Livorno come Parigi di fine ‘700? No, non stiamo parlando della straordinaria somiglianza (?) di Piazza del Municipio con Place Hotel De Ville, ma dello spettacolo al quale si assisteva quando qualche nobile era portato verso il tragico destino di vedersi mozzare la testa. Allora, le urla del popolo si levavano contro quei “poveracci” (si fa per dire) ed era un bene se riuscivano ad arrivare sani e salvi davanti al boia. Così oggi a Livorno le grida del popolo vengono fuori dalle locandine dei quotidiani che annunciano l’arresto di alcuni personaggi eccellenti. Si tratta, com’è noto, di Dirigenti del comune, liberi professionisti e imprenditori, il tutto annaffiato da versamenti su conti correnti e sequestro di documenti compromettenti. Nei bar e nei ritrovi popolari la voce è: ”C’è del marcio in Danimarca”. La sensazione che invece si ha, parlando con chi conosce quei personaggi, ci lavora o ci ha lavorato insieme, è l’incredulità. Pare impossibile che dirigenti e persone del genere, stimati da colleghi e amici, oltre che dai politici che li hanno scelti come dirigenti, siano finite in questo tritacarne.
Ci vorrà del tempo per conoscere i particolari di tutta la vicenda, e per i notiziari locali ci sarà occasione per riempire ancora paginate di cronaca. Certo è che a Livorno fino a quando non si muove la magistratura sembra che tutto vada bene e guai a chi osa mettere in dubbio la regolarità del sistema. Poi arrivano i giudici e, per la gente comune, un indagato o un arrestato è una carogna di sicuro, salvo che non sia Berlusconi, perché in quel caso, secondo la maggioranza degli italiani, sono i giudici a essere carogne.
Il fatto che sconcerta di questa vicenda livornese (almeno a leggere le cronache) è che un Dirigente comunale, socio (quindi comproprietario) di una ditta possa assegnare a quella stessa ditta lavori per centinaia di migliaia di euro. Legittimo, non legittimo, di sicuro inopportuno per un dirigente pubblico. Forse sarebbe stato meglio passare attraverso una procedura pubblica come una gara d’appalto.
Ma meccanismi di controllo interno non ce ne sono praticamente più perché sia nel campo dell'affidamento dei lavori sia nel campo dell'assunzione di personale hanno smantellato praticamente tutte le regole, con il pretesto di aziendalizzare.
Non vorrete mica che dei top manager come quelli che mettono a gestire le aziende perdano tempo con lacci e lacciuoli... E allora il più delle volte oggi le procedure sono lente lo stesso ma i lavori li danno a chi vogliono, così come assumono gli amici degli amici. Ci sarebbero i revisori, ma anche loro il più delle volte “tengono famiglia”: ricordiamo qualche anno fa quando nella delibera regionale di nomina dei revisori delle ASL venne candidamente indicato il partito di appartenenza, come se fossero stati dei consiglieri comunali... e anche questo gli sembrava normale...
La sensazione che si ha è che in un sistema profondamente imbevuto di clientelismo come il nostro si sia perso perfino il senso di quello che è regolare e quello che è irregolare, tanto che l’irregolare diventa addirittura prassi comune e tante “brave persone” lo fanno disinvoltamente. Così come altre brave persone ti passano avanti nei concorsi truccati e gli sembra normale, perché ormai trovare le maniglie fa parte della "preparazione", e se arrivi dopo di loro è come se tu avessi studiato di meno.
E il problema oggi è proprio questo, che sembra tutto perfettamente normale.
Per senza Soste, Al Vino Tempola e Ciro Bilardi
19 marzo 2010
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