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Fusti tossici: Cosimi sapeva, ecco i documenti che lo provano. Ora si dimetta

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dimissioni_fax1Era già incredibile che la prima riunione ufficiale sulla faccenda dei bidoni si fosse tenuta dodici giorni dopo l’incidente. A quella riunione, com’è noto, non ha partecipato il Sindaco di Livorno, che sosteneva di non essere stato invitato e di aver saputo la cosa solo quel giorno.
Ma i documenti in nostro possesso, che qui presentiamo, dimostrano invece che la Capitaneria di Porto l’aveva avvisato subito dopo l’incidente.
La clamorosa novità di oggi dunque è che il sindaco sapeva. La massima autorità sanitaria della città, un medico per di più, ha tenuto nascosto alla popolazione per più di dieci giorni un disastro ambientale le cui proporzioni sono ancora ben lontane dall’essere definite. I livornesi sono stati esposti in modo irresponsabile a un grave pericolo per la propria salute, dai pescatori che lavorano nelle acque dove sono stati scaricati i bidoni, agli appassionati del mare o tutti coloro che hanno comprato e mangiato del pesce ”nostrale” pensando magari che sia più buono e più sano di quello che viene da chissà dove.
Stavolta per fortuna non ci sono stati morti ma il cocktail micidiale di omertà, incapacità e menefreghismo è lo stesso della tragedia del Moby Prince, 140 vittime che aspettano ancora giustizia.
Ci sembrava impossibile. E invece è andata proprio così. È l’apoteosi di uno stile di governo locale poco trasparente, poco competente e del tutto incurante del bene pubblico e dell’interesse della città.
E che può prosperare solo sull’esclusione dei cittadini dalle principali scelte politiche e da qualsiasi istanza partecipativa. Ce li ricordiamo quando hanno negato il referendum sul rigassificatore, o quando esultavano per il mancato raggiungimento del quorum a quello sul nuovo ospedale.
Tutta la politica ambientale di questi anni è da buttare: discariche sotto sequestro e con avvisi di garanzia per funzionari e imprenditori, neanche un tentativo serio di superare l’incenerimento dei rifiuti, di riconvertire o almeno allontanare dalle zone abitate le industrie inquinanti, di limitare le colate di cemento, di valorizzare il territorio e le sue potenzialità. Tutto in nome del profitto di pochi, a cui è stata sacrificata la salute di tutti.   
E neanche la Regione, che oggi strepita sulla faccenda dei bidoni, può chiamarsene fuori: è da lì che parte il “modello Somalia”, che punta a localizzare nella nostra città le attività più nocive e inquinanti. È stato il “governatore” Rossi a citare come esempio virtuoso di innovazione produttiva, da riproporre ancora una volta nel nostro territorio, le navi dei veleni Karin B e Deep Sea Carrier.
È tutto un modello di sviluppo che sta franando e che dimostra sempre di più la sua incompatibilità con il benessere pubblico e la sua insostenibilità ambientale.
Queste autorità impresentabili che vanno puntualmente in crisi ad ogni emergenza vorrebbero anche appiopparci una bomba galleggiante come il rigassificatore, un impianto di tipo nuovo la cui gestione comporterebbe problemi di sicurezza su cui ancora non vi sono esperienze concrete e per la cui progettazione sono state disattese in modo arrogante e superficiale decine di raccomandazioni presentate da esperti e commissioni competenti. Vanno fermati, c’è ancora tempo.
L’affaraccio dei bidoni può e deve costituire un punto di svolta. Lo diciamo senza nessun giro di parole: i responsabili di questo pasticcio devono dimettersi, primo fra tutti il sindaco perché non è concepibile che si raccontino balle alla popolazione che si amministra e che la si lasci in balia di una catastrofe ambientale come questa.
E adesso vedremo se i professionisti del mal di pancia, che votano sempre controvoglia ma alla fine si mettono sull’attenti, cambieranno registro o se anche questa volta finirà tutto a tarallucci e vino. Stavolta no, i livornesi non devono permetterlo.

Ma per chi ancora non avesse chiari i contorni del pasticcio dei bidoni, ripercorriamo un attimo la storia: una nave si mette in viaggio in condizioni proibitive portando in coperta due semirimorchi con un carico di bidoni del valore di 500mila euro. Nonostante la tempesta, prosegue la rotta e i semirimorchi volano in mare. Il comandante non se ne accorge fino all’arrivo, quando dichiara che il fattaccio probabilmente è accaduto poco dopo le 4.
Iniziano le ricerche nel punto dove poteva trovarsi la nave a quell’ora, ma il comandante dopo qualche giorno ritrova la memoria e parla di un’onda anomala che alle 5,20 ha quasi fatto rovesciare la nave.
Un operatore portuale smentisce entrambe le versioni dichiarando che l’allarme era stato dato intorno alle 3.
I proprietari del carico interpellati dalla stampa dichiarano che dell’incidente non ne sapevano niente.  
La nave continua tranquillamente a navigare, non è stata sequestrata e non risulta neanche che tramite ispezioni a bordo sia stata accertata la dinamica dell’incidente.
La compagnia di navigazione dopo due settimane di silenzio fa sapere di avere un piano per il recupero dei bidoni, ma senza scendere nei dettagli.
Viene fuori che i bidoni erano dentro un container, quindi a cadere in mare è stato un container.
Oggi si cambia versione perfino sul carico dei bidoni: spunta fuori il nichel al posto del cobalto.   
Potremmo continuare: perché la vicenda dei bidoni tossici persi dal cargo “Venezia” ha veramente dell’incredibile, e ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Nelle dichiarazioni ufficiali le autorità locali minimizzano, mentre la prefettura tace.
Ma la stampa ormai parla apertamente di disastro ecologico e il presidente della regione si mostra molto preoccupato (forse dopo averci imposto di tutto vuole rifarsi un’immagine ambientalista).
A Livorno arriva perfino il Ministro dell’Ambiente. Qualcosa non quadra. Perché una tale caterva di menzogne e silenzi non può che nascondere affari inconfessabili, forse peggiori di quelli che già sono noti, e che un pescatore ha denunciato in un’intervista rilasciataci ieri. Di seguito i documenti che mostrano come il Comune di Livorno e tutte le altre autorità od enti preposti sapessero tutto fin dall'inizio: la dichiarazione di Cosimi circa il fatto di non aver ricevuto la notizia fino al 29 dicembre, 1 fax inviato dalla Capitaneria di porto di Livorno ad enti e autorità il 17 dicembre, 1 fax inviato dalla Direzione Marittima di Genova sempre il 17 dicembre con particolari raccomandazioni circa la tossicità della sostanza e un ulteriore fax della Capitaneria di porto di Livorno il 19 dicembrered. 13 gennaio 2012

Link: Un pescatore livornese racconta: "Il mare livornese è una discarica di bidoni tossici"

Link: Cobalto, una bomba tossica nel mare di Livorno. Intervista-shock a un pescatore (da Panorama)

Link: Fusti tossici, Cosimi mente o è in confusione. Ecco altre prove

Link: Bidoni , Ersa e Town meeting regionale

Link: 40 tonnellate di rifiuti tossici nel nostro mare: disastro ambientale

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