Il 4 ottobre, con un’intervista al principale quotidiano cittadino, il sindaco informava i Livornesi che il dado era tratto, la città avrebbe avuto un nuovo ospedale e lo avrebbe avuto sulle prime pendici di Montenero
Negli otto capitoli del documento integrale (Evoluzione dell’assistenza sanitaria, Ragioni del Comune contro l’ospedale di viale Alfieri , … e le nostre a favore, Descrizione del programma del Comune, Costi e finanziamenti, Risvolti urbanistici ed impatti negativi sull’economia cittadina e sul territorio, Altro che città della partecipazione!, Le tentazioni di Cosimi) le associazioni rigettano la supposta validità privilegiata delle opinioni degli addetti ai lavori, contestano l’esibizione di decisionismo e denunciano la megalomania del progetto, che parte dalla dismissione e demolizione delle due principali RSA della città per gli anziani, il Pascoli e Villa Serena, prosegue con l’aggressione al paesaggio pedecollinare attraverso il monoblocco quattro metri più alto del Pascoli con un parcheggio megalitico a gradinate della estensione valutabile in
Per quali motivi, nonostante la dovizia degli argomenti contro, il Comune si è invece arrampicato in critiche speciose o false alla struttura di viale Alfieri, quali il rischio di allagamento o la mancanza di aree di riserva ai bordi dell’ospedale?
Abbiamo individuato due ordini di ragioni, ricostruiti con analisi dettagliate nel documento integrale.
Il primo attiene alle grandi capacità di suggestione e pressione di lobby e agenzie di progettazione come la veneta Pettinelli, che promettendo ospedali chiavi in mano sollevano gli enti pubblici dalle fatiche di iter amministrativi estremamente complessi e li ammaliano con un’impronta di modernità, di efficienza.
Il secondo è la filosofia del mattone volano dell’economia, sirena ammaliatrice non solo per la destra. Il programma metterebbe in movimento infatti interventi edilizi di tutti i tipi: migliaia di metri cubi di demolizioni, grandi lavori stradali con manufatti importanti, ingenti nuove edificazioni (solo per queste sono preventivati 229 milioni di euro, che come norma saranno ampiamente superati durante la realizzazione e dei quali ben 30 milioni –per il momento- saranno prelevati direttamente dalle tasche dei cittadini).
Ciliegina finale sono le cosiddette valorizzazioni fondiarie attraverso la destinazione di larga parte dell’area dell’ospedale a residenze ed uffici (l’assessore al Marketing territoriale ha colpito ancora, rinnegando asserzioni di poche settimane prima). Questa è l’ultima ma non la meno importante delle nostre riserve sul programma, l’ulteriore stimolazione all’investimento dei capitali privati in nuove residenze, che non è affatto un obiettivo auspicabile, perché porta all’abbandono e degrado della città ottocentesca.
Nella direzione indicata dal presidente della commissione sanità regionale, auspichiamo che nell’area attuale e nelle limitrofe a disposizione (capannoni di via della Meridiana ed uffici direzionali della Pirelli) sia salvato l’impianto a padiglioni attraverso pazienti ricuciture progettuali, una cui primissima applicazione è stata riportata nel documento integrale, o comunque siano ridotte al minimo la demolizione dell’esistente.
Partecipazione e democrazia
Nel documento viene evidenziato come tale scelta appare un ennesimo colpo alla democrazia sostanziale e alla reale partecipazione concepita come gestione ordinaria e continuativa di politiche integrate e come criterio guida per un nuovo governo del territorio (in coerenza con
Viene così smentito quanto solennemente scritto nel programma di mandato di Cosimi dove si legge "aspiriamo a far diventare Livorno città della Partecipazione".
La decisione del nuovo ospedale conferma una gestione autoreferenziale utilizzata dal governo locale e ricorda la vicenda del Rigassificatore dove furono negati i diritti di partecipazione e trasparenza.
Un approccio tecnocratico e burocratico, blindato dai poteri forti (Sindaco, direttrice ASL e Assessore Regionale alla sanità) senza tenere minimamente conto della sede istituzionale del Consiglio Comunale, dei lavoratori della sanità e della commissione regionale della sanità. E ovviamente dei cittadini, destinatari e azionisti di maggioranza di un bene comune e pubblico come l'ospedale, elemento fondante dell'intero assetto sanitario e quindi della salute.
Una decisione calata dall'alto, verticistica e priva di minimi confronti e percorsi partecipati, come è stato denunciato in questi mesi da varie realtà non necessariamente antagoniste, che hanno contribuito alla stesura di questo documento, dai lavoratori del FIALS, dal Tribunale dei Diritti del Malato, da moltissimi cittadini (diversi dei quali si sono costituiti nel Comitato "Livorno dice NO ad un ospedale fuori luogo), da tutti i partiti dell'opposizione (da destra e da sinistra) e perfino della maggioranza (Sinistra e Libertà), dal sindaco di Collesalvetti, dal presidente della Commissione regionale sulla Sanità.
Il confronto con i cittadini, l'ascolto delle loro reali esigenze, all'interno di un percorso dove si possa mettere in dubbio il progetto stesso, sono percepite come ostacoli per arrivare, in modo sospetto, con fretta e velocità alla ufficialità della decisione (pena il ricatto di perdere i finanziamenti).
Evoluzione dell'assistenza sanitaria
Il dibattito sul nuovo ospedale può e deve restituire ai livornesi la possibilità di decidere realmente sul futuro di un servizio pubblico fondamentale come la sanità, scelte oggi riservate a una ristretta cerchia di funzionari e politici.
L’operazione nuovo ospedale non comporta solo la costruzione di un edificio, ma l’affermarsi di un nuovo criterio organizzativo secondo il quale circa il 60% dell’attuale attività verrebbe convertita in prestazioni ambulatoriali o di day hospital.
La riduzione del numero e della durata dei ricoveri di per sé non è un fatto negativo, in quanto è ovvio che il paziente preferisca per quanto possibile trovarsi nella propria abitazione piuttosto che in un letto d’ospedale. Ma perché la riduzione dei ricoveri non si traduca in mancata assistenza, occorre che sul territorio vengano assicurate le prestazioni sostitutive (ospedale di comunità, hospice, centri sociosanitari, residenze sanitarie assistite, assistenza domiciliare).
Ma niente viene detto in merito alla costruzione di nuovi presidi (a parte il famoso distretto fantasma di Via del Levante), anzi verrebbe dismesso pressoché l’intero patrimonio immobiliare dell’ASL che ospita attualmente i servizi amministrativi, di prevenzione e di salute mentale. Verrebbe anche abbattuta
A Livorno i posti letto in Ospedale passerebbero dagli attuali
Da quanto esposto emerge l’urgenza dell’approccio sistemico, di coordinamento e di integrazione cioè tra le istanze socio sanitarie, di partecipazione democratica, economiche, di tutela ambientale, che proponiamo ad ogni soggetto portatore di interessi collettivi (associazioni di volontariato e tutela, sindacati e associazioni di categoria, istituti di credito e loro fondazioni, organizzazioni politiche, media indipendenti, centri sociali ) per definire un modello di sviluppo sostenibile della città, unprogetto che consegni definitivamente alla storia la politica del mattone e sappia dare risposte diverse alla minacciosa crisi economica, che rischia di travolgere la città e la nostra provincia.
Una prospettiva che si muova nella direzione di un “patto per un progetto partecipato sulla città e sull'ospedale” e per una nuova gestione del territorio.
Il documento è stato elaborato da Assemblea Permanente per
Con l’adesione dell'Alleanza Livorno Libera (Città Diversa, Verdi Livorno, Sinistra Critica) e del Comitato contro il Rigassificatore di Livorno
Livorno, 23 dicembre 2009
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