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Le tre T che Alessandro Cosimi rischia di non comprendere mai

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WiFi_ominiRecentemente il Tirreno ha dato la notizia dell'installazione degli hot spot per Internet senza fili all'interno di palazzo civico. E' inutile sottolineare come questo avvenga male e in ritardo, rispetto alla diffusione del wireless in altri comuni, ma è importante rimarcare come non sia all'orizzonte la diffusione di Internet senza fili nei parchi pubblici e sul lungomare. Sull'utilità di questo servizio basta ricordare che la capitale della patria di Danilevicius, la Lituania, è quasi completamente coperta dal wireless e si tratta di un'area geografica la cui vita all'aperto d'inverno è praticamente impossibile. Solo che dalle parti di Danilevicius hanno capito che il wireless pubblico attrae turismo di qualità (è un particolare che non sfugge a chi viaggia ed è pieno di relazioni da coltivare), sviluppa il know-how delle aziende locali e rende più ricchi i rapporti tra residenti che appena possono escono di casa per relazionarsi con gli altri e con il mondo dall'esterno. Certo il modello livornese potrebbe essere perfezionato, con cooperative al posto di aziende per implementare il wireless, e per favorire una cultura della rete (con enormi vantaggi economici e relazionali) si potrebbe sfruttare il fatto che il lungomare è agibile molti mesi l'anno. Ma in questo il sindaco la pensa come Berlusconi: youtube e internet sono un problema altro che risorsa.

 

Su youtube circolano immagini del sindaco e della giunta non autorizzate dagli interessati, visto che il veto del sovrano sull'uso dell'immagine è finito con il 1789, e su Internet circolano addirittura opinioni che sono espresse senza consultazione telefonica con l'assessore o con il dirigente di riferimento. La rivoluzione tecnologica dell'informazione è decisamente un problema per il potere locale. Il punto è che questi signori, che si agitano convulsamente per qualche articolo apparso su Internet, non hanno visto che i primissimi fotogrammi di un film che per loro può essere una pellicola dell'orrore.
A meno che si rechino in pellegrinaggio in California a trattare con Facebook o con Google, magari indossando la fascia tricolore, a chiedere che immagini e commenti nell'area livornese passino prima dal gradimento degli esponenti eletti nei consigli comunale e provinciale. Magari chiedendo la clausola di eccezione culturale che si può applicare agli Amish della Pennsylvania o alle ultime popolazioni amazzoniche.
Ma veniamo al nodo strategico di questa vicenda, che è alla causa di fenonemi come questo mancato utilizzo del wireless. In una delle riunioni promosse dall'assessore all'innovazione (sul fatto che un assessorato che lega l'innovazione all'impresa rappresenta un tremendo ritardo culturale, sorvoliamo) è stata invitata Irene Tinagli. La Tinagli è stata di fatto l'ambasciatore di Richard Florida in Italia ovvero il teorico del ruolo della classe creativa come strumento dei territori per uscire dalla crisi economica.
Non sappiamo cosa la Tinagli abbia detto a Livorno ma conosciamo Florida e le sue teorie dell'uscita dalla crisi. Florida pone la classe creativa (un soggetto molto ampio che va dai programmatori informatici ai videomaker, ai gruppi musicali, alla ricerca universitaria per finire ai pittori) come il motore dell'economia presente e a venire. Siccome l'economia procede per innovazioni di processi e di prodotto solo la creatività, sostiene Florida, è in grado di produrre innovazione e quindi ricchezza. Chi produce creatività produce ricchezza nell'economia contemporanea che, fa bene dirlo, mostra così caratteri postcapitalistici.
creativita_maxi_cOra la creatività è un processo sociale e non un qualcosa da racchiudere entro un'impresa (e qui è impossibile farlo capire a una generazione di "amministratori" addestrata alla mistica neoliberista)e questa si deve dispiegare su tutto un territorio per produrre ricchezza e benessere. Per Florida i territori che prosperano nella crisi attuale sono quindi quelli in grado di attrarre e produrre creatività che, a sua volta, produce significative quote di benessere. Il resto è destinato al declino industriale e sociale. Richard Florida è stato ovviamente preso sul serio visto che è, ed è stato, consulente per le politiche territoriali delle aree metropolitane in tutti e cinque i continenti. Secondo Florida le condizioni perchè un territorio attragga e produca creatività, e quindi benessere economico e relazionale, sono comprensibili attraverso tre indici. Quelli che sono chiamati le tre T. Si tratta degli indici di presenza di tecnologia, tolleranza, talento su un territorio che fanno comprendere se e come la creatività si sviluppa lungo l'asse urbano producendo ricchezza economica e di relazioni. Certo, è un pò dura farlo capire a Livorno dove alla parola "urbano" si lega compulsivamente quella di "indice di edificabilità" e, dietro quest'ultima, si celano amici, parenti e clienti da sistemare fino al saccheggio finale del territorio. Ma la storia si è già mossa in un senso che rende impossibile vecchi metodi di governo.

Facciamoci però l'idea di come siano applicate le tre T sul nostro territorio. Tecnologia: inutile rilasciare dichiarazioni cerimoniali sul Tirreno sul polo della robotica o su qualche impresa (forma sociale superata dalle esigenze dell'economia creativa) più intelligente di altre. Livorno manca di politiche che promuovano un tessuto tecnologico diffuso che è precondizione di creazione di ricchezza. La vicenda del wireless è indice di questa mentalità. Non esiste alcuna politica territoriale di raccordo tra educazione primaria, secondaria e universitaria che promuova la cultura tecnologica come strategica. Eppure le risorse ci sarebbero. Solo che, dettaglio da niente, salterebbero tutti i poteri di controllo che il potere locale ha sulla società livornese. Meglio che marcisca Livorno, insomma. Tolleranza: Florida parla apertamente di "gay index". Più un territorio è aperto e tollerante verso i gay maggiore è l'indice di creatività e quindi di ricchezza. Beh, su questo basti ricordare che il consiglio comunale ha rinviato "per approfondimenti" la discussione sulle unioni civili che si era impegnato a fare nel 1996 (!). E si pensi che un sindaco di destra come Chiamparino a Torino ha sposato due donne: nel capoluogo piemontese, che punta sulla creatività come uscita dal dopo Fiat, si comprende come la promozione della tolleranza verso i gay sia un bene economicamente strategico. Talenti: Livorno è un caso, in questo senso, da depressione economica del profondo sud. Esporta talenti in tutto il mondo, anche in settori importanti oltreoceano, ma non ne attrae nessuno. Una diaspora di una generazione necessaria per far posto, nelle leve di comando, a persone che hanno problemi evidenti con l'italiano (un nome? L'assessore all'urbanistica) ma che sono garanti di pietrificati assetti di potere. E qui basta capirsi: non si fanno notare certe cose per arroganza ma per intendersi sul fatto che, la presenza di saperi poveri al comando, non è questione di mancato bon ton ma di distruzione di valore economico sul territorio.

Non c'è quindi da stupirsi se Alessandro Cosimi cerca di danneggiare Senza Soste, chiedendo decine di migliaia di euro per presunti danni all'immagine. Perchè, altro che tre T, qui si difende un mondo pietrificato che garantisce rendita e reticoli di interessi fino a quando questa dimensione garantirà ricchezza a chi la deve garantire. E a chi? Qui non a caso a Livorno aumentano i ricchi e i cassaintegrati contemporaneamente. L'effetto rendita immobiliare e finanziaria in ogni territorio produce proprio questo.

Altrove Senza Soste sarebbe corteggiata da offerte di finanziamento, consulenza, ricerca. Perchè connette da anni migliaia di livornesi e rappresenta sul territorio, secondo i canoni dell'economia contemporanea, un valore relazionale , politico, creativo e quindi economico. A Livorno invece è persino proibito parlarne: tanto che il sindaco si è infuriato quando "scoperto" pubblicamente a leggere Senza Soste. Un atteggiamento, quello di non poter parlare di Senza Soste in pubblico da parte delle classi dirigenti e del maggiore quotidiano locale, da frequentatori delle canoniche del '700 in presenza dei primi libri licenziosi. Il che mostra i caratteri culturalmente regressivi di questa classe dirigente ma anche, come accadde nel '700, che l'uso di certa letteratura prima diventa irresistibile poi egemone nella costruzione di linguaggi e nella liberazione di comportamenti.

Certo la classe dirigente livornese, e persino ciò che è definibile come opposizione, oggi è occupata a parlare di varianti al piano regolatore, di Prg del porto, di tamponare lo storico declino industriale. Tutti temi importanti ma solo se messi entro un nuovo paradigma di sviluppo. E questo non può che essere dato dalle esigenze della nuova economia creativa e innovativa. Altrimenti c'è il declino in termini di produzione di ricchezza, il disastro in termini di relazioni sociali.
In definitiva le classi "dirigenti" livornesi si comportano secondo i tipici schemi dell'economia del declino. Non innovano ma si dedicano alla rendita immobiliare e finanziaria. Il risultato è una paurosa regressione della vita pubblica: Livorno è politicamente in mano al medico di paese (che fa il sindaco come da tradizione ottocentesca) che tiene conto degli interessi dell'imprenditore, del costruttore, del prete. Un fenomeno spaventoso se si pensa che negli anni '70 sul territorio c'erano migliaia di persone che si occupavano quotidianamente della vita pubblica in termini politici, sindacali e associativi e che riequilibravano dal basso le istanze verticali di potere. Oggi, fenomeno già intuibile dalla fine degli anni '70, sono rimaste solo le istanze verticali che si sono riprodotte secondo una cultura chiusa e di provincia che non appartiene alle tradizioni di questa città. Quando questo potere verrà rimesso in discussione vedremo dei veri e propri terremoti. Prima vengono meglio è. E che siano devastanti perchè vivremo prima il presente ed il futuro di Livorno.


per Senza Soste, nique la police

mercoledì 3 marzo 2010

 


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