Ufficialmente la crisi della giunta livornese è terminata da qualche giorno. Con il riposizionamento dell’Idv e l’immissione di un funzionario della regione nel ruolo di assessore all’urbanistica. Una volta celebrata la fine della crisi sono ripresi, sotterranei ma in via di emersione, tutti i conflitti interni al centrosinistra che avevano generato la paralisi del governo Cosimi della città. Anche per questo motivo si fanno insistenti i rumors di una candidatura del sindaco alle evenutali politiche del 2012 per permettere di ridefinire i rapporti interni al centrosinistra. In questo scenario, cosa resta da fare? Semplicemente porre 10 domande di prospettiva alla sinistra livornese. Intendendo con questa accezione partiti, collettivi, singoli e qualsiasi entità interessata da sinistra al futuro di questa città. C’è bisogno di guardare in prospettiva e le domande vanno proprio in questo senso. E’ lecito, ci mancherebbe, contestare l’impostazione stessa delle domande. Ma è necessario aprire un dibattito serio. Perché, allo stato delle cose, non solo è difficile rispondere a domande sul futuro di Livorno ma anche formularle. Indice di una situazione molto seria dopo anni di degrado della vita pubblica cittadina.
1) Leggendo le proiezioni statistiche e le analisi, Livorno rischia di avere i livelli occupazionali di fine anni ’90, tra la metà e la fine degli anni ’20 di questo secolo. Inoltre il passaggio delle generazioni metterà, nello stesso periodo, a crisi il welfare livornese basato sulla redistribuzione familiare delle pensioni. E’ evidente che sia il capitalismo che lo stato sociale si stanno ritirando da Livorno con enormi conseguenze sociali?
2) In questa prospettiva quale tipo di economia territoriale è in grado di svilupparsi per garantire protezione sociale, servizi sociali, standard di vita soddisfacenti, salute come requisito minimo di cittadinanza sul territorio?
3) Nessun istituto di tipo puramente deliberativo per quanto legittimo (consiglio, assemblea) è in grado di far partire un modello economico per decreto. Quale rete di istituzioni pubbliche (esistenti, da creare, formali ed informali) e di legame sociale è necessaria per lo sviluppo di questo modello? Quali le modalità di rapporto e di governo nei confronti del grande capitale privato?
4) In un modello di economia pubblica il ruolo dello sviluppo tecnologico, e dell’uso delle tecnologie della comunicazione, è essenziale per produrre ricchezza in un territorio. Quale piano territoriale, quali soggetti istituzionali e sociali, quali modalità di finanziamento si prevedono per trasformare Livorno nell’Estonia del Mediterraneo?
5) Il progressivo invecchiamento della popolazione livornese va visto doppiamente come una risorsa. Per un modello di protezione sociale territoriale basato sulla cura della persona, e quindi a misura d’uomo, e per le possibilità che offre per attirare nuove forze giovanili, spinte all’immigrazione dalla crisi italiana, capaci di dare idee e sviluppo alla città. Come si vede realizzabile questo modello?
6) Livorno per svilupparsi deve decidere le priorità nelle opzioni zero. Verso l’espansione immobiliare, quella degli impianti nocivi per la salute, le privatizzazioni di ogni ordine e grado (non solo città ma anche del porto). Quali modalità e quali tempi si prevedono per mettere in atto queste opzioni zero? Quali soluzioni per evitare che il pubblico sia sinonimo di clientela trasformandosi in strumento di sviluppo?
7) Due decenni di deindustrializzazione e di uso ipertrofico della leva immobiliare hanno dissolto a Livorno buona parte della società civile, delle istituzioni collettive e parcellizzato il legame sociale. Senza forti legami collettivi non è possibile alcuna economia di interesse pubblico. Quali settori sono strategici, e quali si possono mobilitare da subito tra quelli strategici, per la ricostruzione di un tessuto di legami collettivi?
8) Il PD non è un partito, tantomeno una formazione di sinistra, ma un cartello di clientele che tende ad occupare la gestione di ogni risorsa pubblica privatizzandola in differenti maniere. Livorno, nel suo complesso, può avere un futuro solo senza il PD. Quale formula politica per togliere il PD dal potere a Livorno?
9) E’ possibile pensare una forma di class action per le classi dirigenti che hanno portato Livorno vicino al baratro?
10) La crisi livornese non è quella di una formula di maggioranza politica ma di sistema. Le leggi sui sindaci e sulle amministrazioni locali hanno verticalizzato il governo del potere locale favorendo un sistema di potere autoritario, chiuso e clientelare che rivela la realtà degli slogan sul decisionismo. Quale formula politica e legale è adatta, e sostenibile, per devolvere il potere reale del sindaco e dei grandi dirigenti del comune verso il basso? In questo senso il sindaco deve tornare ad essere un potere simbolico e uno puramente procedurale all’interno delle assemblee comunali e della giunta. Il potere politico deve essere collettivo e reso, in quest’ottica, funzionale e funzionante.
Potere al popolo (John Lennon, Public Enemy, Malcom X e molti altri)
per Senza Soste, nique la police
22 settembre 2011
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