Ci sono giorni in cui si capisce in un attimo tutta la distanza tra i riti istituzionali e la realtà di un paese. Genova, martedì sei settembre. La Cgil vuole concludere la manifestazione facendo cantare ai presenti l'Inno di Mameli. Come fanno, indifferentemente, PD e PDL dopo le manifestazioni di partito. La risposta della piazza è il canto dell'Internazionale. A Livorno, in occasione della manifestazione della Cgil, si era preparato il rito della designazione di piazza del podestà liberista dopo una asfissiante campagna di stampa, giocata sulla crisi della giunta, che aveva cercato di rilanciare le sorti del personaggio Alessandro Cosimi. E' andata malissimo: dal dopoguerra a Livorno non era mai accaduto che un sindaco fosse contestato ad una manifestazione della Cgil. Evidentemente il Tirreno, il piccolo laboratorio liberista diretto da Bernabò, che produce personaggi in provetta per la gestione di un mondo degli affari sempre più avulso da Livorno, ha completamente perso ogni nesso con il territorio. Visto che, per chiunque conoscesse un minimo la città e i lavoratori, era ormai palese che nelle scenografie PD non credeva più nessuno. Si dimostra così in sintonia con il popolo, e con le trasformazioni del territorio, la lettura di Senza Soste. Chiara, netta, analitica fin dal primo numero del cartaceo e dal primo giorno online: il PD, allora ds, livornese finchè sarà al potere sarà causa strutturale della crisi di Livorno. Oggi la piazza contesta il sindaco: è un fatto storico che non va sopravvalutato ma nemmeno sottovalutato. Il lungo inverno del centrosinistra livornese, che ha portato la città a livelli di crisi mai visti nella completa sottovalutazione dei cambiamenti epocali in corso, può avere una fine. Non dimentichiamo il segnale del sei settembre proprio perchè la crisi sarà lunga, dura e piena di drammi.
(red) 7 settembre 2011
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