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Diario della crisi, il nuovo di Alessandro Cosimi: lo schema Penati

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cosimiIl fine settimana non è  trascorso portando consiglio al centrosinistra livornese e lo abbiamo scoperto presto.
Oramai è chiaro: il commissariamento dell'Idv, le frizioni interne a Pd e Sel, i conflitti di interessi attorno a varianti e piano strutturale, il nodo della privatizzazione della Porto 2000 e la questione delle municipalizzate sono tutti elementi lontani dall'aver trovato una composizione. Anche perchè, ammesso e non concesso che si possano comporre, questi elementi non possono trovare un piano di mediazione semplicemente definendo accordi su organigrammi. Siccome non esiste una strategia politica sul territorio, la composizione degli organigrammi si rivela quindi una giustapposizione di interessi che non trovano alcuna robusta struttura pubblica di regolazione.
Non ci sono partiti, non ci sono sindacati, il livello di opinione pubblica è basso: con la pressione degli interessi privati di corto respiro ogni accordo è destinato ad essere rimesso in discussione alla prima occasione. Statene certi, se e quando verrà firmata la tregua nel centrosinistra livornese la sua durata sarà breve. Si sono sovrapposte troppe crisi (di maggioranza, di sistema politico territoriale, di modello di sviluppo economico) perchè i conflitti trovino una tregua duratura.

In compenso Cosimi, in una lettera al Tirreno, ha chiarito la sua visione dello sviluppo sul territorio: lo schema Penati. Intendiamoci, visto che questa è la repubblica del sospetto, non vogliamo dire che Cosimi sta commettendo reati. Solo che lo schema Penati non è tanto un affare giudiziario, come stiamo vedendo in questi giorni, ma soprattutto un modello PD di sistema di estrazione e circolazione privata dei profitti. Modello talmente popolare nel partito da portare l'ex sindaco di Sesto San Giovanni ad essere il numero due del Partito Democratico. Fino alla nota vicenda giudiziaria.
Il modello Penati è una classica risposta alla crisi, da parte di una rete di impreditori e amministratori,  che produce profitti, e lavoro, solo all'interno del proprio recinto di relazioni. E' uno schema che non prevede alcuna ricaduta sulle economie di scala del territorio ma la dismissione del patrimonio collettivo a favore di una accumulazione privata che crea ricchezza pubblica solo nei manuali di propaganda.

Lo schema Penati nasce in Lombardia e sviluppa in tutto il centronord: parte dalla immissione di aree e beni pubblici sul mercato per il beneficio esclusivo di una rete di imprenditori e professionisti. A questo servono le privatizzazioni. A Livorno, senza problemi, lo schema Penati lo si rilancia nei "7 punti" di programma proposti dal sindaco alla maggioranza in crisi. Uno degli elementi qualificanti sarebbe il marketing delle aree industriali. Proprio un punto qualificante del programma Penati a Sesto San Giovanni. Gli altri punti del programma Cosimi seguono a ruota: varianti al piano regolatore, come piano strutturale, verticalizzazione della gestione dei beni pubblici. A differenza di Sesto non c'è alcuna attenzione reale, e budget inesistente, per lo sviluppo della cultura e dell'istruzione.
Giusto due settori strategici, in grado di sviluppare un'economia, sui quali Livorno deve puntare per garantirsi un futuro. Ma nello schema Penati del sindaco di Livorno il futuro della città cessa nel 2014, quando scade il mandato. Vista la situazione della sua maggioranza, non ci sarebbe da stupirsi se nel 2014, assieme al mandato di Cosimi, spirerà anche il centrosinistra livornese.
Sempre se la crisi non metterà il naso prima in assetti di potere che, oltre ad essere instabili, mostrano di essere profondamente anacronistici.

(red) 13 settembre 2011

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