La situazione della Mtm, fabbrica che da oltre un
anno si è insediata nell'area livornese, è diventata un caso nazionale,
anzi un simbolo nazionale. Oltre 400 operai e solo 10 assunti, gli
altri che girano trimestralmente o semestralmente per varie agenzie
interinali a rotazione. Insomma, anche Repubblica e L'Espresso la
definiscono un caso da record con quasi il 90% di precari. Solo a
Livorno, anzi Livorno la Rossa come piace a tanti che vivono nei miti,
sembra essere considerata una cosa tollerabile o quasi. A maggio con una nostra intervista ad un operaio
riuscimmo a smascherare questa vergogna che fino a quel momento era
stata nascosta da tutti, anche dai sindacati. Poi dopo 4 mesi il Tirreno uscì con un falso scoop
e con toni da indignazione. Indignazione durata appena un giorno perchè
stamani Il Tirreno descrivendo Livorno come nuova capitale del
montaggio di impianti a gas con le nuove assunzioni della Mercurio,
accompagna con toni quasi giustificatori la situazione di Mtm. Insomma,
Il Tirreno è rientrato nei ranghi e si prepara a servire insieme
all'amministrazione il nostro territorio e i nostri diritti a chiunque,
basta che porti lavoro. Una mentalità che colloca il nostro territorio
in una spirale verso il basso in cui vengono regalati salute,
diritti e inquinamento in modo del tutto acritico con la scusa della
crisi. Con questa mentalità va a finire che grazie alla crisi alla fine
riescono a abrogare lo Statuto dei Lavoratori senza bisogno di una
legge.
Il prossimo giovedì 3 dicembre ci sarà un'assemblea sindacale in fabbrica convocata in fretta e furia da Cgil, Cisl e Uil per paura che il malumore degli operai fosse intercettato dai Cobas che hanno volantinato fuori dalla fabbrica. I Cobas, contattati da alcuni lavoratori, hanno chiesto ai sindacati confederali di poter partecipare a quell'assemblea. Al momento non hanno ricevuto risposta ma dalla sede del sindacato di base di Pisa e di Livorno non si danno pervinti: "Anche se non ci accetteranno a quell'assemblea continueremo a seguire le vicissitudini di quella fabbrica. Non è una questione solo di contratti, ma anche di ritmi di lavoro, di pause, di mensa. C'è un solo fornellino a microonde per oltre 400 operai. Se uno lo racconta in molti non ci credono". L'azienda si giustifica dicendo che ha bisogno di tempo per consolidarsi e che non sa se il governo prorogherà in Fiananziaria l'incentivo al gas. E poi fa capire che tanto con la legge Biagi può fare cosa le pare. I sindacalisti Cobas rispondono così: "Se anche fosse vero, noi poniamo una domanda. Di quanto diminuirebbero gli ordini se non ci fosse l'incentivo sul gas? 50%? 70%?. Ok, quindi significa che su oltre 400 operai, 150/200 possono essere assunti anche subito perchè altrimenti un'azienda con il 2,5% di personale assunto non ha senso di esistere o di stare sul mercato a prescindere dagli incentivi". red. 28 novembre 2009
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Ecco l'articolo di Repubblica di Firenze dell'8 novembre
Livorno, la fabbrica dei precari
La Mtm-Brc ha assunto 400 dipendenti in 16 mesi. Tutti a tempo determinato
Anche capiturno, capiofficina e l´addetto al controllo della qualità sono assunti a tempo determinato in questa fabbrica di Livorno, provincia che avrebbe il record toscano di lavoratori a tempo determinato: l´83,5%. Al cambio di turno delle 14, il precario ha facce di uomini e donne, tra i 20 e i 35 anni, soprattutto accenti livornesi e meridionali. Tanta voglia di parlare, poca di farsi riconoscere per paura di perdere il lavoro. Racconta S.: «Noi operai veniamo passati dalle agenzie interinali a Mtm e viceversa in modo che ad ogni rinnovo risulti un committente diverso. Nelle fabbriche della componentistica si entra al terzo livello, qui invece al secondo, con le notti e qualche straordinario si riesce a portare a casa 1.100 euro al mese». F.: «Sono qui dal settembre 2008, prima sei mesi di assunzione diretta a tempo determinato con la Mtm, poi tre successivi contratti rispettivamente di 4, 2 e 3 mesi tramite l´agenzia interinale Kelly. Come collaudatore faccio un lavoro che non è schiavizzante come quello alle linee, ma vivo col terrore che il contratto non mi sia rinnovato alla prossima scadenza». P.: «Ho un contratto di 4 mesi tramite un´agenzia interinale, il lavoro in linea è serrato e vivi con l´angoscia di perderlo domani. Per chi ha famiglia è terribile». G.: «Troppe cose non vanno, non c´è la mensa e il pranzo ce lo paghiamo da soli portandocelo da casa, le pause sono brevi, mezz´ora per pranzare e dieci minuti per la merenda, chiedi una felpa perché hai freddo e non ce l´hanno». M.: «Ho lavorato prima per due periodi con contratto a tempo determinato, poi altri due come interinale, infine, dopo poco più di un anno, sono rimasto fuori. In fabbrica ci cronometravano con un orologio che rubava un secondo ogni dieci, il video fatto col telefonino è finito su Youtube».
«Questa del cronometro è la più grande delle bufale, il display si sincronizza al sistema di controllo della linea!» insorge il manager Toscano. «Chi pensa di riposarsi venendo a lavorare qui, si sbaglia. Ma noi rispettiamo le regole, per prime quelle del contratto nazionale. Il lavoro precario? Siamo un´azienda ancora in fase di start-up, il nostro business è legato a variabili importanti del mercato, come il prezzo del petrolio e gli incentivi che scadono a fine anno. Vedremo cosa succede, vedremo se ci sarà la possibilità di avviare un progressivo processo di stabilizzazione di parte del personale. Di sicuro la nostra non è una toccata e fuga. A Guasticce abbiamo inaugurato 17 nuove linee di produzione, abbiamo fatto investimenti che saranno ammortizzati in almeno cinque anni, qui lavoriamo per Peugeot, Citroen, Volvo, Mitubishi, Creat, Kia, Jaguar, Chevrolet, Subaru, Suzuki, Hyundai». David Romagnani, Cgil, promette: «Il tempo della fabbrica dei precari è scaduto, stiamo trattando per portare l´azienda a impegni precisi».
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