Di una cosa non mi pento ed è di aver fatto il “barcaiolo” in questo porto, raccontando, per quello che sapevo, ciò che si diceva sulle banchine. Ora me ne vado a navigare in altre acque, in quelle dei diritti di ciascuno di noi, qualsiasi sia il colore della pelle o il credo religioso, con la consapevolezza che raccontare di diritti negati o di diritti calpestati sia assai più complesso che parlare di porto. Qui tutto sembra essersi fermato, cristallizzato e non è solo colpa della crisi.
Prendiamo l’anno trascorso. Si è aperto con la vicenda dell’Unicoop e della Ltm che si litigano per ottenere la possibilità di lavorare la Tirrenia. Una vicenda che dimostra come sia difficile inventarsi imprenditori e di come sia ancora più difficile ottenere spazi e ormeggi in un porto ingessato da anni e dove ogni mossa deve essere approvata non tanto da chi dovrebbe garantire gli interessi generali e la programmazione, ma dalla ragnatela di interessi consolidati. La dimostrazione viene a metà dell’anno quando la Sintermar decide di smettere con i contenitori e si dedica allo sbarco delle auto nuove. Viene vissuto da una parte del porto come uno schiaffo in pieno viso. Come se una impresa dovesse chiedere il permesso ad un'altra per provare a fare bilancio. Si alza la voce, si fa picchettaggio, si muovono i sindacati chiedendo il rispetto delle regole. Tanta solerzia non si era vista neppure quando, una dopo l’altra, sono scomparse decine di piccole e piccolissime imprese con dentro operai in carne ed ossa. Sono più di un centinaio le persone che hanno perso il lavoro e diverse centinaia gli operai che sono stati costretti a ricorrere a cassa integrazione o a contratti di solidarietà. I numeri del porto non si conoscono, l’Autorità portuale li tiene per se, almeno per quanto riguarda il secondo semestre dell’anno, ma a sentire le voci che si rincorrono in banchina, è un porto in profondo rosso. In compenso non mancano gli annunci da parte dei politici locali; dal sindaco Cosimi al presidente Piccini, ma anche dai partiti di maggioranza e minoranza.
Questa politica degli annunci è talmente ridicola che è meglio non conservare le copie dei giornali altrimenti ti incazzi, ma un po’ di memoria questo si. Ed allora eccovi alcuni esempi: <<Non faccio sconti a nessuno, anzi rivedo le concessioni. A breve sul sito internet saranno pubblicati i piani d’impresa e le concessioni demaniali… lo sostiene in febbraio Roberto Piccini e lo dice di nuovo e per altri mesi ancora è la stessa musica, ma sul sito non sono mai arrivati questi dati e credo che neppure sia cambiato niente, almeno tra i concessionari più famosi. Poi è la volta del Comune che, insieme all’Autorità Portuale, annuncia che saranno realizzati 1800 posti barca nuovi (non li abbiamo visti o forse siamo distratti). In fase pre e post elettorale si fa un gran parlare della variante che consentirà l’avvio del nuovo piano regolatore del porto (per il momento ancora tutto da definire). Addirittura Piccini si spinge oltre e dice che in sei anni sarà pronta la Darsena Europa.(?) Insomma potrei andare avanti con la memoria degli annunci, come quelli per la gara dei Bacini di carenaggio (prima si fa, poi non si fa più e si aspetta, nasce un nuovo consorzio e ora forse a primavera si farà). Traffici importanti se ne vanno a Massa Carrara e si scoprono altre porcherie come i famosi terreni comprati a peso d’oro, ma l’anno si chiude con un nuovo annuncio; quello dell’allargamento del canale di accesso al porto con tanto di foto della draga. Niente però si dice e niente si fa per i tubi di Eni che attraversano il canale e che continueranno a rendere difficile, se non impossibile, alle grandi navi di arrivare in Darsena Toscana.
Tutto fa pensare che l’anno che inizia sarà ancora più duro di quello passato, e non soltanto per colpa della crisi, ma anche perché tutti quegli annunci sono rimasti solo parole sulla carta mentre il porto è rimasto quello che era, se non è peggiorato.
Gino il Barcaiolo
tratto da Senza Soste n.45 (gennaio 2010)