L´informazione livornese sulla crisi di giunta ha rispettato precise consegne. Disinformare, depistare, banalizzare. Di venerdì è arrivata persino a scrivere che la crisi forse non c´è mai stata visto ed è stato tutto un bluff del sindaco. Dopo l´assessore che si dimette per prepararsi esistenzialmente alla pensione, il sindaco che fa una crisi per scherzo. Il sindaco e il Tirreno, pur nei loro consueti picchi di bassezza informativa, non erano mai arrivato ad offendere l´intelligenza dei livornesi in questo modo. Per completare l´opera si correda questo contesto dando rilievo inutile ed esagerato, sulle pagine della Chernobyl di viale Alfieri, ad un dibattito attorno alle parole tremule e banali di Don Razzauti. Proprio perché ha il pregio di non dire una parola sul contesto reale della crisi. Ma, in questo stagno di disinformazione e banalità, spunta una lettera a Don Zauker. E il diario della crisi continua. (red)
Caro Don Zauker,
All´apertura della crisi in giunta il Tirreno ha subito dato spazio alla pastorale di Don Razzauti. Parole di virtù quelle del prete infatti, come scriveva uno che di qualità curiali se ne intendeva, "una virtù non è altro che un vizio che si innalza invece di abbassarsi" (De Sade). E infatti l´intervento di Don Razzauti è stato raccolto prontamente da un sepolto vivo della politica livornese, Davide Cecio, in una lettera che è stata velocemente pubblicata dal Tirreno. Un intervento involuto come se fosse scritto da un conte di Montecristo ancora in ceppi e privo della luce. Nel quale si chiede al sindaco di fare giustizia di un blocco di potere di cui, fa capire lo stesso Cecio, fa organicamente parte. Tanto valeva chiedere a Berlusconi di liberarci dal berlusconismo o a Guardiola di far retrocedere il Barcellona. Decisamente a Cecio non hanno fatto bene gli anni della sua vicenda giudiziaria. Del resto di Tommaso Campanella, che dopo innumerevoli torture dell´Inquisizione e 27 anni di carcere scrisse l´Apologia di Galileo, ce n´è uno in un paio di millenni e di sicuro non è nato a Livorno. Dopo tanto trash di provincia, spazzatura in forma di notizia ad uso e consumo di un ceto politico provinciale e incolore quanto rapace, mi rivolgo a te per ristabilire qualche verità e chiedere un tuo diretto intervento.
Questo Don Razzauti a Livorno non rappresenta che una minoranza di una setta, quella degli adoratori compulsivi del Nazareno in croce, che in città non conta nulla da metà ottocento. Prima la città rossa poi quella con la botta da società dei consumi, e infine quella che sopravvive alla fine di un modello economico, hanno sempre più relegato ai margini i pallidi seguaci di questa setta di spregiatori della carne. Invece il Tirreno, nel mezzo di una crisi della giunta che ne fa intravedere altre dai caratteri epocali, mette in primo piano Don Razzauti e i turbamenti scritti non da Musil ma da Davide Cecio. Come se per una disputa territoriale a Soweto il giornale locale desse spazio agli unici due-tre bianchi della zona. I preti, come sai in prima persona, rappresentano solo i vizi. E nessuno meglio di te rappresenta i vizi dei preti e dei livornesi altro che i modi angelici, classico cavallo di Troia verso l´abisso degli istinti, di Don Razzauti. Non puoi lasciare la scena a questo impostore, messo sul palco da un quotidiano morente che trova il massimo del consenso nei vecchietti, impauriti dalla crisi. Quelli che sulle panchine invocano più polizia non appena cominciano a parlare tra loro sfogliando il giornale. Livorno oggi è il tuo mondo più che mai: una città in mano a nani con problemi di esibizione di status, profittatori, magnaccia del potere, sordidi traffichini, mezze figure isteriche, zelanti impiegati della riduzione in miseria altrui. Solo te puoi recitarne l´estrema unzione perché sei il prete più bastardo, millantatore e famoso di Livorno. E´ l´ora che tu intervenga, la tua ora: quella in cui il tempio è affollato solo di mercanti che, vinta ogni remora, si azzannano sguaiatamente per la spartizione dei candelabri. Livorno ha bisogno di una folgore che incenerisca all´istante tutti gli adoratori degli indici di edificabilità, tutti gli incantatori delle società misto pubblico-privato e i rincoglioniti incantati che recitano infervorati la falsa preghiera delle compatibilità di bilancio. Livorno ha bisogno di un tuo tuono che assordi tutti gli imbecilli della politica (deve essere quindi parecchio forte ed esteso), di una bestemmia fragorosa e pesante che cacci via tutta la retorica sparsa per rafforzare il sentiero del potere, di un gesto volgare e sfacciato che dissolva tutta l´informazione tossica che solo una stampa provinciale e degna dei tempi di Ciano riesce a produrre.
Scusandomi per il paragone con Don Razzauti, il cui cognome ricorda solo rime di popolare dileggio, ti chiedo un intervento forte. Solo tu, caricatura delle caricature che sono le autorità che rappresentano l´altissimo, puoi spendere le parole giuste per questa situazione di degrado epocale che ne contiene altre, in velenosa fecondità.
Certo di trovare ascolto, ti saluto.
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Per Senza Soste, nique la police
2 settembre 2011
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