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Rifiutopoli in salsa di triglie: quando i padroni strigliano i servi

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Limoncino_cava_lavoriL’ultima esperienza referendaria ha sancito senza dubbio alcuno come la sensibilità ecologica rientri nella scala di valori e priorità del cittadino comune. Fare finta che ciò non sia accaduto sarebbe un gravissimo e imperdonabile errore politico. La questione Limoncino rientra appieno in questa chiave di lettura, in quanto non è da inquadrarsi, come hanno tentato di fare padroni e servi politici, nella lotta per la terra né per la difesa di capanne abusive, ma, semmai per il diritto alla salute in un ambiente sano che nessuna somma di denaro può compensare. Girare la testa da un'altra parte mentre si sta distruggendo con la realizzazione della discarica un prezioso patrimonio ambientale è un atto scellerato che ipoteca pesantemente la salute e ruba il futuro di tutta la città. Detto questo occorre ribadire alcuni aspetti che in diverse occasioni mediatiche sono stati presi a pretesto e utilizzati come arma di pressione per tentare di imporre e giustificare la costruzione della discarica del Limoncino, vediamoli:

1 - Si è più volte affermato nella mediasfera che la discarica sviluppa occupazione, dimenticando che tra le carte del progetto si dice che a regime la discarica occuperà 9 addetti sicurezza e responsabile compresi, che si alterneranno in due turni di lavoro di 6 ore e 45 minuti, dal lunedì al venerdì sabato mattina compreso. Questo orario assicurerà il transito e il conferimento nella discarica di 450 tonnellate di rifiuti speciali giornalieri per un totale di 135.000 tonnellate di rifiuti all’anno per sette anni.

    2 - Si apprende dai giornali locali che fino ad ora sono stati spesi ben 8 milioni di euro, senza mostrare alcuna carta a prova della nota spese che di mese in mese lievita, mentre per quanto riguarda le tariffe di conferimento che saranno applicate per 7 anni a tonnellata per rifiuti speciali non c’è traccia. Queste da sole darebbero la reale dimensione economico-finanziaria del giro di affari che ruota intorno alla “cornucopia” della discarica.
    3 - Il rispetto delle regole e delle procedure di trasparenza è stato più volte evocato dalla classe imprenditoriale livornese e dagli Enti Locali, peccato però che all’origine del tanto reclamato percorso di autorizzazioni ci sia un vistoso “orrore” piuttosto strano visto il calibro e la caratura degli addetti ai lavori. Questo “peccato originale” fa riferimento all’avviso pubblico della richiesta di impatto ambientale e di AIA pubblicato mercoledì 2 luglio 2008 sul Tirreno a pagina 11 e sulla Repubblica dello stesso giorno, nella pagina spettacoli cultura e sport in VIII pagina!!!!!!!!! Ebbene in questo “limpido e chiarissimo” avviso si informa la cittadinanza che si intende realizzare una discarica di rifiuti inerti inorganici non pericolosi per lo stoccaggio di circa 560.000 metri cubi di terre prevalentemente derivanti da siti di bonifica e/o processi di inertizzazione. Purtroppo, e qui sta la stranezza, nei successivi documenti ed autorizzazioni viene per magia aggiunta alla parola rifiuti la parola “speciali”, senza ripubblicare l’avviso pubblico.
    4 - Sempre sulla stampa locale si legge che senza un rispetto delle regole l’affidabilità del territorio resterebbe compromessa per attrarre nuovi investimenti e per consolidare le attività produttive… noltre vengono paventate possibili richieste di danni se le autorizzazioni verranno revocate dagli Enti Locali. Ma di quali attività minacciate oltre la discarica si parla? Forse delle due centrali a biomasse in costruzione in zona porto alimentate con la deforestazione e la fame nel mondo e per giunta -pare- senza essere dotate di filtri per l’abbattimento degli inquinanti sparati in aria? Forse della “sobria” centrale elettrica alimentata a olio pesante che ogni tanto pare tinga di giallo le auto e i polmoni dei nostri concittadini? Forse la “bombola atomica” a gas metano che allegramente galleggerà al di là dell’orizzonte alla Meloria nel bel mezzo del bioparco marino dei cetacei? Forse la terza linea dell’inceneritore o il paventato maxi inceneritore per rifiuti industriali? Chissà? L’unica cosa che emerge alla luce del buon senso e che l’unica affidabilità veramente a rischio è quella ambientale violentata da un modo di fare profitti da 4° mondo e da un modello produttivo calibrato sul consumo di aria, acqua, mare e terra, mentre da altre parti si scommette sulla ricerca e sulle energie rinnovabili. Pertanto occorre ricordare a questi mandarini locali che si ergono a paladini del lavoro che forse sarebbe il caso di prevedere in luogo della discarica magari un eco-villaggio che lanci il territorio come volano per filiere di rifiuti zero, riciclo, riuso, recupero biomateriali, energie rinnovabili legate alla valorizzazione turistica delle colline e dei parchi marini. In questo caso la ricaduta in termini di occupazione giovanile e indotto sarebbe certa.
    Infine occorre richiamare l’attenzione di questi cattivi maestri di partecipazione, democrazia e diritto su altre stranezze quali: come mai nonostante la vicinanza ad una delle più rinomate università italiane è stata richiesta per lo stress ambientale la collaborazione esterna con un'università romana? Come mai a tutt’oggi sembra manchi uno studio approfondito dal punto di vista sanitario e ambientale sulle possibili ricadute negative della attività di discarica di rifiuti speciali? Come mai, se è vero, che si intomba la sorgente che sembra esista sotto la discarica? Come mai, se è vero, che si è costruito una piramide di sassi a “Ziggurat” ai bordi della discarica se è vero che questa non è soggetta a movimenti franosi? Come va letto il passaggio di dipendenti pubblici legati in qualche modo alla vicenda Limoncino sotto le dipendenze private a discarica quasi conclusa? Tutte questi aspetti creano dubbi, perplessità e sconforto che un buona e sana democrazia dovrebbe sciogliere se non altro per non dare adito a letture sbagliate ed inopportune.

Inviato a Senza Soste da Dattero

3 agosto 2011

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