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Livorno 2010, cronache del neoliberismo

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giornali-4-1024x768il giornale è qualcosa di diverso da un essere umano. Capita che chiunque faccia parte di un giornale non approvi l’operato del giornale, eppure il giornale lo fa lo stesso. Vi ripeto che il giornale è qualcosa di più di un essere umano. E’ il mostro. L’hanno fatto gli uomini, questo si, ma gli uomini non possono tenerlo sotto controllo” (Steinbeck Reloaded, 2010)

La lettura de Il Tirreno di venerdì 20 agosto 2010 dovrebbe essere obbligatoria per le scuole fino alla secondaria superiore e consigliata in molti corsi di laurea triennale. “Se il vostro sogno è quello di un lavoro sicuro in Comune e in Provincia, forse è bene che vi prepariate anche un’alternativa (...) l’offerta, tra tagli e razionalizzazioni, è calata a picco”. Così recita la Chernobyl dell’informazione di Viale Alfieri. La scorsa settimana a Grosseto 15mila giovani si sono contesi 53 posti al comune di Grosseto. A Forte dei Marmi per 9 posti da vigile urbano 1800 candidati da tutta Italia. A Livorno, per 15 posti di amministrativo in Provincia, si prevedono migliaia di partecipanti.

 

E si badi bene, se i concorsi non vengono fatti non è perché le piante organiche siano piene di personale “esuberante”, tutto il contrario. Gli enti e le aziende pubbliche soffrono di una grave carenza di personale rispetto a quello che servirebbe per garantire alla popolazione i servizi essenziali, quelli che garantiscono la vita di un territorio. Ma non possono assumere.

Leggi approvate da governi di tutti i colori, e trattati partoriti dai burocrati Ue, quelli dei mitici “impegni chiesti dall’Europa” glielo impediscono.

Si arriva al paradosso che molti Comuni hanno ingenti somme di denaro nei loro conti bancari, ma non possono spenderli perché il “Patto di stabilità” glielo vieta.

Il Patto di stabilità prevede infatti che ogni anno deve prodursi una riduzione progressiva nelle spese degli enti locali, per cui quei soldi rimangono lì, inutilizzati. Sono soldi dei cittadini, che però i cittadini non possono decidere come spendere. Sarebbe interessante sapere in quali operazioni vengono utilizzati e quali benefici producono per le banche che li hanno “sequestrati”, e come le banche ne riportano sul territorio almeno una parte (sarebbe giusto, no?).

I tagli della spesa pubblica vengono attuati con mille fantasiosi espedienti: uno è il blocco del “turn over”, che è sparito dal vocabolario della pubblica amministrazione perché non viene effettuata la sostituzione dei dipendenti che vanno in pensione, riducendo progressivamente i posti di lavoro negli enti.

Anche laddove venisse fatto, va tenuto conto del continuo innalzamento dell’età pensionabile, per cui dipendenti sempre più vecchi, demotivati e mobbizzati sono costretti a trascinarsi per gli uffici anziché dedicarsi ai loro hobby e alla loro famiglia e lasciare il posto ai più giovani.
I pochi posti che rimangono sono quindi sempre più appetibili per le varie “caste” e “cricche”.
C’è infatti un allentamento delle regole pubblicistiche (trasparenza, imparzialità ecc.) per l’assunzione, per cui il vecchio concorso non viene quasi più usato anche perché in ossequio a criteri “aziendalistici” si può assumere con procedure semplificate, che dovrebbero permettere una maggiore rapidità ed efficienza ma che in realtà vengono usate per assumere tranquillamente gli amici degli amici. Una volta si doveva almeno truccare i concorsi, ora non è più necessario.

Poi c’è l’esternalizzazione di molti servizi, che vengono affidati a ditte private, cooperative sociali e impropriamente anche ad associazioni di volontariato, talvolta anche fittizie, per cui c’è un doppio livello che blinda il controllo clientelare su questa porzione del mercato del lavoro: un primo livello è quello del rapporto tra ente pubblico e ditta/cooperativa/associazione aggiudicataria, il secondo livello è quello del rapporto tra questa e il lavoratore che viene assunto.

Ma l’esternalizzazione ha effetti devastanti anche da un’altro punto di vista, perché un appalto vinto con un’offerta al super-ribasso comporta anche un pesante peggioramento della qualità dei servizi al cittadino. E l’esternalizzazione di questi servizi negli ultimi anni si è estesa a fondamentali settori che riguardano la sfera della cura socio-sanitaria alla persona.

I risultati di tutto questo? Ce lo dice sempre Il Tirreno di oggi.
Cronaca di Livorno, pagina 5: “Scuole superiori, tagliate 11 classi”. “Poste, in Via Masi ancora code”. Pagina 6: “Noi sui carri bestiame. Treni choc, la dura vita di un pendolare”.
Le Poste hanno una storia davvero singolare. Negli ultimi anni hanno accumulato profitti da record, con un sistema semplice ma geniale: fanno di tutto tranne che portare la corrispondenza nelle case.
Le Ferrovie sono scandalose, e su questo è superfluo soffermarsi perché ognuno di noi prende il treno e sa come stanno le cose.
Abbiamo dunque citato servizi sociosanitari, scuole, poste, trasporti. L’ossatura di quello che dovrebbe essere uno Stato civile, che dovrebbe assicurare alle persone una vita decente, proteggendo dalla povertà e dalla marginalità. E anche garantendo un livello di occupazione tale da mantenere la coesione sociale.
Questo sistema dovrebbe anche funzionare come meccanismo di redistribuzione del reddito: chi più ha più tasse paga, e dei servizi usufruisce anche chi non ha.

Ma in Italia le tasse le pagano solo i lavoratori dipendenti, che si sobbarcano le spese anche per gli evasori. Che oltretutto sono quelli che tuonano contro i dipendenti fannulloni e le varie categorie di profittatori per i quali si spende troppo: anziani, malati, disabili ecc.

Nessun partito, a parte i discorsi, ha veramente intenzione di colpire l’evasione fiscale. E così si perdono altri miliardi che potrebbero essere investiti nei servizi creando posti di lavoro.
Ma a tutto questo c’è soluzione e proprio sul Tirreno del 20 agosto: abbiamo l’intervista complice a uno “scienziato” che ha la soluzione per il problema dell’occupazione: consiglia infatti ai giovani laureati di emigrare o cercare di “diventare come la FIAT”. Quindi tutto il sapere prodotto dal sistema formativo pubblico sul territorio non deve finire nei servizi sociali ma a nutrire il capitalismo privato altrove, anche a migliaia di chilometri di distanza. Un fideismo nei confronti del capitalismo, e di altri paesi, veramente degno di nota.

Lui però, lo “scienziato”, lavora nel pubblico a venti chilometri da casa. Come tutti i teorici della fine del posto fisso. Questo guru santificato dal Tirreno deve aver letto, o sentito da qualche genialoide che il Veltroni nero (Obama) punta molto sulla ripresa dell'occupazione nel settore dello small business. Specie in rapporto alla mobilità territoriale.

E' vero, Obama ci punta parecchio su mobilità territoriale e small business, basta dare un’occhiata.

Stiamo parlando del settore che va dalla piccola impresa sotto i 50 dipendenti al corrispondente della nostra partita Iva. Solo che è proprio il settore dello small business che mostra la più spettacolare perdita di posti di lavoro nell'economia americana. Alla faccia del ruolo salvifico della piccola impresa.

Gli Obama de noantri, gli “scienziati” che da 20 anni predicano la fine del posto fisso, sono solo gente che ammetterà che il mercato ha fallito solo con i corsi di rieducazione che si facevano durante la rivoluzione culturale cinese. Nel frattempo fanno solo danni. Sotto l’attenta regia de Il Tirreno che non riesce a fare un’articolo utile neanche cambiando target di intervistato: che sia la verduraia di via dell’Origine o un docente del Sant’Anna di Pisa sempre si tratta di disastri in forma di notizia. Questo in attesa delle immancabili perle d’autunno che la Chernobyl di Viale Alfieri regala con la stessa certezza con la quale si sa che arriveranno i celeberrimi panorami delle foglie cadenti nei boschi del Massachussets.

Per Senza Soste, Nello Gradirà e Nique la Police

21 agosto 2010


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