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Discarica Limoncino: cosa aspetta a dimettersi l'ignavo Kutufà?

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Forse deve chiederlo al Monte Putia?

mrmagooAlla fine ci è voluta la magistratura per sgomberare il campo da accuse e pregiudizi. Perchè fino a qualche giorno fa le uniche risposte che le amministrazioni (provinciale e comunale) hanno saputo dare sono stati attacchi al comitato del Limoncino e a tutti coloro che chiedevano chiarezza: "professionisti della partecipazione" tuonava Cosimi, "Affetti da sindrome da NIMBY" (secondo l'adagio, Non nel mio cortile) diceva Kutufà.

Invece alla resa dei conti, l'unico luogo comune rispettato è quello che la gestione dei rifiuti è un'importante questione per una comunità ma per i politici e alcuni imprenditori è prima di tutto un grande business.

Ed a prescindere dalle questioni tecniche e procedurali, che tuttavia hanno dei grandi buchi neri, il nocciolo della questione sta proprio lì: una discarica aperta in una località non certo anonima e nel mezzo ad una zona protetta è stata oggetto di accordi segreti e di procedure condotte sottobanco, fra l'altro con due parenti che hanno operato con ruoli determinanti all'interno di questo iter.

Un'abitudine storica in questa città che di fornte a tematiche di grande importanza (vedi il rigassificatore offshore) ha sempre cercato di porre agli occhi della cittadinanza il fatto compiuto, evitando referendum e dibattiti pubblici in modo meschino.

Ma il dato politico è anche un altro: le forze politiche di maggioranza hanno fatto un balletto osceno. Tutta la procedura della discarica è stata infatti portata avanti in Provincia dove l'Italia dei Valori aveva ben 3 assessori mentre nella sua fase conclusiva il massimo esponente del partito era addirittura vicesindaco, nonchè assessore all'ambiente. Insomma, laddove non c'e malafede c'è quantomeno impreparazione. Laddove non c'è impreparazione c'è sicuramente malafede. Lo stesso partito però, con una resa dei conti interna, ha sfiduciato lo stesso Toncelli per poi ritrovarsi a brindare per i sigilli alla discarica.

E qui è esplosa l'ira di Kutufà, Cosimi e del Pd che ora non vuole più l'Italia dei Valori in maggioranza. In particolare a tuonare è stato Kutufà la cui posizione è stata sempre imbarazzante: prima ha cercato di scaricare le responsabilità sull'amministrazione comunale, poi appena ha visto la brutta parata è corso in Procura con i documenti in mano senza mai abbozzare una difesa politica o un'assunzione di responsabilità per gli atti partoriti dalla sua amministrazione. Lo stesso Cosimi lo criticò per questo atteggiamento.

Ma tanto Kutufà è quello che non decide mai. E anche a questo giro la minaccia di ritiro delle deleghe agli assessori targati IdV non avverrà. Ci ha messo più di un anno per non nominare un assessore in quota a Sinistra e Libertà che lo chiede da anni e che minacciava di uscire dalla giunta. La sua amministrazione al momento non ha direttore generale (per fortuna), segretario generale e la macchina amministrativa è in difficoltà con un dirigente a ricoprire più ruoli. Ha gestito la situazione dei precari trascinandola fuori tempo massimo senza prendere decisioni se non quando era inevitabile ed esponendo le società partecipate a cause e ricorsi. Forse l'unico atto che ha fatto con estrema rapidità è stato proprio quello di impacchettare velocemente una bella cava all'amico Bellabarba.

La sua giunta è sempre a rischio, fra malumori e problemi di poltrone. Ora vuole far fuori l'IdV. Siccome, ribadiamo, che da buon democristiano non lo farà mai, chiediamo un atto di coraggio per una volta: si dimetta. Dopo l'ennesimo pasticcio sulla questione della discarica del Limoncino sarebbe l'unico atto sensato durante i suoi mandati. Sempre che non voglia dare la colpa ai dirigenti anche di questo.

red. 25 ottobre 2011

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