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Livorno Calcio, "se hai... hai, se 'un hai... ohi!"

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Se proprio vogliamo cercare il pelo nell’uovo, possiamo dire che la formazione mandata domenica in campo da Ruotolo ha suscitato legittime perplessità. Il 3-5-2 finalmente scelto dall’ormai ex tecnico amaranto doveva significare il riconoscimento (e l’accantonamento) del male maggiore del Livorno, ovvero gli esterni di difesa: Pieri e Raimondi. Due giocatori che malgrado un curriculum profondamente diverso (un veterano della A il primo, un esordiente il secondo) hanno dato dimostrazione in queste otto giornate di non essere all’altezza di poter disputare un torneo di massima serie da titolari. Il nuovo modulo avrebbe dovuto automaticamente lanciare due esterni con caratteristiche più offensive: Vitale a sinistra (che non è propriamente Roberto Carlos) e Pulzetti (un centrale di centrocampo) a destra. Questa è l’unica soluzione plausibile che la mediocre rosa del Livorno offre quest’anno.
Ma il problema non è certo il pelo, bensì l’uovo. Una squadra allestita anche quest’anno badando in maniera maniacale al portafoglio: un’accozzaglia mal riuscita di prestiti, giocatori sul viale del tramonto o reduci da lunghi infortuni e altri inadatti per limiti caratteriali o tecnici a giocare un ruolo da protagonisti in serie A. A questo si aggiunge la grave responsabilità di non aver investito i soldi arrivati o che arriveranno dalla vendita di Diamanti (e se non arriveranno ci chiediamo che senso abbia avuto cederlo a una società sull’orlo del fallimento. A proposito, ma dove finiscono gli utili del Livorno calcio?).

Chi ha attaccato Ruotolo sappia che Gennarino ha avuto sino ad oggi più oneri che onori. L’onere di motivare una squadra allo sbando e senza carattere, riuscendo nell'intento e compiendo un vero e proprio miracolo (vedi la promozione in A). L’onore di decidere la formazione, invece, Ruotolo non lo ha quasi mai avuto. O meglio, quasi mai ha potuto deciderla di testa sua. Spinelli dettava e Ruotolo aveva il compito di scrivere con la migliore calligrafia possibile. Questo era il suo compito. Anche la folle gestione del turn-over nelle partite di Torino e Bologna (l'undici titolare messo in campo contro la Juve, una squadra imbottita di rincalzi in campo al Dall’Ara) è stata una scelta di Spinelli, probabilmente voglioso di fare bella figura al cospetto della Vecchia Signora e dei vecchi e nuovi padroni del calcio italiano.

Cagni e Cosmi sono due allenatori in gamba. Sanguigni e vogliosi di riscatto. Gente per bene. Di sinistra oltretutto, e la cosa non guasta affatto. Ma l’impressione è che questa squadra, in queste otto giornate, abbia dato anche più di quanto potesse. Nessun giocatore amaranto, a parte la croce Tavano (chissà, magari il nuovo tecnico avrà il coraggio di buttare nella mischia Dionisi), ha mai tirato indietro la gamba e nessuno è mai uscito dal campo senza aver lottato. Il vero problema – e hai detto niente – è il materiale tecnico a disposizione: infimo.

In virtù di tutto questo vogliamo azzardarci a lanciare un appello al popolo amaranto: se i ragazzi dovessero continuare con questo impegno e con questi risultati evitiamo di contestarli. Anche se dovessimo essere retrocessi già a gennaio. I tifosi amaranto potrebbero far scuola anche in questo. I giocatori non hanno colpe. Al limite contestiamo chi li ha portati a Livorno, chi per l’ennesima volta ha allestito la squadra con la stessa programmaticità di chi va all’Outlet di Barberino del Mugello una domenica invernale di pioggia. Contestiamo chi – al di là dei risultati ottenuti in questi dieci anni – ha fatto l’impossibile per congelare la passione di una tifoseria e di un’intera città.

Cagni, Cosmi o Ruotolo non crediamo faccia grande differenza. I primi due hanno sicuramente più esperienza di Ruotolo, ma Gennarino aveva dalla sua la conoscenza dell’ambiente e il fatto di aver plasmato, sul piano del carattere, una squadra a sua immagine e somiglianza. Diciamocelo: che ci siano Cagni, Cosmi o Ruotolo sempre Pieri, Vitale e Raimondi devi mettere in campo.

A Livorno c’è un vecchio detto: “se hai… hai, se ‘un hai… ohi!”. E infatti sono dolori.

Tito Sommartino

20 ottobre 2009

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