A quasi sei mesi di distanza dall’incidente del cargo Venezia, la situazione può essere dunque sintetizzata così: un bidone ripescato per caso (aperto), 95 bidoni individuati e in attesa di recupero, 102 bidoni “desaparecidos”.
Il recupero dei 95 bidoni non è per niente scontato e, come spesso abbiamo scritto, anche se fossero ripescati ormai con ogni probabilità il contenuto sarebbe già da tempo sversato in mare a causa dell’enorme pressione a cui sono sottoposti. Fin da febbraio si leggeva sulla stampa locale che nella zona interessata erano “visibili limitate quantità di materiale sfuso sul fondo”. Figuriamoci adesso che sono passati altri tre mesi e mezzo. Ma si può stare tranquilli: il sindaco-medico Cosimi dice che ci vogliono almeno cinque anni perché ci sia una contaminazione della catena alimentare.
Degli altri 102 bidoni (più di 20 tonnellate di sostanze tossiche delle 40 totali) non solo non si è trovata traccia, ma la notizia di questi giorni è che la Grimaldi sembra del tutto intenzionata a non avviare neppure le ricerche.
Dopo sette diffide trascorse inutilmente, la Grimaldi non solo non è stata in qualche modo sanzionata, ma i mitici “Tavoli tecnici” in cui doveva essere deciso il da farsi non sono serviti neppure a chiarire il da farsi: per il Comune deve intervenire la Capitaneria, per la Capitaneria un’ingiunzione può essere emessa solo dalla Magistratura, per la Regione sono gli Enti locali che devono controllare le operazioni.Ora torna in ballo l’ipotesi di un intervento della Marina Militare, ma ancora non è chiaro chi deve attivarla e con quale procedura poi le spese possano poi essere addebitate alla compagnia.
Fin dall’inizio si sapeva che le operazioni si sarebbero dovute svolgere rapidamente perché i bidoni non avrebbero resistito più di due mesi alla pressione, ma nessuno si è preoccupato di predisporre un piano che potesse evitare il disastro in tempi utili.
Tutti ad aspettare i comodi della Grimaldi, tra navi che vengono noleggiate per qualche giorno e poi se ne vanno altrove perché impegnate in altre operazioni, rinvii continui, piani presentati e poi non rispettati, o che neanche vengono presentati…
La Grimaldi peraltro aveva già fatto intendere di non essere per niente propensa a spendere soldi per il recupero dei bidoni. Tempo fa, su un giornaletto degli imprenditori marittimi un addetto stampa scriveva: “Mi consentirete di chiedermi, sulla base delle leggi dell’economia, se il gioco vale la candela: ovvero se le spese che si stanno affrontando per la ricerca dei bidoni -e che si dovranno affrontare per l’eventuale recupero- sono commisurate o meno alla loro reale pericolosità· (...) Come certo saprete, la società· che aveva spedito i bidoni per lo smaltimento sostiene che non sono inquinanti per l’ambiente (...). Tutta la vicenda mi sembra ammantata di demagogia, di semplicioneria e di quel pseudo-ambientalismo da bar che già·tanto male ha fatto al Paese”.
L’esito finale di questa vicenda dunque era abbondantemente annunciato: un bilancio catastrofico, frutto di un cocktail micidiale: un totale disprezzo per l’ambiente e la salute dei cittadini, un’incompetenza tragicomica e la sudditanza agli interessi del privato.
Si era capito fin da quando il sindaco Cosimi aveva finto di non essere stato avvertito tempestivamente dalla Capitaneria, per essere poi clamorosamente smentito. Poi ha spiegato che sì, in Comune era arrivato un fax della Capitaneria, ma non c’era scritto che era urgente. E in ogni caso avevano dichiarato il “livello di allerta zero”, il che significa praticamente non fare assolutamente nulla. Il sindaco da un po’ non rilascia neanche più dichiarazioni di alcun genere sulla vicenda dei bidoni, e visti i precedenti non gli si può dar torto.
Dal canto suo, il commissario fiorentino all'ambiente Grassi, uno che è venuto esplicitamente a Livorno per scontrarsi frontalmente con i comitati dei cittadini e garantire la libertà d’impresa, dice di “apprendere dalla stampa” lo svolgersi degli eventi.
Ma di che parlano nei vari “vertici” che fanno in Prefettura? Non ci stupisce che, contrariamente a quanto richiesto da Vertenza Livorno, le associazioni ambientaliste non siano mai state invitate…
Ieri Grassi se la prendeva con la Grimaldi perché, dice lui, ha tentato di nascondere la gravità del disastro. Ma perché, il contenuto dei bidoni non gli era noto? In riunioni dove ci sono il Ministero dell’Ambiente, la Regione, la Capitaneria, l’ASL , l’ARPAT non erano chiari i pericoli e la necessità di intervenire subito?
L’ARPAT, per inciso, è l’Ente che ha aspettato quaranta giorni prima di analizzare il contenuto dei fusti rimasti a bordo del Venezia, e scoprire così che le schede di carico contenevano informazioni false o errate: si parlava di cobalto ma non di nichel. Sostanze diversamente solubili in acqua: quindi il ritardo dell’ARPAT ha avuto delle conseguenze importanti sui tempi e le modalità delle operazioni di recupero. Ma nessuno, naturalmente, ha dovuto rendere conto di questi ritardi.
E la Magistratura? A tutt’oggi l’unico indagato è il comandante del Venezia, Pietro Colotto, per i reati di disastro colposo, pericolo di naufragio e violazione della legge in materia di sversamenti colposi.
Nessun giornalista si è sognato di intervistare il PM Masini, titolare dell’indagine, per chiedergli se questi reati sono stati accertati, se bisogna aspettare altri tre o quattro anni, se è finito tutto in una bolla di sapone o se non si ritiene doveroso mettere sotto inchiesta altri soggetti. Eppure la Magistratura in questo Paese non sembra del tutto “impermeabile” e indiscrezioni continue vengono pubblicate dalla stampa sui casi più svariati, dal calcioscommesse al Bunga Bunga.
L’impressione è che da parte di tutti i protagonisti della vicenda si voglia prendere tempo, e che non ci sia l’intenzione di imporre alla Grimaldi di farsi carico, dal punto di vista penale, organizzativo e patrimoniale, del disastro che ha provocato. C’entrano qualcosa gli interessi legati alla presenza in porto della compagnia napoletana?
Per questo, anche se sulla faccenda dei bidoni è diventato perfino noioso scrivere e si rischia di ripetere cose che diciamo da mesi, è necessario continuare a chiedere con forza almeno tre cose: l’immediato recupero dei bidoni a totale carico della Grimaldi, le dimissioni degli amministratori incompetenti e l’avvio di procedimenti legali per chiarire tutte le responsabilità e chiedere i dovuti risarcimenti.
Ormai non ci stupisce più di tanto il silenzio di molte associazioni ambientaliste e della cosiddetta opposizione: quella che non si capisce è la rassegnazione dei quelle categorie del settore della pesca e del turismo che sono direttamente coinvolte dal disastro.
Ma forse l’abitudine alla palude politica in cui viviamo è ormai talmente generalizzata che nessuno crede più a soluzioni di tipo collettivo. Ed è questo il vero dramma, ben oltre i bidoni.
(red.)
3 giugno 2012
| < Prec. | Succ. > |
|---|














