Leggendo Il Tirreno di lunedì 3 gennaio mi è sembrato improvvisamente di essere catapultato dentro "Roger and me",
il documentario di Micheal Moore del 1989 che racconta della crisi
della General Motors e della chiusura di una fabbrica di automobili a Flint,
città natale del regista, nello stato americano del Michigan. Il
regista mostra nel documentario l'impossibilità di avere un colloquio
con Smith, ritenuto il responsabile del licenziamento di 30.000
lavoratori. Moore usa il pretesto di questa intervista impossibile per
raccontare le storie degli operai, delle famiglie e della miseria nella
sua città. La scena che immediatamente mi è rimbalzata nel cervello è
quella di un paio di ufficiali dei Marines che ogni giorno andavano fuori dalla catena di ipermercati della città ad intercettare "perdigiorno" o disoccupati General Motors per convincerli a arruolarsi nei Marines e partire per la Guerra del Golfo di Bush padre.
Mi è sembrato già di vedere in un prossimo futuro un paio di ufficiali della Folgore fuori dall'Ipercoop a convincere disoccupati colpiti dalla crisi ad arruolarsi, dopo essere andati nelle scuole, grazie a una convenzione col Comune, a dire ai figli che razza di eroe sarebbe loro padre se andasse a diffondere il bene nel mondo con l'esercito italiano. Il tutto condito da una campagna del sindaco che si vanta di aver attirato a Livorno cervelli e capitali pronti a servire il paese progettando e costruendo siluri alla Wass, la grande fabbrica di armi immersa nello shopping e nelle nuove residenze di Nuovo Centro.
Il Tirreno di lunedì infatti dedica una paginata intera alla Wass (Whitehead Alenia Sistemi Subacquei), azienda leader a livello mondiale nel settore dei Sistemi Subacquei che ha sede in via del Levante, proprio davanti allo svincolo della variante. Il Tirreno con un'intervista all'amministratore della Wass si fa portavoce degli interessi dell'azienda che vorrebbe espandersi nell'ambito del progetto Nuovo Centro promettendo posti di lavoro. La cosa più bella di questa intervista è che intervistatore e intervistato sono riusciti in 5 colonne a non rammentare mai le parole ARMI o SILURI. Per un lettore che non conosce quella realtà, la Wass avrebbe potuto fare biscotti ipertecnologici così come un robot che funge da seggiola a rotelle. Nell'articoletto di fondo però si specifica l'attività dell'azienda in termini però opposti: "Non solo siluri". Insomma, si fa fronte all'imbarazzo di dover dire che si tratta di una fabbrica di siluri inventandosi possibili future applicazioni civili. Insomma, tutto questo rigirìo per rispondere indirettamente a una lettera inviata da uno studente livornese che si chiedeva quale tipo di ricerche e progetti sarebbero venute fuori dal nuovo polo dello Scoglio della Regina frutto di una convenzione fra Università di Pisa (Scuola superiore Sant'Anna) e Wass. Dall'intervista emerge infatti chiaramente che il core business della Wass è e sempre sarà quello militare. La Wass infatti è una controllata di Finmeccanica che ogni anno contribuisce a fare dell'Italia il secondo produttore mondiale di armi.
Ma Il Tirreno ormai aveva deciso di indossare l'elmetto e a pagina 7, sezione attualità, ha sfornato anche un'intervista con il generale D'Apuzzo, nuovo comandante della Folgore, che per tre anni ha lavorato a Kabul. Il generale in questa intervista regala due dati molto importanti riguardo alla Regione toscana e in particolare la città di Livono: "Parlando in termini economici possiamo dire che la Folgore è una delle più grosse aziende della regione e che qui produce e investe reddito, direttamente e attraverso l'indotto". E poi: "Con il sindaco Cosimi abbiamo pensato a sviluppare il rapporto con gli studenti. Per farci conoscere meglio, per far capire il bello e il brutto della vita militare, per spiegare ai giovani che questa può essere una buona possibilità di lavoro".
Ecco servito il futuro di Livorno, con tanto di sorrisone, paterno e di sinistra, del sindaco Cosimi. Alla crisi si risponde con la riconversione militare di una città operaia che dovrà sottostare al ricatto militare per uscire da una crisi in cui ci hanno cacciato gli stessi che poi vanno a fare le guerre in giro per il mondo per mantenere i propri privilegi.
Livorno come Flint. Attenzione, non siamo lontani da questa previsione.
Per Senza Soste, Franco Marino
5 gennaio 2010
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