata e negata dallo stato italiano e da quello americano in combutta con i vari servizi segreti che in questi 20 anni hanno fatto di tutto perché non venisse fuori, ovvero che nella rada del porto, al momento del disastro, stessero avvenendo movimenti sospetti per un traffico illegale di armi tra alcune navi e la vicina base americana di Camp Darby. Che questa movimentazione illegale, perciò, sia stata una delle concause, se non la causa principale, della tragedia.
Nel dispositivo di archiviazione il gip ha confermato che non sussistono elementi a sostegno degli scenari proposti dall’avvocato Palermo che all’uscita dal tribunale ha così commentato:” Non abbiamo portato altri elementi perché era evidente che il giudice avrebbe dichiarato l'inammissibilità della parte offesa per i reati legati ai traffici di armi che non sarebbero stati connessi all'episodio del Moby”. Le parti offese sono invece state accolte per il reato di omicidio colposo che tuttavia è già prescritto. Secondo la richiesta di archiviazione della Procura a causare il disastro della Moby Prince sarebbero state varie concause, tra cui l'errore umano, la concomitanza di circostanze sfortunate come la nebbia e la collisione con una cisterna piena, e l'insufficienza delle regole di sicurezza in rada. I diversi processi celebrati negli anni passati non avevano individuato colpevoli.
Il modo peggiore per avvicinarsi alla celebrazione del ventesimo anniversario della strage italiana col maggior numero di vittime dal dopoguerra ad oggi, ma paradossalmente quella maggiormente ignorata e dimenticata. Una strage di stato a tutti gli effetti, perché anche se a differenza di Brescia, MIlano, Bologna o Ustica lo stato non fu il mandante, si adoperò in modo decisivo perché la verità non venisse mai a galla. (red.)

21 dicembre 2010

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