La cartina che riportiamo è tratta da I Maremoti delle Coste Italiane, di Stefano Tinti, Università di Bologna. La cartina riassume i risultati riportati nel catalogo dei maremoti italiani, curato nel 1996 da Tinti e Maramai, che “contiene soltanto sei eventi prima del 1600, il che significa che è largamente incompleto. Gli eventi sono abbastanza stabili negli ultimi tre secoli con una media di circa 19 casi ogni 100 anni.”
Come si vede la costa di Livorno è stata interessata da 3 maremoti, nel 1646, nel 1742 e nel 1846 e ampiamente descritti nel libro: "Tsunamis in the Mediterranean Sea, 2000 B.C.-2000 A.D. di S. L. Solov'ev. Alle pagine 84-87si parla soprattutto di tsunami avvenuti a Livorno! In una scala da 1 a 6 il maremoto del 1646 ha raggiunto il grado 3, con onde alte circa tre metri, quelli del 1742 e del 1846 il grado 2. Questi maremoti hanno provocato onde alte, danni agli insediamenti umani (all’epoca molto più modesti di ora) e affondamento di vascelli.
Queste notizie, che il “Comitato contro il rigassificatore” ha raccolto in occasione della battaglia contro la costruzione del terminale al largo delle coste pisano-livornesi, ci sono tornate in mente a seguito del disastro di Fukushima, dove una catastrofe epocale è stata causata da uno tsunami non previsto dai progettisti. Eppure il Giappone è in zona sismica, eppure in quel tratto di mare c’erano stati negli ultimi quattro secoli altrettanti maremoti superiori all’8° grado della scala Richter (quindi di poco inferiori a quello dell’11 marzo), eppure i giapponesi sono da secoli maestri nell’arte di difendersi dagli eventi sismici, tsunami compresi.
Con le debite proporzioni sono evidenti le similitudini con Livorno e con il terminale di rigassificazione che si vuole realizzare. Anche qui il pericolo è stato largamente sottostimato.
Nel maggio 2010, la società autorizzata a realizzare l’impianto, la OLT, ha presentato il rapporto sulla sicurezza, attualmente all’esame della Commissione Tecnica Regionale che dovrà dare il via definitivo al progetto, peraltro già in fase di realizzazione.
Una sintesi del rapporto è stata pubblicata sul sito della Regione. È un documento di 94 pagine, di cui tre dedicate al rischio sismico. Gran parte di questo striminzito paragrafo è occupata dalla tabella che elenca i terremoti che hanno interessato Livorno. Nel commento si legge: “In nessun caso i dati riportati evidenziano danni da onde conseguenti al terremoto”. Alla luce della letteratura scientifica si tratta di un clamoroso falso, sulla base del quale la sintesi della relazione tecnica si limita a sostenere che in caso di onda anomala: “evento comunque poco credibile, come si desume dall’indagine storica, si può affermare che il terminale possa assorbire l’oscillazione in virtù del brandeggio delle catene di ormeggio e della flessibilità della condotta discendente”. La relazione dice “si può affermare”, quasi fosse un parere, non il frutto di uno studio che ha sviscerato la questione in tutti gli aspetti. La OLT “afferma”, come probabilmente “affermava” l’ormai famigerata TEPCO giapponese quando preparava i suoi omissivi rapporti sulla sicurezza di Fukushima. Non esiste uno studio sugli effetti sul terminale di uno tsunami come quelli del 1646, del 1742 e del 1846. La OLT fa finta di non sapere che il terminale, con le relative tubature di collegamento, attraversa una faglia sismica, e che l’area antistante la costa pisana-livornese è stata oggetto di tsunami notevoli.
Noi invece sappiamo benissimo che questa società è inaffidabile e che solo un iter autorizzativo pieno di lacune e omissioni, frutto di indecenti scelte politiche invece di oculate analisi tecniche, le ha potuto permettere di realizzare un impianto dannoso per l’ambiente e rischioso per l’incolumità delle popolazioni.
Dal disastro di Fukushima la comunità scientifica sta apprendendo che occorre rivedere le regole della sicurezza. Sarebbe importante che tale ripensamento coinvolgesse anche le altre installazioni ad alto rischio. Per non doversene pentire amaramente.
Maurizio Zicanu
tratto da Senza Soste n.59 (aprile 2011)

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