Il rigassificatore è senza dubbio la struttura più importante che il nostro territorio dovrà sopportare nel prossimo futuro non solo e non tanto per l’investimento, attorno agli 800 milioni di euro che, come vedremo, avranno ricadute minime sulla città, quanto per l’impatto ambientale (clorazione del mare ed emissione di notevoli quantità di gas serra) e il rischio di incidente devastante.
Negli anni passati il vasto e variegato movimento contro il rigassificatore ha “smontato”, possiamo dire pezzo per pezzo, il progetto dimostrando in modo incontrovertibile le lacune dell’iter autorizzativo che ha avuto esito favorevole solo per la volontà dei governi centrali, di destra come di sinistra, e delle amministrazioni locali, Regione e Comune soprattutto. D’altra parte non poteva essere diversamente: dietro la OLT si sono mossi e si muovono interessi enormi, quelli di multinazionali come ENI, Endesa ,E.On per non parlare delle varie ex municipalizzate di grandi città, ora consorziate nella società Iride, tutte realtà economiche potentissime in grado di “pilotare” le scelte dei governi nazionali e locali.
Da quello che si sa il progetto sta trovando grosse difficoltà tanto che l’inaugurazione del terminale, inizialmente prevista per il 2009 è via via slittata prima al 2011, poi al 2012 e adesso, sembra, al 2013. Le difficoltà maggiori sono state riscontrate nella riconversione a terminale galleggiante della gasiera “Golar Frost”. Tale riconversione è iniziata nel giugno 2010 nei cantieri del Dubai ma i ritardi si sommano ai ritardi tanto che nelle riviste specializzate si parla di un contenzioso economico fra la SAIPEM, che cura la riconversione della gasiera per conto della OLT, e i cantieri dell’Emirato che, evidentemente, si sono dimostrati incapaci di rispettare i tempi di consegna. Sempre sulle riviste specializzate si sono lette anche critiche alla scelta di SAIPEM poiché i cantieri del Dubai non sarebbero in grado di affrontare e risolvere i problemi legati alla realizzazione del primo terminale galleggiante di gas del mondo. Inutile sottolineare che queste notizie, naturalmente tenute accuratamente nascoste dai quotidiani cittadini, accrescono i timori sulla sicurezza dell’impianto.
Mentre le difficoltà del progetto vengono sottaciute alla città, i cacicchi locali non mancano di partecipate alle conferenze stampa organizzate dalla OLT per magnificare gli impatti del rigassificatore sull’economia locale. Si assiste così a scene squallide come quella che ha visto il sindaco Cosimi “smentire” la stessa OLT. Nella conferenza stampa del 27 novembre 2011 l’amministratore delegato OLT, tale Pallano, aveva sostenuto che le ricadute del progetto sulla città saranno di 400 milioni di euro (in vent’anni …) ma nella stessa conferenza stampa Cosimi si è affrettato a sostenere che la cifra esatta è di 420 milioni … evidentemente la OLT aveva sbagliato i conti! Questo a dimostrazione della serietà con cui viene gestita da sempre tutta la faccenda. Se non fossero cose serie che rischiano di avere conseguenze devastanti sulla popolazione ci sarebbe da ridere. Invece bisognerebbe piangere
In realtà si tratta solo di propaganda stile cinegiornali Luce di triste memoria. Gran parte di questi 420 milioni (in vent’anni …), esattamente 360 milioni, deriverebbero dalla “gestione e manutenzione” del terminale. Si tratta di circa 18 milioni di euro l’anno, una cifra spropositata che, se vera, non può che preoccupare: di quali lavori di gestione e manutenzione così costosi avrà bisogno la nave terminale? Sarebbe interessante che qualcuno ce lo dicesse ma una simile domanda non è stata fatta dai servili quotidiani locali, abituati a scrivere e tacere, evitando anche solo di pensare. Il resto delle ricadute riguarda il catering (10 milioni cioè 500mila euro l’anno) e la sorveglianza curata dalla Società Fratelli Neri (50 milioni, cioè 2,5 milioni l’anno).. La OLT sostiene che la Fratelli Neri dovrà impiegare 27 addetti nel servizio al terminale. A questo proposito sarebbe interessante sapere quanta nuova occupazione prevede la società livornese, domanda interessante che però resta senza risposta, perché, come sempre, nessuno l’ha fatta.
Fra le ricadute la OLT ha inserito anche il finanziamento di 16 milioni (in vent’anni … cioè 800mila euro l’anno) al Centro di biologia marina di Livorno. Cifra che farà molto comodo al boccheggiante istituto che, in passato, ha avuto fra i suoi dirigenti anche consulenti OLT.
A parte segnalare le squallide manovre propagandistiche che caratterizzano OLT e politicanti locali (a proposito ma l’opposizione dov’è?) è centrale un’altra questione: il terminale di rigassificazione ha un futuro? Non è paradossale domandarselo oggi, quando ancora siamo lontani dalla sua inaugurazione. Senza ammorbare il lettore di cifre, che comunque possono essere facilmente consultate in rete a questo indirizzo dgerm.sviluppoeconomico.gov.it/dgerm/bilanciogas.asp , è noto che in Italia la richiesta di gas è crollata. I consumi di gas sono aumentati notevolmente dai primi anni 2000 fino al 2008 per poi diminuire verticalmente, tanto che nel 2011 (dati aggiornati ad ottobre) si era consumato meno gas che nel 2004. Gran parte del gas è impiegato nelle centrali per la produzione di energia elettrica che oggi, complice la crisi economica ma anche la concorrenza di solare ed eolico, non lavorano più a pieno regime. Il nuovissimo rigassificatore di Rovigo, il secondo in funzione in Italia, a fronte di una potenzialità di 8 miliardi di metri3, nel 2010 ne ha lavorati circa 7 miliardi e nel 2011 non riuscirà a fare meglio. Il vecchio rigassificatore di Panigagliaha una capacità di 3,5 miliardi di metri3 di gas ma nel 2010 ne ha lavorati 2 miliardi cifra che stenterà a raggiungere nel 2011.
Insomma, complice anche il tipo di contratti che legano esportatori ed importatori di gas, oggi in Italia di gas ne arriva troppo. E’ lecito quindi domandarsi se il rigassificatore di Livorno non rischi di diventare una “cattedrale nel deserto”. Francamente questa ipotesi non ci preoccupa affatto: visto il danno ambientale e i rischi di incidente (a proposito: ma che fine hanno fatto le 12 richieste di chiarimento e i 66 rilievi della commissione internazionale sulla sicurezza dell’impianto?) quella di un rigassificatore senza lavoro sarebbe una notizia positiva. C’è solo un problemino. Pochi sanno che per incentivare la costruzione dei rigassificatori il governo Prodi garantì la copertura di gran parte dei costi. Insomma, grazie alla delibera 178 emanata dall’Autorità per l’energia nell’estate 2005 “per aiutare la competizione”, lo Stato italiano ha incentivato la costruzione di rigassificatori azzerando di fatto il “rischio di impresa” per le società che vogliono entrare nel business del GNL. All’interno di questa delibera l’Autorità per l’energia ha infatti inserito (articolo 13, comma 2) un “fattore di garanzia che assicura anche in caso di mancato utilizzo dell’impianto la copertura di una quota pari all’80% dei ricavi di riferimento” per i costi fissi del terminale, che a loro volta costituiscono circa il 95% dei costi dell’impianto. Così, se le società che gestiscono il terminale non riusciranno ad avere il GNL, cosa che (come abbiamo visto) è molto probabile, interviene lo Stato italiano prelevando i soldi dalle bollette dei consumatori finali, cioè dai cittadini.
Per questo le banche sono ben contente di finanziare i rigassificatori. Tanto, male che vada, paga Pantalone. Come sempre
per senzasoste.it, Aristide Colli
31 dicembre 2011
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