Le dimissioni di Filippo di Rocca non lasceranno alcuna traccia nella storia della politica livornese. D´altronde Di Rocca è stato un segretario politico quanto avrebbero potuto esserlo, a scelta, una chiromante, Magalli o un immigrato dalla Manciuria senza permesso di soggiorno.
Il PD, come se fosse tutto vero e se Livorno fosse la Polonia dell´epoca della successione di Gomulka, si è detto ufficialmente molto dispiaciuto per queste dimissioni per motivi professionali. Questi flash back da cortina di ferro, che non dovrebbero far parte del patrimonio culturale del PD, spiegano in realtà non solo un´evidente lotta tra cordate di interessi, interna ad un partito mai nato, ma un clamoroso vuoto di strategia politica legata al futuro di questa città. Di Rocca, a differenza del rito bulgaro canonico, è stato dimissionato senza essere immediatamente sostituito. Segno che nel PD livornese la lotta per i posti economicamente fruttiferi non è ancora terminata. Inoltre visto dall´interno, basta parlare con chi ne fa parte, il PD livornese come partito non esiste. Non ha neanche una composizione di interessi che metta d´accordo il grosso delle sue componenti interne. Basta vedere come le divisioni nel PD su porto, piano struttuale, centro siano talmente conclamate da raggiungere lo stato permanente della perversione politica.
Davvero il PD esiste solo nella mente di chi pensa di condizionarlo da sinistra. Come alleato di oggi o di domani. Non ha grossa importanza capire nel dettaglio cosa ha originato le dimissioni di Di Rocca. Se una resa dei conti legata alla conflittualità con il sindaco, quindi direttamente ispirata dal primo cittadino, oppure se la crisi di giunta è stata solo un pretesto per togliere spazio a un futuro candidato per la carica più alta della città. Nessuna delle due ipotesi ha un senso politico quindi è inutile approfondire. Il dato politico è quindi proprio questo: nessuno nel PD ha, né intende avere, una strategia per far uscire il territorio da una delle crisi più dure della propria storia. Una volta ricomposte le cariche nel PD livornese si tornerà infatti a scontrarsi sulle candidature, sulle nomine, sugli immobili, sulle privatizzazioni, sulle aziende. Magari la lotta interna nel PD si accendesse per motivi di corna. Ci sarebbe qualche argomento un po´ più vivo in un partito che ha stessa vitalità di un modulo di una dichiarazione dei redditi. Tanto il resto, che incidentalmente è la vita di un intero territorio, è candidato ad adeguarsi comunque. Fa sorridere che, dall´esterno del PD, si guardi a quello che sta accadendo come a chissà quale occasione per condizionare il partito democratico nel momento in cui si varerà una nuova alleanza di centronisistra. Ma finchè non cambia il quadro politico territoriale, Livorno affonderà in questo modo. Un cupio dissolvi del partito al potere, tra una nomina e un´elezione, assieme a quello dei suoi presunti astutissimi alleati.
Presunti in quanto astuti perché l´impossibilità di una alleanza con il PD, che politicamente avrebbe un senso e anche un futuro, è impensabile in chi desidera di affondare come alleato assieme a chi esiste per affossare Livorno.
per Senza Soste,
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