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Bravo Serse, la dignità non ha prezzo

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cosmi_naso.jpgParafrasando una nota pubblicità, ci sono cose che non si possono comprare. La dignità è una di queste. Ha dimostrato di averne molta Serse Cosmi salutando la compagnia e presentando le proprie dimissioni. Altri allenatori prima di lui - verrebbe da pensare tutti coloro che non se sono andati di propria spontanea volontà (tutti tranne Jaconi, Mazzarri e Donadoni) – hanno preferito chinare la testa, guardare il portafoglio e farsi imporre le formazioni e le spesso cervellotiche operazioni di mercato da Spinelli, uno che fa o impone la formazione in base alle simpatie e ai numeri di maglia e che compra sul mercato non ciò che serve ma ciò che trova o gli viene offerto, a caso, ovviamente ai prezzi più bassi possibili.

Le dimissioni di Cosmi, di cui ci rammarichiamo più per lo spessore della persona che per le qualità tecniche e che temiamo siano l’anticamera di una retrocessione che solo lui, con la sua grinta e il suo carattere, poteva evitare, dimostrano ancor di più le virtù di un uomo che abbiamo avuto il piacere e la fortuna – vista la tempistica – di conoscere ed apprezzare di persona lo scorso 29 dicembre, quando al centro Coni, al termine dell’allenamento, ci rilasciò una splendida intervista che abbiamo pubblicato sulla nostra edizione cartaceo sul numero di gennaio. Sul valore del Cosmi allenatore parlano i risultati: 18 punti in 13 partite, praticamente un punto e mezzo a gara. Una media fantastica per una squadra mediocre e inadeguata alla serie A.

 

Spinelli usa il Livorno Calcio alla stregue di un hobby da pensionati di lusso. Un hobby remunerativo però, grazie al quale guadagna tanti soldini e sul quale non ha mai stato investito un euro. Le sue squadre vengono allestite comprando giocatori un po' come chi va a fare spese agli Outlet  prestiti, giocatori a fine carriera, favori all’amico di turno (quando in Brasile, quando a Varese), doppioni inutili al cospetto di ruoli scoperti. Pensate soltanto che Spinelli, nei suoi undici anni di presidenza, non è riuscito a fare un centro sportivo, né organizzare un settore giovanile degno di essere chiamato con questo nome come testimonia il ruolino di marcia della squadra Primavera, che fa ridere l’Italia ormai da parecchi anni a questa parte.

Dignità che invece sembrano ormai aver perso i tifosi amaranto. Se quanto successo oggi – ci riferiamo sempre alle dimissioni di Cosmi – fosse accaduto una decina d’anni fa, Spinelli sarebbe dovuto uscire dallo stadio scortato dal reparto della Celere. Oggi invece si preferisce soprassedere, arrabbiarsi in silenzio “perché sennò si fa la fine del Pisa”, farci prendere in giro da un presidente  che gestisce la società come fosse il circo Orfei e il cui unico obiettivo sembra ormai essere quello di monetizzare il massimo possibile (leggi cessione di Candreva) senza reinvestire sulla squadra.
La media di presenze in serie A, quest’anno, si aggira più o meno sulle 9mila unità. Più bassa di quella che si registrò nel biennio di Jaconi nelle ultime due stagioni di C1. Sarà solo colpa della crisi, della tv e della militarizzazione degli stadi?

Il calcio è come la vita: una ruota. E come la vita è fatto di alti e bassi. Quali siano gli alti e quali i bassi, poi, è tutto relativo. Per alcuni gli alti possono essere la serie A, la soddisfazione di incontrare Juve, Inter o Milan. Per altri invece può essere gonfiare il petto e camminare a testa alta, non importa se in serie A o in serie D, senza dover essere condizionati da un vecchio tirchio con manie di protagonismo e deliri di onnipotenza che la senilità sta incanalando verso l’autolesionismo più grottesco. Spinelli, quel che ci hai regalato ce lo stai sottraendo anno dopo anno sotto altre forme con gli interessi. Non c’è risultato o categoria che possa valere l’entusiasmo, la dignità e l’orgoglio perduti. Hai fatto il tuo tempo, adesso passa la mano. Come accaduto a Genova stai irrimediabilmente inficiando quanto di buono hai fatto per i colori amaranto. (red.)

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Indecente Spinelli: "Cosmi? La peggiore esperienza che abbia mai avuto"

24 gennaio 2010

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