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A 4 mesi dal referendum: niente è cambiato

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Continuiamo a pagare il 7% di remunerazione del capitale in bolletta e i servizi pubblici sono in fase di privatizzazione o di allontanamento dal territorio tramite gare regionali o interessi di grandi partner privati. E per comprare l'acqua il comune vuole vendere il ramo del gas, unica vera fonte di ricavi da parte di Asa

asa_operaiQuattro mesi, tanto è passato dal giorno dei referendum. Tanto è passato dal giorno della nostra vittoria, una vittoria fatta di voglia di partecipare e voglia di “contare” in una nazione, l’Italia, dove la volontà dei cittadini è messa sempre più in secondo piano. In una cosiddetta democratica il voto di 27 milioni di cittadini avrebbe avuto il suo peso all’interno delle decisioni di governi ed amministrazioni locali. Da noi in questi quattro mesi non è successo così. A livello nazionale il dibattito politico si è rivolto a recepire la volontà di istituzioni e “personaggi” che poco hanno a che fare con la voglia dei cittadini di essere protagonisti delle decisioni che riguardano il futuro di tutti mentre i desideri di BCE o del Marchionne di turno vengono recepite e messe in pratica ad una velocità mai vista prima all’interno.

A livello territoriale sembra che tutto si sia esaurito con la risoluzione della crisi estiva della Giunta  con il conseguente documento di programma presentato dal sindaco Cosimi. Riguardo i Servizi Pubblici Locali il documento pare abbastanza fumoso: Su ASA viene espressa una vaga volontà di ripubblicizzazione senza chiarire come e quando; su ASA TRADE (società di commercializzazione gas) invece la volontà è quella di vendere a privati; su ASA distribuzione gas sembra che l’Amministrazione sceglierà di non partecipare alla gara di affidamento del servizio a Livorno ed altri 4 Comuni della provincia. Su AAMPS si avvia il processo di privatizzazione a cui il gruppo IREN (partner privato di ASA) sembra molto interessato. Il tutto condito dalla realizzazione della terza linea dell’inceneritore; su ATL pende la spada di Damocle del bando regionale per la gestione di tutto il TPL toscano con ridimensionamento di personale e corse.

Con l’alibi dei tagli del governo, stiamo perdendo di giorno in giorno il significato, non solo tecnico ma politico, espresso referendum di giugno e stanno cercando di far passare l’idea che il privato sia indispensabile. Tuttavia 27 milioni di Italiani e 7 livornesi su 10 con il voto di giugno hanno urlato alla politica che il privato non risolve i problemi delle gestioni di servizi pubblici locali, anzi, in alcuni casi, amplifica tali problemi. Qualcuno potrebbe obiettare che l’abrogazione dell’art.23 bis non obbliga nessuno a ripubblicizzare i servizi pubblici locali, ma è anche vero che sull’altro quesito (cancellazione del 7% di remunerazione del capitale investito in tariffa) non ci possono essere dubbi. Il 7% deve essere tolto dalla tariffa.

Invece di discutere ed aprire il più possibile la discussione su tali temi, in città vediamo settimanalmente uscire paginate che riguardano ASA. Prima la sparata sui bilanci ASA, poi addirittura la dichiarazione del presidente Del Nista riguardo ad assunzioni tramite concorsi pubblici di elettricisti ed idraulici, poi ancora la polemica sui costi del personale. Innanzitutto non dobbiamo permettere che gli stessi che hanno creato questa situazione rimangano lì a decidere del nostro futuro.  Quelli che prima ci avevano detto che con l’ingresso di partner privati con il 40% del capitale sociale la gestione sarebbe rimasta pubblica, ma che poi nella pratica le scelte le dettavano i privati; gli stessi che hanno creato la nuova figura (con nuovo stipendio e nuovi benefit) di Direttore Generale per far pesare di più la parte pubblica rispetto a quella privata ma così non è stato.

La voglia di partecipazione dei cittadini e l’evidente fallimento della politica della svendita ci deve portare a ribadire che la crisi economico-finanziaria può essere superata solamente ribadendo la difesa del bene comune soprattutto in una città come Livorno che al referendum ha risposto con un chiaro: “Capoluogo di Provincia con la più alta affluenza alle urne”. Il sindaco lo sa e sta tergiversando per dare una risposta politica che possa quantomeno sembrare in linea con il responso referendario. Ma è ben chiaro che questa ripubblicizzazione non la vuole nessuno: non la vuole in primis il presidente Del Nista che aveva già dichiarato la sua contrarietà al referendum, non la vogliono le banche e il Monte dei Paschi di Siena di cui Del Nista fa delegato politico. Così come non vogliono che venga cancellata dalla bolletta la remunerazione del capitale del 7%. A meno che non si scelga di vendere ASA TRADE per ripubblicizzare Asa in modo da liquidare i privati che poi si getterebbero a capofitto sul remunerativo business della distribuzione gas. Ma questo sarebbe un danno per la collettività. Infatti, se perdiamo ASA TRADE e la distribuzione del gas, come penserà l’eventuale azienda pubblica di coprire i costi del servizio idrico integrato? Con i soli ricavi delle bollette dell’acqua facendoci lievitare ancora di più le tariffe?

La cittadinanza ha indicato a chi amministra quale deve essere la strada da intraprendere. Ora sta a loro rispettare il voto referendario e perpetrare l’interesse pubblico in settori strategici e servizi di vitale importanza. Se non sono in grado, se ne vadano.

red. 12 ottobre 2011

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