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Dreams. Il desiderio di Tirreno e questura di legare Livorno al fuoco di Prato

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Partiamo dai fatti. Il primo novembre l'Ansa invia una notizia sul fatto che il portone della casa di un esponente leghista è stato bruciato. Successivamente la Lega Nord accusa "i gruppi antagonisti" di essere responsabili di quell'incendio. Si tratterebbe, secondo la Lega, di una strategia di protesta contro le ronde volute dal partito di Bossi in quella città. Se i fatti sono chiari, nella loro nuda realtà, il contesto in cui avviene tutto questo però non è affatto definito. Prima di tutto al momento non c'è alcun comunicato di rivendicazione del gesto, niente che faccia pensare ad un'area politica particolare e definita.
Per le cronache regionali del Tirreno invece, grazie a presunte fonti di polizia citate sul giornale, l'attentato è riconducibile all'area dell'antagonismo toscano. Prove? Fatti? Testimonianze? Perizie? Filmati? Foto? Niente di tutto questo.
Questo modo di procedere ricorda il comportamento dei giornali italiani quando, all'indomani dell'11 settembre, un gruppo di turisti mediorentali fu arrestato mentre visitava una importante chiesa bolognese. E qui giova ricordare: cosa fa un turista in chiesa? Se non ci sono divieti espliciti, prende la telecamera e filma la chiesa, i dipinti e la sua architettura.
Siccome i turisti erano mediorientali il ragionamento che scattò fu questo: sono mediorientali quindi islamici quindi terroristi quindi riprendono la chiesa per un attentato. Non importavano prove o indizi ma il panico attorno alla figura dell' "islamico": i turisti furono arrestati e rilasciati dopo una brutta permanenza in carcere. Così si procede per questa vicenda di Prato: non ci sono prove però la molotov è stata sicuramente tirata da un antagonista quindi un'intera area politica ha deciso l'attentato. Il Tirreno, quotidiano che ha cronici problemi di approccio alla realtà, si incarica quindi di trasformare questo delirio in cronaca trasformando così l'allucinazione in fatto documentato: l'attentato di Prato è dell'area antagonista recita il quotidiano locale, su suggerimento della questura (a quanto si desume dall'articolo).
Non basta però cercarsi un'area antagonista che pianifica il lancio di molotov nel pratese: l'articolo per essere credibile nel creare panico morale deve sparare alto, coinvolgere l'intera Toscana. Ecco si che per il Tirreno la polizia "continua a guardare con interesse invece ai gruppi che stanno nascendo nelle città vicine: a Pistoia dove recentemente c’è stato un assalto a Casa Pound e la sera, dopo il fermo di alcuni militanti, ci fu un assedio alla Questura".
Omettere la realtà a questo punto d'obbligo visto che l'"assedio" alla questura di Pistoia altro non è stato che una civile protesta per l'arresto di tre persone che si sono dette estranee all'assalto di Casa Pound. Ma Il Tirreno ha bisogno di mettere in scena il feroce antagonismo toscano. Allora si mette tutto nello stessa pentola a pressione: molotov a Prato, assalto a Pistoia e la protesta civile dei compagni di chi si dichiara innocente la definendola "assedio". Manca solo l'invenzione della solidarietà dei talebani del Waziristan agli arrestati tanto per rendere il panorama più internazionale ma, è cosa nota, al Tirreno hanno sempre difettato di creatività.
Siccome poi tra gli arrestati di Pistoia ci sono due livornesi per costruire il contesto toscano, di una molotov tirata una domenica a Prato, bisogna passare per forza per Livorno. Giro in verità tortuoso ma cosa non si farebbe per trasformare le supposizioni in articoli.
Secondo il Tirreno minacce dell'esponente leghista oggetto di un attentato sarebbero anche venute da "Livorno dove Morganti, dopo una sua visita ai lavoratori dell’Eni, fu “invitato” a non ripresentarsi più nella città labronica".
Come tutti sanno Livorno non è feudo leghista e la visita di esponenti di quel partito, razzista e securitario, non è cosa gradita. Eppure la protesta durante la visita di Morganti al presidio dei lavoratori dell'Eni fu vivace ma civile. Oggi questo comportamento civile viene ripescato come tasello di un mosaico che ricotruisce un antagonismo toscano che pianifica il lancio di molotov su scala regionale. In effetti, se non ci fosse gente in carcere per i fatti di Pistoia, ci sarebbe da ridere in piena libertà senza far ricorso ai freni inibitori.
Dove vogliono arrivare il Tirreno e le sue fonti di questura? A far fare all'antagonismo toscano la fine dei turisti mediorentiali a Bologna: quello dell'arresto non per prove ma a causa del panico morale scatenato da una stampa che adora produrre terrore (che fa vendere copie).
Occhio quindi, se siete toscani e di sinistra, ad usare i botti di Capodanno. L'accusa di banda armata è sempre pronta dietro l'angolo per voi e, ovviamente, per l'extracomunitario che li ha venduti.
 
ps. alla redazione del Tirreno possono festeggiare il raggiungimento di un risultato. Quello di aver dato legittimità a Casa Pound, avamposto fascista e razzista, a scrivere un comunicato dove si chiede che dopo Prato si isoli la sinistra radicale nella nostra regione.
Ecco il comunicato del rappresentante toscano di Casa Pound

http://www.libero-news.it/adnkronos/view/215410

Davvero un gran risultato per il giornalismo democratico di questa regione. Per questi ed altri motivi auspichiamo che Il Tirreno si occupi solo di viabilità sul lungomare, del calendario delle sagre estive, degli orari di apertura e chiusura dei tortai. Appena da viale Alfieri escono da questa dimensione scatta il danno. Puntualmente.


per Senza Soste, nique la police

2 novembre 2009

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