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Livorno, diario della nuova crisi. Il fallimento della strategia del panettone

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panettone-fettaSiamo sinceri: di fronte alle prossime settimane che rischiano di crepare un continente, perché la crisi dell’euro è risolta solo nei tg,  il collasso del sistema politico livornese rischia di non essere neanche visto.
Oltretutto i protagonisti  della crisi livornese sono prevedibili, sbiaditi e incolori. In questo modo, con quello che sta accadendo tutti i giorni, diventano trasparenti e quindi invisibili. E’ forse il loro punto di forza: si tratta di persone più sconosciute che impopolari, che riescono a sopravvivere politicamente grazie alla dote dell’invisibilità.
Alla chiusura della crisi precedente, un mese e mezzo fa, avevamo scritto che il centrosinistra livornese, come maggioranza nel suo complesso, si stava disponendo alla strategia del panettone. Durare quindi fino a natale nella speranza che equilibri interni, cordate d’affari e situazione nazionale dessero uno spiraglio stabilità. Non avevamo fatto i conti con due fattori. Il primo è che questa maggioranza è incolore e invisibile, non ha alcun rapporto con la cittadinanza e prende voti sostanzialmente in virtù di un elettorato di opinione nazionale che non ha grosso rapporto (se in piccole percentuali di voto) con il territorio. Quest’assenza di legami permette alla maggioranza di dedicarsi alla lotta interna per la spartizione delle risorse senza avvertire la pressione del territorio. Il secondo è che il Pd livornese, per quanto diviso sui temi che contano in quel pretesto di partito che è (nomine, privatizzazioni, appalti) ha mostrato una immediata insofferenza davanti all’esito della crisi precedente che mostrava significative concessioni all’Idv.


E così la maggioranza di centrosinistra non è arrivata a tagliare il panettone. Con il PD che mostra un desiderio di autosufficienza che potremmo chiamare “lasciateci sbranare tra di noi in tutta tranquillità”. E qui è inutile pesare con il bilancino e domandarsi se, per scatenare questa nuova crisi, abbia contato più il sequestro della discarica del Limocino, il piano del traffico, il comportamento dell’Idv o la questione della dismissione dei beni pubblici o qualche tema più “coperto” sconosciuto persino alla stampa e agli addetti ai lavori più esterni.
Qui ci sono due nodi serissimi che il centrosinistra livornese non risolverà mai. E che producono crisi oggi per produrne nuove domani. Con un territorio lasciato a sé stesso entro la crisi economica più grave dal dopoguerra. Il primo è che non tanto il centrosinistra è in crisi ma lo è proprio il sistema politico livornese.  Nelle sue istituzioni, nella formula delle nomine, nel ruolo delle partecipate, nel rapporto inesistente tra istituzioni e mondo reale, nella insostenibilità di un sindaco podestà in un mondo complesso, nelle articolazioni del lavoro politico (consiglio, commissioni). E qui chi dice “riportiamo il consiglio al suo ruolo naturale” forse non ha capito che questo ruolo naturale, se mai c’è stato, non ci sarà più. Ogni tema che passa dalle istituzioni livornesi, consiglio compreso, ne esce straziato. Non è un problema di uomini ma di struttura. Che è risultato di una sovrapposizione di residui culturali, legislativi, amministrativi dell’epoca del vecchio welfare, di retaggi più antichi del governo paternalista labronico e di segni brutali del tempo lasciati dalla fase neoliberista dell’ultimo ventennio del centrosinistra livornese. In ogni caso tutta roba che dovrebbe stare alle nostre spalle non al governo. Candidandosi oltretutto alla gestione dei pochi posti di sottogoverno rimasti sopra un cumulo di macerie

C’è un problema hardware del sistema politico livornese che, alla lunga e visti i drammi che si stanno creando, potrebbe persino essere capito dai meno inclini ad avere un rapporto positivo con la realtà e il vasto mondo circostante. Stiamo parlando di coloro che vedono il centrosinistra come riformabile, i genietti delle formule delle primarie, coloro che vedono il PD come insostituibile al massimo come qualcosa di condizionabile. Anche perché la società livornese quando si esprime preme, magari scompostamente e confusamente, per soluzioni inedite.
C’è però anche il problema software. Chi fa politica istituzionale a Livorno? Sostanzialmente tre figure. Chi ha un diretto interesse a tutelare beni e affari o personali o per diretta interposta persona; chi riesce a ricavarci reddito perlomeno sopra la media; chi non ha trovato visibilità tramite la professione. Poi c’è qualche anima che è nelle istituzioni per spirito di servizio, segno che le società non sono mai monocordi. Bene, a parte l’ultima figura, le altre tre non solo non sono adatte a capire la crisi, tipico di chi è su un terreno per profitti a breve, ma ne sono una delle cause strutturali quelle relative alla debolezza del territorio. Perché alimentano il fenomeno della lotta per le risorse scarse, dovendo aumentare fatturati e redditi nell’immediato, senza curarsi della crisi. Il problema è che sarebbero loro a doversi occupare, proprio per ruolo istituzionale, della crisi. Da qui si comprende il problema software di un hardware ormai andato, assemblaggio di pezzi fuori dal tempo e fuori commercio (politico).
La maggioranza di centrosinistra a Livorno non è quindi arrivata al panettone. Lasciamo perdere il gossip o la clonazione provinciale di una narrazione politica basata su formule o personaggi. I nostri personaggi poi sono talmente incolori che non hanno neanche la consistenza narrativa della figura del cialtrone di provincia, rappresentano il trionfo di una Livorno ottusa, pallida e minore che negli anni si è sistematicamente attaccata a piccoli nessi di potere soffocando un territorio, avvelenandolo e mettendone seriamente a repentaglio il futuro. Il problema è che, dietro il mancato panettone, mancano hardware e software della politica di una città. Il resto è sipario di un medico di provincia, un sindaco che tra pochissimi anni (se non mesi) si stenterà a ricordare nome e figura, che recita per le ultime rappresentazioni senza nemmeno crederci. Figuriamoci se gli si può credere dall’esterno, dal mondo reale.

per Senza Soste, nique la police

30 ottobre 2011


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