A Livorno se dici sindacato equivale a dire Cgil. E anche noi nel nostro sito abbiamo sempre rimarcato il ruolo mortifero che questo sindacato ha nel rapporto fra capitale e lavoro in questa città. Un sindacato che quando si parla di mondo cooperativo è esplicitamente dalla parte dell’imprenditore mentre laddove non ha conflitto di interessi e di cariche, gestisce i rapporti con l’azienda in modo esclusivo considerando i lavoratori semplici tesserati ad un servizio come un altro. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: a Livorno le posizioni della Cgil sono tra le più a destra del panorama italiano ed è stato creato un abisso fra i funzionari e i lavoratori, specialmente più giovani, che sono totalmente sprovvisti avanguardie sindacalizzate e coscienza dei diritti.
Ma lo strapotere della Cgil è favorito anche dalla presenza di due sindacati come Cisl e Uil che spesso cercano di accaparrarsi in modo del tutto privo di logica e strategia, i malumori dei lavoratori nei luoghi dove la Cgil non soddisfa. Il problema è che oltre le false barriate che spesso questi due sindacati ergono per fare qualche tessera di qualche deluso, quando poi ci spostiamo sul piano provinciale e nazionale, riemergono le posizioni subalterne al governo che questi sindacati hanno delineato già da tempo.
Dal punto di vista sindacale (ma anche satirico) il personaggio della settimana non può che essere Giovanni Pardini, segretario provinciale della Cisl. Irritato probabilmente dallo sciopero della Cgil di venerdì ha tirato fuori gli artigli.
Ha iniziato sabato scorso difendendo su Il Tirreno la vergognosa legge che il governo sta partorendo circa il ricorso ad un arbitro (invece che un giudice) per dirimere i conflitti fra lavoratori e aziende. Insomma, l’abolizione dell’art.18 per le nuove generazioni ottenuto per vie traverse e sotterranee. Pardini l'ha difesa con motivazioni ridicole condite con frasi come: “escludere la presunta debolezza imputata al lavoratore al momento dell’assunzione perchè non ci saranno alternative obbligate” o “il ricorso all’arbitro sia sempre un atto volontario del lavoratore” o “l’arbitro e’ solo una possibilità in più decisa dalle parti sociali per avere una giustizia in tempi più rapidi”
L'unica realtà che vediamo invece è che sul territorio dove lui è massima carica di un sindacato come la Cisl, c'è la più alta percentuale di contratti precari stipulati ogni anno ed esistono situazioni di piena e grave illegalità come Mtm. Lo vada a raccontare a quegli operai se un eventuale clausola nel contratto potrebbe essere oggetto di rifiuto da parte del lavoratore sottoposto a ricatto dal primo all’ultimo secondo di lavoro. Cosa vorrebbe farci credere Pardini, che essendo lasciato tutto alla contrattazione territoriale ci penserebbe lui e il suo sindacato a garantire i lavoratori dall’abuso di questa clausola?
Se un lavoratore dovesse stare tranquillo perché su un territorio c’è Pardini e la Cisl, allora farebbe meglio ad attendere che il governo emani gli incentivi per Calignaia per andarsi a buttare di sotto.
Ma non contento, il Pardini ha continuato i suoi interventi su Il Tirreno di questa mattina in risposta all’economista Paoli, spaziando su temi da sociologo ed economista ed individuando nelle basse qualifiche scolastiche e nell’assenza di specializzazioni lavorative un punto debole della città. Ma con tutti gli esempi che poteva fare è andato a pescare quello sul rigassificatore che come tutti sanno, nonostante gli altissimi costi di costruzione, darà lavoro ad appena 70 persone che fin dal primo momento era chiaro che provenissero da aziende specializzate italiane ed estere. Così come era chiaro che a Livorno sarebbero toccate solo le briciole dei lavori in mare e a terra e un po’ di indotto. Invece per Pardini la colpa del deficit lavorativo di questa operazione sta nella poca competenza delle figure lavorative sul territorio. Ma guarda un po’. Ci mancava che dicesse che a Livorno i lavoratori sono anche vagabondi.
Ma il finale dell’intervento è ancora più esilarante: “Partiamo da cosa dovrebbe fare tutta la provincia: accettare la scommessa del polo energetico e puntare sull’innovazione”. Quindi per lui due centrali a olio di Palma (con possibilità di bruciare rifiuti) e due rigassificatori in un contesto di 8 centrali elettriche già esistenti più Solvay, Lucchini, Raffineria Eni e Costiero gas sarebbe una sfida innovativa?
Forse domenica sera per vedere Inter-Genoa si è perso una bella puntata di Presa Diretta su Rai3 dove per un ora e mezzo hanno spiegato cosa significa Polo Energetico e innovazione.
red. 9 marzo 2010
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