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Monterotondo: un patrimonio pubblico da difendere

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La zona può diventare un polo socio-sanitario, ambientale, turistico e culturale di inestimabile valore per la città: ma bisogna smettere di svendere e ricominciare a progettare

svendita_saldiL’ASL aveva fissato al 31 marzo prossimo il trasferimento in Ospedale degli uffici amministrativi che attualmente hanno sede nella Villa Rodocanacchi a Monterotondo.

Sembra che ci sarà un posticipo, ma intanto è opportuno sollevare il problema del futuro della Villa e delle altre proprietà pubbliche di Monterotondo.

Villa Rodocanacchi fa parte della lista di beni immobili dell’ASL in vendita per finanziare la sciagurata operazione del nuovo ospedale. Il prezzo di vendita, originariamente fissato a circa dieci milioni di euro, è ormai sceso alla metà. Il ricavato non avrebbe alcun rilievo per un bilancio che solo per le cosiddette “fughe” vede un’uscita annua di 87 milioni di euro.

La Villa è stata donata dai vecchi proprietari all’Ospedale di Livorno, e l’ASL sostiene che nel contratto non esiste alcun vincolo di destinazione per la struttura. Che questo vincolo sia stato messo nero su bianco o no, è evidente che se qualcuno dona un bene immobile all’Ospedale non vuole certo che se ne facciano palazzine.

Purtroppo non sarebbe la prima volta che un lascito benefico viene utilizzato a fini speculativi. Basta ricordare l’edificio di Corso Mazzini finito nelle grinfie della SPIL, venduto e trasformato in appartamenti.

In ogni caso non sembra che vi siano trattative in atto. La prospettiva è quella di un abbandono della struttura per risparmiare sulla manutenzione, e quindi di un suo progressivo degrado finché qualcuno se la prenderà con pochi spiccioli.

C’è poi la questione del parco, 11 ettari, inaccessibile da anni perché nessuno si è voluto far carico della manutenzione. L’ASL ritiene di non dover spendere per un’attività non sanitaria, il Comune non s’è mai preoccupato della cosa e così il parco è stato chiuso.

Della proprietà oltre alla villa fanno parte altri tre edifici e gli impianti sportivi, aperti a tutti, gestiti dal circolo dei dipendenti ASL (due campi da tennis e un campo di calcio).

Un patrimonio inestimabile che deve rimanere pubblico: non solo Villa Rodocanacchi (che potrebbe ospitare servizi di riabilitazione o una casa di riposo) ma tutta la collina di Monterotondo, con i suoi parchi e le sue ville, che ha le potenzialità per diventare un “polo” ambientale, turistico e culturale di importanza fondamentale per la città.

C’è Villa Maurogordato, in fase di riapertura, e a poche centinaia di metri un’altra proprietà ASL in vendita, il Centro Basaglia (ex Istituto Di Vestea) anch’esso bisognoso di lavori di ristrutturazione per non rischiare un degrado irrimediabile. Già alcune parti sono inagibili, per non parlare dell’altro edificio che fa parte del complesso che è in condizioni ancora più critiche.

Poi c’è Villa Morazzana, dove dalla scorsa primavera sono accolti i profughi che arrivano dall’Africa, ma sembrano scontenti sia il gestore che gli ospiti. La villa, che doveva funzionare come ostello per un turismo giovanile, è sottoutilizzata per la mancanza di una promozione adeguata e di attività collaterali.

Intanto tutta la collina è stata devastata dal cemento. Si è costruito e si sta costruendo su entrambi i lati del viale principale (Via Collinet), tra Villa Maurogordato e il Basaglia, e sta venendo su un incredibile ecomostro sul lato nord che non si capisce chi sano di mente possa aver autorizzato.

Vi sono quindi legittime preoccupazioni per l’assetto del territorio, e speriamo che la natura non si vendichi come ha fatto altrove.

La zona non può finire in mano alla speculazione. È necessario partire dal mantenimento della proprietà pubblica di Villa Rodocanacchi e mettere a punto un progetto per il suo utilizzo (riattivazione del parco e nuova destinazione degli edifici) rispettando la vocazione socio-sanitaria o culturale.

A Livorno ci sono competenze ed energie in abbondanza, pensiamo all’Osservatorio delle Trasformazioni Urbane, a varie associazioni culturali e di volontariato e cooperative sociali.

Un percorso partecipato? Perché no, ma alla fine si tenga conto della volontà popolare. Progetti di autorecupero? Proviamoci.

L’amministrazione comunale non può continuare a nascondersi dietro la crisi e i tagli di Berlusconi,  svendendo per fare cassa o sperando di vivacchiare con gli oneri di urbanizzazione. Se non si è in grado di utilizzare il proprio patrimonio immobiliare e ambientale come leva per rimettere in moto energie ed offrire opportunità di reddito e occupazione ci si può anche dedicare ai tornei di rubamazzo nei centri anziani (sempre che non vendano anche quelli).

Cominciamo con una raccolta di firme?

Ciro Bilardi

tratto da Senza Soste n.65 (novembre 2011)

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