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Porto di Livorno: ancora un incidente mortale che poteva essere evitato

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morti-sul-lavoroUn altro lavoratore muore nel porto di Livorno, il secondo in due giorni. La dinamica dell’incidente non è ancora stata chiarita dagli inquirenti, ma sembra che il camionista, Angelo Bernardini, 54 anni di Foligno, sia stato urtato da un carrello che effettuava il carico di cellulosa destinata alle cartiere. Pare che nessuno abbia visto con chiarezza quanto è accaduto lunedì pomeriggio, qualcuno ha parlato di una caduta dall’alto del camion, altri di uno schiacciamento tra il carrello elevatore e la sponda del camion. Lo stesso portuale che manovrava il carrello elevatore, non capisce cosa possa essere accaduto. Sarà l’autopsia, ordinata dal magistrato, a dire cosa ha ucciso il camionista. Fatto sta che un altro uomo, un altro lavoratore, paga il prezzo più alto. Si dirà che è stato un incidente, si parlerà di casualità, di maledetto destino, ma tutto ciò non può, non deve bastarci. Evitare gli incidenti è possibile!!!. Bisogna garantire di più e meglio i lavoratori, consentirgli di fare le manovre di carico e scarico in condizioni di sicurezza, senza che le buche nell’asfalto, gli spazi angusti, le condizioni meteorologiche, i tempi di consegna della merce, diventino complici dell’ennesimo omicidio.

Siamo proprio sicuri che tutto quello che doveva essere fatto per salvaguardare la vita di una persona è stato fatto? Non lo sto chiedendo agli inquirenti, al medico legale o ai poliziotti, ma lo sto chiedendo ai lavoratori, a quelli che sono in prima linea, che sanno bene cosa accade nei vari terminal portuali e che non è giusto debbano rischiare la pelle per un pezzo di pane. Non sono gli inquirenti o gli ispettori dell’Autorità portuale che potranno creare le condizioni di lavoro in sicurezza (anche se devono fare la loro parte), ma solo i lavoratori possono pretenderlo. Sappiamo bene che in un terminal portuale ci sono lavoratori che, per guadagnare di più, fanno doppi turni, sappiamo tutti che vi sono camionisti che, per garantire i tempi di consegna e di lavoro, “riposano” a bordo del camion, e che addirittura vi sono padroni di camion che pretendono dai loro autisti il pagamento di una cifra per poter dormire sulla cuccetta.

Sappiamo tutti che non vi sono servizi dedicati ai camionisti (docce, stanze di riposo, mensa …) sappiamo tutti che vi sono lavoratori che guidano i mezzi superando le velocità consentite o mezzi senza le prescritte dotazioni di sicurezza (cicalini, luci etc..). Eppure, pur sapendolo, nessuno fa niente, fino al prossimo morto, fino al prossimo funerale.

In Italia la carneficina di lavoratori non sembra diminuire, anzi è in forte crescita. In ottobre sono stati 57 i lavoratori morti in “incidenti” e nei primi 10 mesi dell’anno si è raggiunta la cifra record (460 morti) superiore a quella di tutto il 2010. Eppure, si continua a fare poco o niente. Pretendere sicurezza sul lavoro vale più di qualsiasi aumento di salario e più di qualsiasi garanzia del posto, almeno così la penso io.

per Senza Soste, Gino il barcaiolo

8 novembre 2011

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