Domande e risposte sul Nuovo Ospedale, in attesa del referendum del 28 novembre.
13 buoni motivi per dire di NO... e votare SI
È un referendum abrogativo, quindi chi non è d’accordo con il progetto dell’ospedale a Montenero Basso deve votare SI... ma soprattutto mobilitarsi in prima persona
- È davvero necessario costruire un nuovo ospedale a Livorno? Soltanto uno sciocco preferirebbe un ospedale vecchio a uno nuovo, si tratta di capire come e dove si costruisce.
- È vero che oggi i nuovi ospedali devono essere a monoblocco, cioè in un edifico unico? A venti chilometri da qui c’è l’ospedale di Cisanello, costruito di recente, con 1200 posti letto, e non è un monoblocco. Questo dimostra che si possono scegliere anche soluzioni diverse.
- Perché Montenero Basso non è una zona adeguata? È ai piedi di una collina, con caratteristiche idrogeologiche inadatte. I lavori per la nuova viabilità avrebbero un impatto ambientale devastante (basta guardare lo svincolo del Maroccone), e Livorno non può sopportare una nuova colata di cemento (20 ettari) dopo la Porta a Terra, Porta a Mare, Nuovo Centro, Salviano 2 e via dicendo. Per questo è meglio evitare nuove edificazioni.
- Ad opporsi alla costruzione del nuovo ospedale a Montenero Basso sono i residenti dei quartieri ricchi nelle vicinanze? Ad opporsi a questo progetto sono un po’ tutti. Lo dimostra il numero delle firme per il referendum, le prese di posizione del maggior sindacato della sanità e quelle di urbanisti e architetti livornesi. Si direbbe piuttosto che sono favorevoli solo le ditte che faranno i lavori.
- La battaglia contro il nuovo ospedale a Montenero è guidata dalla destra? La destra sta cercando di raccattare qualche consenso, ma se in Comune ci fossero loro farebbero le stesse cose. La battaglia contro il progetto-Montenero è una battaglia per la difesa dell’ambiente e della sanità pubblica, quindi una battaglia di sinistra.
- È vero che la costruzione del nuovo ospedale non verrebbe a costare una lira ai livornesi? Leggiamo ilsito di Rossi: “Il costo complessivo del nuovo ospedale sarà di 266.892.000 euro, di cui 185.413.000 a carico dell'azienda 6 di Livorno, e 81.479.000 da risorse private (project financing). Il costo dell'adeguamento delle opere infrastrutturali ammonta a 15 milioni di euro”. Dei soldi a carico dell’ASL circa 130 milioni verrebbero dalla vendita del suo patrimonio immobiliare. Il project financing in pratica è un prestito, per restituire i soldi poi bisogna regalare al privato diversi servizi.
- Con il nuovo ospedale i livornesi sarebbero curati meglio? Non è detto. Dipende da come verrebbe organizzato e dalle risorse umane e finanziarie a disposizione. Intanto ci sarebbero 200 posti letto in meno rispetto ad oggi, quindi servirebbero servizi alternativi al ricovero.
- È vero che costruire l’ospedale a Montenero Basso conviene perché i terreni sono di proprietà del Comune e quindi non è necessario acquistarli? Nessuno propone di comprare un terreno da un privato, quindi è un discorso che non ha senso.
- Allora qual è un’alternativa? Un nuovo ospedale all’interno dell’area di Viale Alfieri, dove sono stati già spesi per lavori 150 milioni di euro, 50 solo per il pronto soccorso nuovo. Costruire lì permetterebbe di non buttare via almeno una parte di questi soldi e anche di riqualificare le aree ex Pirelli e il Parterre, che diventerebbe il giardino del nuovo presidio.
- Ma se l’ospedale non viene costruito a Montenero Basso si perdono i soldi della Regione? No, il presidente Rossi ha detto più volte che a lui non interessa dove i livornesi decideranno di costruire il nuovo ospedale.
- È vero che l’assistenza territoriale e domiciliare verranno potenziate? Vendendo quasi tutte le strutture territoriali no di certo. E le “Società della Salute”, i consorzi tra Comuni e ASL che dovrebbero occuparsene, sono in alto mare, i Comuni non hanno più una lira e la Regione intende disimpegnarsi.
- Quale modello di sanità emerge dall’operazione nuovo ospedale? Intanto una sanità sempre più lontana dai cittadini: si parla di una sola ASL di area vasta incentrata su Pisa e sul suo ospedale, tre volte più grande del nostro e più qualificato. Poi una sanità sempre più controllata dai privati, attenta solo a ridurre la spesa, che taglia i posti letto ma non crea servizi alternativi al ricovero, e che investe sempre meno per l’assistenza domiciliare o territoriale, la salute mentale, la prevenzione e l’educazione sanitaria. La vera sanità invece è quella che si occupa dei fattori ambientali e degli stili di vita. Vogliono costruire l’ospedale nuovo e poi parlano di inceneritori, rigassificatori, discariche e navi dei veleni.
- Quali probabilità ci sono di vincere il referendum? Anche se sarà difficile raggiungere il quorum, una buona affluenza e una forte maggioranza contraria al progetto sarebbe una grande vittoria politica. Comunque non bastano le carte bollate, come dimostra la vicenda del rigassificatore. È necessario soprattutto mobilitarsi in prima persona.
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Partecipare, nonostante tutto
Nella vicenda del prossimo referendum del 28 novembre sul nuovo ospedale sono emerse tutte le miserie della politica livornese.
Com’è noto il referendum è stato promosso da un gruppo di residenti di Banditella, molti dei quali candidati o esponenti della Lista Lamberti alle ultime amministrative, che contestavano la localizzazione del nuovo ospedale senza indicare soluzioni alternative e senza esprimersi su questioni di carattere sanitario.
Su questa iniziativa oltre a Lamberti si è buttata a pesce la destra, quasi inesistente in città e sempre a secco di idee, che ha trovato un’occasione per creare qualche difficoltà alla maggioranza.
La sinistra di opposizione, invece, con poche eccezioni, a questa battaglia non ha creduto, un po’ perché non ha colto l’importanza della questione, un po’ per non “disturbare il manovratore”, un po’ per non mischiarsi con un comitato egemonizzato da altri.
Ciò nonostante è stato raggiunto il numero di firme necessario per la convocazione del referendum e qualcuno ha cominciato ad avere paura, anche perché in città l’idea del Nuovo Ospedale a Montenero non riscuote alcun consenso nemmeno tra gli elettori del sindaco.
Sono incominciate quindi le manovre per disinnescare il referendum, da parte di un’amministrazione che ha sempre visto la partecipazione popolare come il fumo negli occhi, salvo poi organizzare qualche inutile iniziativa d’immagine (Cisternino 2020, Pensiamo in Grande). Ricordiamo il referendum sul piano del traffico negli anni ’80, a cui i livornesi dissero no ma il piano si fece lo stesso, o il referendum negato (da Lamberti) sul rigassificatore offshore.
Non hanno tenuto conto nemmeno del “referendum” un po’ scherzoso sul colore della cupola del Palalivorno, che i livornesi volevano amaranto e che fu invece dipinta di celeste.
Anche stavolta non si sono smentiti: prima c’è stata la concessione del diritto di voto ai sedicenni e agli stranieri, senza che di questo fosse data comunicazione formale prima della raccolta delle firme. Una decisione che non è stata presa per allargare la partecipazione, ma solo per rendere più difficile il raggiungimento del quorum, partendo dall’idea perfino offensiva che sedicenni e stranieri non sono abbastanza maturi per andare a votare.
Poi è stato inventato un altro ostacolo al voto: il dimezzamento dei seggi che verranno allestiti rispetto a quelli che vengono aperti per le elezioni.
Poi ancora, la trasformazione del referendum da abrogativo a consultivo, con acrobazie di dubbia legittimità, ma che comunque non spostano il senso politico del referendum: una buona affluenza e una netta maggioranza di SI sarebbero una bocciatura netta per il progetto-Montenero e per chi lo ha ideato.
Nel frattempo, i “due sindaci” Lamberti e Cosimi hanno ritrovato l’armonia, grazie probabilmente alla promessa di qualche poltrona.
Qualcuno ha tirato i remi in barca e il referendum sembra ormai una partita dove l’avversario ha comprato non solo l’arbitro ma anche un paio di giocatori della tua squadra.
Ma è proprio per questo, per le difficoltà che questa battaglia comporta, che abbiamo deciso di impegnarci ancora di più. Perché è necessario battere un ceto politico abituato a truccare le carte e a decidere sempre senza curarsi dell’opinione dei livornesi.
E fermare un progetto che, come spieghiamo in queste pagine, è assurdo e dannoso per la sanità pubblica e per il territorio.
Per noi, comunque vada, sarà un’occasione per parlare di questi temi fondamentali e promuovere la costruzione di un’alternativa ambientalista e di sinistra. Progetto che porteremo avanti anche dopo il referendum.
Anche per questo non ci interessa più di tanto l’ultima polemica sul mancato finanziamento della viabilità nella zona sud della città da parte del governo. Non sappiamo se si tratta di un taglio definitivo che metterà la parola fine al progetto Ospedale a Montenero o se le varie cricche alla fine
si accorderanno. Sappiamo solo che se i livornesi vogliono un futuro diverso per la loro città non devono affidarsi ai partiti ma partecipare e decidere direttamente.
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Vertenza Livorno: chi siamo, cosa vogliamo
La rete Vertenza Livorno è nata per iniziativa di diverse persone e associazioni ambientaliste e di sinistra all’indomani delle ultime elezioni regionali, quando è stato eletto il nuovo presidente Enrico Rossi che in campagna elettorale aveva chiaramente esposto le sue idee sullo sviluppo della nostra città.
Secondo Rossi se la provincia di Livorno vuole avere un futuro deve diventare il “distretto energetico” della Toscana, cioè deve rassegnarsi a ospitare le attività produttive più nocive, quelle che nessun altro vuole.
Rossi ha citato come esempio virtuoso perfino le famigerate “navi dei veleni”, che anni fa trovarono ospitalità nel nostro porto portandoci il loro carico di rifiuti tossici.
A ben guardare i progetti di Rossi sono già realtà da un bel pezzo. La nostra provincia produce il 75% dell’energia di tutta la Toscana, ha tre poli industriali ad alto rischio (Livorno, Rosignano e Piombino) e per questo motivo è la seconda provincia più inquinata d’Italia (dopo Taranto). In cambio ne ricava pochi posti di lavoro e un reddito medio per abitante che è del 21% inferiore alla media regionale, per cui è evidente che non ha funzionato neanche la logica (folle) di svendere la salute dei cittadini in cambio di soldi.
Livorno e la sua provincia sono infatti una delle aree d'Italia più esposte all'insorgenza dei tumori; in città i quartieri più colpiti dai tumori e in generale dalle malattie con cause ambientali sono quelli a nord - est, cioè quelli vicini alla zona industriale, inceneritore, centrale ENEL e attività portuali. In definitiva si può con certezza affermare che a Livorno si muore molto per tumore, ma a morire sono soprattutto gli abitanti dei quartieri popolari situati in prossimità delle attività più inquinanti. E i poveri muoiono per tumori molto più dei ricchi.
Ma la classe politica locale e regionale ha intenzione di peggiorare ancora questa situazione: sono in corso i lavori per il rigassificatore offshore (per il quale a suo tempo è stato negato, dall’allora sindaco Lamberti, il referendum richiesto dai livornesi), c’è l’ipotesi di un secondo rigassificatore a Rosignano, si parla di un nuovo inceneritore che dovrebbe bruciare a Livorno la spazzatura di mezza Toscana, poi c’è la questione delle discariche, come al Limoncino, delle centrali a biomasse per la produzione di elettricità che bruciano olio di palma (di cui due a Livorno in ambito portuale e una a Piombino, già autorizzate, e una a Campiglia da autorizzare), piccole ma estremamente inquinanti, dei progetti dell’ENEL per convertire a carbone una parte della centrale di Torre del Sale e a biomasse una parte della centrale del Marzocco, del traffico sempre più caotico e inquinante, e cosi via.
È un modello di gestione del territorio dove il privato gioca da tempo un ruolo pesantemente speculativo specie nel campo edilizio (vedi Salviano 2, Porta a Terra, Nuovo centro e il progetto in buona parte “abortito” della Porta a mare)
Lo spacciano per “sviluppo”, in realtà è il solito vecchio sistema del profitto per il privato e dei tumori per la popolazione.
È per questo dunque che è nata Vertenza Livorno: vogliamo che nella nostra provincia finalmente vi sia una migliore qualità della vita e del lavoro, che si raggiunge soprattutto con la prevenzione, l’educazione sanitaria e il rispetto dell’ambiente.
Sosteniamo ad esempio lo sviluppo delle energie rinnovabili e promuoviamo la raccolta differenziata dei rifiuti.
Attività che dove sono state realizzate hanno portato anche reddito e occupazione, senz’altro più delle produzioni di morte tanto care ai nostri politici. .
La nostra neonata rete si è subito trovata di fronte il progetto assurdo del nuovo ospedale a Montenero, dove oltre a una nuova devastazione ambientale si prospetta anche un modello di sanità sempre meno pubblica che va proprio nel senso opposto a quanto dicevamo prima.
Oggi le ASL sono in mano a funzionari di nomina regionale che hanno solo il mandato di tagliare le spese. Con il nuovo ospedale da un lato si riducono fortemente i posti letto, dall’altro si svendono quasi tutte le strutture territoriali. Dove andrà chi non verrà più ricoverato? Non c’è un piano di rafforzamento dell’assistenza territoriale e domiciliare, quelle che per prime vanno incontro ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e delle famiglie, che già oggi per affrontare problemi come l’handicap, il disagio mentale, le malattie croniche sono costrette a spendere gran parte del loro reddito (pensiamo alle cosiddette badanti).
La prevenzione è un settore considerato di serie B, e vi sono sempre meno controlli sui posti di lavoro. Sempre più servizi vengono affidati a ditte e cooperative private al solo scopo di risparmiare sul costo del lavoro, peggiorando l’assistenza e creando precarietà. Non si fanno più concorsi e i dipendenti che vanno in pensione non vengono rimpiazzati.
Non ci sono i soldi neanche per le associazioni che gestiscono le ambulanze!
È l’ora di finirla di tagliare la spesa pubblica quando c’è un’evasione fiscale paurosa a cui nessuno vuole mettere davvero un rimedio.
È inutile allora di parlare di nuovo ospedale.
Per tutti questi motivi Vertenza Livorno ha scelto di combattere la sua prima battaglia contro il progetto del Nuovo Ospedale a Montenero, non tanto e non solo perché il posto non ci piace ma perché il nostro modello di sanità è completamente diverso da quello dei burocrati e dei politici.
Per una sanità che funziona, per avere servizi che rispondano ai bisogni di tutti, i livornesi devono tornare a farsi sentire e a decidere.
A Vertenza Livorno aderiscono: Assemblea permanente per la Partecipazione Livorno, Medicina Democratica, Comitato contro il rigassificatore offshore, Cittadini Ecologisti, Sinistra Critica, Partito Comunista dei Lavoratori
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Ospedale Nuovo? SI, in Viale Alfieri!
Fino al 2008 Comune e ASL avevano intenzione di realizzare il nuovo Ospedale all’interno dell’area di Viale Alfieri, costruendo un nuovo blocco al posto degli attuali padiglioni 4, 5, e 6 e proseguendo le ristrutturazioni in corso ormai da anni negli altri reparti.
Questi lavori sono già costati, si calcola, 150 milioni di euro, di cui 50-60 solo per il nuovo Pronto Soccorso, e quindi sembrava logico far rimanere l’ospedale dov’è ora utilizzando i servizi nuovi o ristrutturati e non buttando via i soldi spesi.
L’area di Viale Alfieri fra l’altro è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, è situata nei pressi della Stazione ferroviaria e della Variante Aurelia, con parcheggi vicini già aperti (Via Pio Alberto Del Corona, Piazza Maria Lavagna) e ampie zone dove è possibile realizzarne di nuovi (capannoni ex Pirelli oggi in rovina).
Inoltre con questa operazione si potrebbe riqualificare il vecchio Parterre come giardino del nuovo Ospedale.
Che cos’è successo dopo? Il Comune ha cambiato idea e ha voluto imbarcarsi nell’assurda operazione dell’Ospedale a Montenero.
Un’operazione molto più costosa, che porterebbe alla cementificazione di una zona che è uno dei polmoni verdi della città, molto più difficile da raggiungere a meno che non venga rivoluzionata la viabilità di diversi quartieri, con altri costi e altri danni ambientali.
Un’operazione folle che prevede anche l’abbattimento della residenza per anziani Pascoli, che poi dovrebbe essere ricostruita all’interno dell’attuale Ospedale!
Una decisione talmente insensata che non può essere stata determinata da considerazioni di carattere sanitario, ma più che altro dagli interessi dei costruttori, che si vedrebbero beneficiati da una cascata di soldi sia per i lavori del nuovo ospedale a Montenero, sia per la possibilità di edificare palazzine nell’area di Viale Alfieri.
Ma per i privati ci sarebbe anche un altro vantaggio: metterebbero le mani sull’intero patrimonio immobiliare dell’ASL, come le strutture dove ora sono ospitati servizi importanti per i quartieri e anche edifici di grande pregio, che forse finora sono stati utilizzati male ma che sono comunque proprietà di tutti noi.
Ad esempio l’attuale sede ASL di Monterotondo, che ha 11 ettari di parco, che rimanendo pubblica potrebbe diventare una residenza per anziani o una scuola...
Intanto, proprio per fare cassa, hanno già cominciato a svendere, non solo a Livorno ma anche in tutta la provincia.
Un esempio di quanto tengano in considerazione le esigenze dei livornesi, soprattutto anziani, l’abbiamo già visto: hanno chiuso il distretto di Via Ernesto Rossi creando disagi a chi risiede nel centro storico, e che dovrebbe andare in Viale Alfieri o addirittura a Salviano.
Naturalmente tutte queste decisioni vengono prese senza ascoltare l’opinione dei livornesi.
Per questo è importante abrogare la delibera che prevede la localizzazione del nuovo Ospedale a Montenero: è una gigantesca operazione speculativa che va fermata, riaffermando che su temi importanti come la sanità devono decidere tutti i cittadini e non i politici o quattro funzionari mandati dalla Regione.
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