Le idee per rilanciare il Palio Marinaro passano da facebook. Dopo la gara di domenica scorsa, la voga livornese rischia di non essere più lo stessa, se prenderà piede la riforma paventata dall'amministrazione comunale, che prevede accorpamenti e tagli alle cantine. Così un vogatore dell'Ovo Sodo, Gabriele Pritoni, ha lanciato l'idea di un gruppo aperto su facebook per confrontarsi su come salvare il patrimonio remierio (red.) 12 luglio 2012
Palio Marinaro 2012
La gara è appena finita, qualcuno a bordo esulta, qualcun altro chiede silenzio perché non è sicuro del risultato; poi la giuria ce lo conferma dal gommone. Abbiamo vinto il Palio Marinaro. Ci guardiamo increduli per un istante, poi le emozioni prendono il sopravvento e le liberiamo con grida, abbracci e lacrime. La vittoria è un’emozione fortissima, dopo le delusioni della Risi’atori e della Barontini finalmente raccogliamo il frutto di nove mesi di sacrifici e di sudore. Mesi anche di tristezza e di lacrime, versate per chi non è lì sul gozzo con noi a fare festa. Il primo pensiero va infatti ad Alessandro, in cielo, poi ai quattro vogatori e al timoniere che hanno fatto le riserve, senza i quali il nostro livello non sarebbe stato lo stesso. Salutiamo il pubblico e poi andiamo per il giro d’onore nei fossi, a raccogliere gli applausi degli sconfitti e a battere le mani anche noi a loro. E’ stata una gara tirata, incerta fino alla fine, almeno così ci è sembrato dal gozzo.
I primi complimenti vanno al Venezia, avversario fierissimo nonostante la boa peggiore di tutte; poi tocca al Salviano, ci schizziamo con l’acqua purissima dei fossi e si continua a fare festa; il San Jacopo non possiamo salutarlo perché la cantina è stata spostata ma bravissimi anche loro, che fino a oggi ci sono stati davanti e che ormai sono diventati un armo di primissima fascia. Grande anche il Borgo, che ha ceduto solo alla fine. Ci salutiamo anche con gli amici giallo rossi del Pontino, prima di cantare sotto il buio del Voltone alla volta di casa, dove parenti e amici ci riservano un'accoglienza fantastica. Il giorno della premiazione i complimenti potremo farceli di persona anche con il Labrone e l’Antignano; noi vogatori ci conosciamo più o meno tutti e, al di là di sfottò e polemiche, ci rispettiamo profondamente perché tutti sappiamo quanto costi una stagione remiera: si comincia con quattro allenamenti alla settimana, a Ottobre, poi a Novembre siamo già a cinque, a anno nuovo a sei e poi, con l’arrivo della barca da gara, a sette. Si scende in cantina tutti i giorni, cercando di trovare i migliori compromessi con il lavoro - cambiando turni, chiedendo permessi, consumando qualche giorno di ferie – e soprattutto con le mogli e le fidanzate, senza la pazienza delle quali non ci sarebbe nessun armo in mare. Ci smuovono la passione, l’agonismo, l’amicizia, il gruppo, la voglia di sport, la tradizione. Soprattutto ci smuove l’amore per la nostra Livorno. Le domeniche d’inverno sta lì, silenziosa, affacciata sul viale Italia a guardarci mentre andiamo a fare fondo verso sud; d’estate invece ci viene incontro, chiassosa e sparsa nelle mille barche e barchette che rientrano dalla Meloria o dal Molo Nòvo mentre si esce per l’allenamento: ci si conosce tutti anche lì, quello è il mi’ cugino, quell’altro è l’amico di coso, quello lì vogava nel Pontino. Dove si va oggi, in Darsena, al Vestrini o in Canale che c’è vento? O dal Botteghi, o “a Elia”, e occhio ai mulinelli del rimorchiatore e accidenti (e anche di peggio) ai Piloti che ci fanno le onde di du’metri; e vai s’attacca il Venezia, anzi no, “testa in barca”, lo vedi ci vanno via perché battono più colpi? A quanto s’andava? Boh, io ‘on questo GPS un ci ‘apisco nulla. E l’Antignano ci presta la bòa e poi gliela riportiamo in cantina e nel rientro, agganciati alla gabbianella, si chiacchiera di voga, di finale, di attacco, di quella volta che il Minuti si mangiò mezzo barattolo di miele e poi svenne in gara o di quando “Pessi, l’hai vista la nave?”, “Ci fa ‘na sega la nave” e poi, dopo un colpo di sirena che ci spettinò, tutti in Capitaneria a pagare la multa per manovra pericolosa.
Finito l’allenamento si torna in cantina per la doccia. E si apre un altro capitolo: le Cantine. Sono la sede fissa della passione, popolate di personaggi che sono anche loro anime viventi della città. In cantina si sta dietro agli atleti, si organizza, si cerca di recuperare qualche sponsor e tra dirigenti e amici si litiga per un tresette, si parla di calcio, di politica, di pesca e ovviamente si sparla degli altri rioni, in una polemica continua. E di mattina si va al mercato da Pirro, a sentire le ultime novità sui regolamenti, su quanti timonieri si possono mettere in elenco… Ieri ho visto babbo e mamma, gli ho detto che il bimbo è valido, che ci si conta. Il bimbo sono io, anche se ho trentasette anni. Ieri a Tirrenia, al mare, sento vociare da dentro il bar: è un veneziano, che in quanto veneziano la sconfitta la digerisce malissimo (capita a chi vince spesso) e vorrebbe togliere il sorteggio delle boe perché per una volta è toccata loro la numero otto. E giù a discutere, in tre, in quattro, in cinque persone. A discutere e a voler bene alla nostra terra. E potrei continuare all’infinito, io che non sono nessuno; figurarsi se a scrivere fosse chi le pagine della storia del Palio le ha scritte per davvero.
Tutto questo per provare a far capire che il Palio ci lega al nostro territorio a doppio, a triplo filo. Di più, il Palio è un canapo da ormeggio che ci lega alla nostra città, il Palio è la nostra tradizione e la nostra storia, il Palio è la nostra identità. Basta salire su una gabbianella e seguire un allenamento di un gozzo qualsiasi per capire che QUELLA è Livorno. Il Palio non lo possiamo perdere. Sacrosante le parole del Sindaco Cosimi all’inizio della rivista di presentazione del Palio: “[...] L'auspicio è che le cantine delle sezioni nautiche, intrise di storia, di voci, di colori e di odori tipici, mantengano il loro essere luogo di ritrovo [...] in modo da creare anche nelle cantine l'occasione per stimolare e consolidare la coesione sociale della nostra città”. Dovrebbero essere sedici le cantine, sedici punti importanti, fondamentali, ma è da tanto che sono dodici, e pure a fatica. Avrei tanto voluto un rilancio per farle tornare sedici e floride, per avere tutti un settore giovanile e tornare alle vecchie coppe Lorenzini, la Barontini degli under 18, dove i rioni dovevano fare a turno per le barche perché erano troppo poche. Non riesco ad arrendermi al fatto che le cantine diventeranno solo otto, espressione non si sa di cosa. Mi dispiace che non ci saranno più promozioni e retrocessioni al Palio, che erano il sale della gara, ma soprattutto mi dispiace che le cantine diventeranno otto per motivazioni puramente economiche, proprio a discapito di quella coesione sociale di cui ci sarebbe così bisogno. A parte il fatto che secondo me varrebbe la pena di risparmiare su qualcos’altro o di mettere uno zero virgola sulle tasse per finanziare il Palio, comprendo pienamente che c’è la crisi, che il periodo è quel che è e compagnia bella. Ma mi dico anche: ma noi non siamo di Livorno? Ma a Livorno non s’è sempre fatto come ci pareva? Possibile che a Livorno, dove si comprava il vino a credenza e si viaggiava con la Mercedes, siamo stati inghiottiti dalla crisi come tutti gli altri? Siamo diventati anche noi solo dei consumatori? Siamo anche noi a pensare solo a iPhone, tv schermo piatto, macchina nuova e via dicendo? Dov’è finito il nostro spirito irriverente verso le convenzioni? E’ proprio nei momenti di crisi economica che si deve puntare su altro: se ci si convince che si vive di spread è finita, se invece dentro di noi c’è sempre la voglia di andare controcorrente, di godere di quello che Livorno ci può offire, anche se non rientra nel PIL, qualcosa si può fare. Magari partendo proprio dal Palio Marinaro. So bene che non si può tornare per legge a venti o trenta anni fa quando gli sciami di motorini seguivano i gozzi lungo la Barontini, perché in venti o trent’anni la società è cambiata tanto, sono cambiati i modi di aggregarsi e di divertirsi e la passione e il tifo per legge non si fanno. Penso però che il Palio sia un “prodotto” vincente, che semplicemente non abbia saputo evolversi e necessiti solo di una giusta promozione. Altrimenti non si spiega come decine di altri pali in giro per l’Italia, di livello nettamente inferiore al nostro, godano di maggiore salute. Per qualità agonistica arrivo a dire che non abbiamo niente da invidiare a nessuno, men che meno al Palio di Siena. Chiunque io sia riuscito a portare a vedere una gara remiera ne è rimasto affascinato, soprattutto quelli che non erano di Livorno. E allora godiamocelo, il Palio, fino in fondo.
Se fino a ora, dall’alto (amministrazione comunale, comitati vari e dirigenze delle cantine) non sono stati in grado di fare abbastanza, è forse il momento di provare ad aiutarli concretamente mettendoci del nostro, dal basso. Mi rivolgo ai vogatori, agli ex vogatori e a tutti quelli che amano questo mondo e che hanno capacità e idee. Io ho lavorato a un elenco di proposte, vorrei condividerle con tutti gli interessati e poi incontrare l’assessore allo sport nel mese di settembre, budget alla mano, per vedere se ci sono spiragli per rilanciare questa nostra bellissima tradizione. L'appuntamento per ora è sul gruppo Facebook "Laboratorio Palio Marinaro Livorno", aperto a tutti. Io cento lire per cominciare le butto, per farci smettere ne dovranno trovare mille: facciamo che non sia facile.
Gabriele Pritoni
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