Narrano diversi testimoni oculari che Alessandro Cosimi sia rimasto visibilmente scosso dalla contestazione di inizio settembre. E non è che qualche colloquio privato con presunti portatori di saggezza abbia aiutato a risolvere la situazione. Quello che sta accadendo a Livorno è assolutamente inedito. Esperienza e comportamenti di un mondo che fu non servono a molto salvo a perseverare negli errori.
Se si ha bisogno di una data per mettere in calendario le sue dimissioni di fatto da sindaco della città è probabilmente quella. Senza andare a sondare dietro le quinte di una città dove, da sempre, quello che non emerge è più importante di quello che emerge, ci sono tre fatti che mostrano che il sindaco non c'è più. La vicenda di via Grande, che riguarda l'assetto del centro città e un progetto pluriennale, quella Rossignolo, che parla di una mancata riconversione produttiva da oltre cinque anni, e quella della Wass. Che, potenza del simbolico, rappresenta il possibile ultimo siluro alla filiera produttivo-finanziaria- immobiliare immaginata da Cosimi. Se salta o se si ridimensiona Wass non solo si perdono centinaia di posti di lavoro ma vanno anche a farsi benedire un insediamento strategico al nuovo Centro e, di conseguenza, qualche project financing. E' un piccolo mondo di una imprenditoria e di una politica minori, che cercano di imitare più vasti disastri bipartisan costruiti in altre regioni, che mostra quindi la piena incapacità di procedere. Peccato sia stato così compromesso il futuro di un territorio. Se, al di là degli adetti ai lavori, se di quello che è accaduto a Livorno se ne accorgesse il grande pubblico sarebbe materia per una Norimberga di una classe politica, imprenditoriale, sindacale.
L'unico intervento pubblico che Cosimi ha fatto, riportato dal fido Tirreno, non è stato quindi da sindaco ma da curatore fallimentare. Riguarda le norme del patto di stabilità e gli incentivi che contiene alle dismissioni delle partecipazioni pubbliche alle aziende municipalizzate.
Solo un liquidatore può infatti pensare all'opportunità, sotto forma di sconti contenuti nel patto di stabilità, di dismettere patrimonio pubblico in cambio di soli profitti privati e di un ulteriore deterioramento del tessuto occupazionale del territorio.
E qui si conviene che il dispositivo delle norme contenute nella finanziaria "patriottica", approvata la scorsa settimana, è forzoso e stringente. Ma la difesa di un territorio passa da comportamenti politici, adatti ad una situazione eccezionale, non dal rivestire il ruolo di liquidatore fallimentare dei beni pubblici di una città.
Con le dimissioni di fatto di Alessandro Cosimi da sindaco della città viene però fortunatamente a cadere un equivoco, ben conosciuto dagli studiosi della politica sui territori. Quello che vuole il sindaco eletto della coalizione vincente anche come figura leader di una città. In grado di indicare un orizzonte, mobilitare risorse, esssere presente nei momenti di emergenza.
Meno male, si potrebbe dire. Ma nel momento in cui si registra finalmente la fine dell'equivoco del sindaco leader, del mito dell'impresa che riparte e crea posti di lavoro (le imprese a Livorno ristrutturano per risparmiare posti di lavoro) il panorama sociale e politico livornese appare marcatamente sinistrato.
Si guardi alle forze politiche ufficiali. Qualche settimana fa, il segretario dell'Unione comunale del PD auspicava un'assemblea cittadina di tutte le forze che si opponevano al governo Berlusconi. Cercando di ricavare dagli schieramenti nazionali uno schema politico efficace a livello locale. E adesso?
per Senza Soste, nique la police
18 novembre 2011
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