Thursday, Feb 09th

Last update:09:48:00 PM GMT

You are here:

Cosimi, ma in che mondo viviamo?

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 26
ScarsoOttimo 
manifesto_ssDiciamo la verità: se non avessimo pensato che i manifesti per la nostra campagna associativa avrebbero attirato l’attenzione avremmo risparmiato quei pochi euro che ci sono costati, perché non possiamo certo permetterci di buttare i soldi dalla finestra come può fare chi gode dei miliardi del finanziamento pubblico ai partiti.
Ma non ci saremmo mai aspettati che il sindaco Cosimi sarebbe andato letteralmente fuori dai gangheri per l’utilizzo di una foto scattata in un’occasione pubblica e non certo lesiva della sua riservatezza.
Naturalmente prima di dare il via alla campagna pubblicitaria abbiamo chiesto una consulenza legale, e siamo partiti solo quando non era rimasto il minimo dubbio sulla legittimità della pubblicazione della foto.
Ma abbiamo già chiarito a sufficienza questi aspetti, quindi è superfluo ribadire la nostra massima tranquillità in merito a una improbabile richiesta di risarcimento che forse non verrà mai avanzata formalmente.
Ci sentiamo però obbligati a ritornare sull’argomento perché le ultime esternazioni di Cosimi sul Corriere di Livorno fanno emergere delle forti preoccupazioni per la libertà di espressione e di agibilità politica in città.

Lasciamo perdere il nostro presunto obbligo di chiedere l’autorizzazione alla pubblicazione della foto, che non sta scritto da nessuna parte. Vogliamo commentare quanto dichiara il sindaco sul fatto che Senza Soste “continua ad essere volutamente una zona franca dalla quale si può dire quel che si vuole e attaccare senza essere visti”.
Cosimi si riferisce soprattutto all’uso di pseudonimi da parte di molti nostri collaboratori.
Ora, anche tralasciando il fatto che i nostri pseudonimi sono ormai il segreto di Pulcinella, e che molti di noi intervengono apertamente in iniziative pubbliche come redazione di Senza Soste, è del tutto evidente che l’uso degli pseudonimi non coprirebbe affatto né chi scrive né il direttore della testata da responsabilità civili o penali se negli articoli venissero accertati gli estremi di qualche reato, come ad esempio la diffamazione, l’istigazione a delinquere a o chissà cos’altro.
Ma davvero si vuol dare ad intendere che firmando con uno pseudonimo si potrebbe scrivere “Viva Bin Laden” o “Uccidiamo Cosimi”? Suvvia...

Ribadiamo che Senza Soste è una testata giornalistica regolarmente registrata presso il Tribunale di Livorno e che la proprietà di suddetta testata è dell’associazione culturale omonima (per la quale facciamo campagna associativa), regolarmente iscritta all’Ufficio delle entrate di Livorno (come si pertiene ad ogni associazione che registra il proprio Statuto). Lo statuto dell’associazione è un atto pubblico  consultabile su www.senzasoste.it (*sul nuovo sito, per questioni tecniche, non è ancora visibile, ma lo sarà quanto prima) e i nomi dei soci fondatori sono dati pubblici. 
Quindi il punto è: che cosa infastidisce così tanto Cosimi, e che cosa intende per “zona franca”?  Si ha l’impressione che per il sindaco non sia accettabile la presenza in città di un media indipendente, con il quale non si può trattare in termini di scambio di favori e con i cui attivisti non si riesce a trovare alcun livello di mediazione.
Perché in fondo nel nostro Paese il rapporto tra media e politica, dietro le polemiche fatte di aria fritta che si leggono tutti i giorni, è basato sul tradizionale detto per cui il cane non morde la mano che lo nutre (con robuste dosi di finanziamenti pubblici) e il padrone non smette di nutrire il cane, dato che il suo consenso deriva proprio da come il cane abbaia.
Poi tutti “tengono famiglia”, quindi perché amareggiarsi la vita? Chi può dire di non aver mai bisogno di un favore dal sindaco? Perché dunque inimicarselo?
Senza Soste è “Zona franca”, quindi, non certo rispetto agli obblighi di rispettare la legge, ma da quel miscuglio  gelatinoso tra media e politica a cui ormai siamo abituati. Eppure nella tradizione anglosassone erano proprio i media i più temuti “controllori” del politico, non tanto per ragioni etiche, ma solo per questioni di mercato: il media che si dimostrava più indipendente era quello più credibile da parte dei lettori e quindi quello che vendeva di più...
In che mondo viviamo se la presenza di un giornale che informa in modo critico sulla vita cittadina viene visto come un aspetto patologico, perché la normalità è l’inciucio tra stampa e politica?

Un’altra lamentela di Cosimi è quella secondo cui su Senza Soste non vi sono spazi per le repliche. Già abbiamo risposto che gli spazi per le repliche, qualora siano richiesti a norma della legge sulla stampa, sono addirittura obbligatori (ma Cosimi non sa neanche questo?), a meno che, anche in questo caso, non si intenda invece un’altra cosa molto in uso presso la stampa locale, per cui prima di pubblicare una lettera di critica si alza il telefono e si chiede subito la risposta all’ente pubblico interessato, in modo che il lettore si troverà la critica già affiancata dalla risposta del politico di turno.
Poi è singolare questa voglia di dibattito quando in genere i politici locali hanno sempre rifuggito come la peste qualsiasi occasione che non sia totalmente addomesticata e sono preoccupati soprattutto di non legittimarci più di tanto: guarda caso per tutta questa polemica il sindaco è stato ben attento a non utilizzare il fedele Tirreno, il giornale più venduto della città.  
Ma vi è una cosa ancor più grave nelle parole di Cosimi, e cioè la sensazione che “nella sua città” non si debba muovere foglia che lui non voglia, e quindi lo dovremmo ringraziare perché in fondo “stiamo aperti perché Lui ce lo permette”. Beh, su questo se ne faccia una ragione: noi stiamo aperti perché il nostro mensile si autofinanzia con le libere offerte dei nostri lettori (e con le quote annuali dei nostri associati) e il sito fa circa duemila ingressi al giorno.
In che mondo viviamo se un sindaco ritiene di dover essere ringraziato perché permette l’agibilità politica nella “sua città” anche ai movimenti e ai media di opposizione? Non ci piacciono quei sindaci sceriffi che oggi vanno tanto di moda, quelli che multano chi fa castelli di sabbia o chi va a giro in canottiera. Figuriamoci un sindaco che ti minaccia di chiusura se pubblichi una sua foto in consiglio comunale.

Un ultima cosa: per quanto molti dei nostri redattori siano superconosciuti in città, beh, è vero, molti dei nostri collaboratori ci chiedono di usare degli pseudonimi perché hanno paura di ritorsioni sul posto di lavoro per gli articoli che scrivono.
In che mondo viviamo se chi collabora a un giornale di opposizione deve temere per la sua carriera o addirittura per il posto di lavoro? E’ normale? E’ democratico? Su questo punto ci teniamo poi a specificare anche un altro aspetto che forse sovrasta la paura della ritorsione perché appartiene al concetto di collettività e di de-soggettivazione dell’informazione. Viviamo immersi nella personificazione di qualsiasi aspetto della vita e dunque anche della comunicazione. Quando abbiamo deciso di utilizzare gli pseudonimi lo abbiamo fatto perché la maggiore attenzione fosse riposta in ciò che proviamo descrivere e raccontare e non sul redattore o sulla redattrice della stessa.

La parola, adesso passa a tutti i nostri lettori e le nostre lettrici e a tutte le forze di sinistra della città che non supportano l’attuale maggioranza.


red.

02/03/2010

 


AddThis Social Bookmark Button