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Livorno, panico nel centrosinistra. Il prossimo sindaco potrebbe davvero essere un grillino

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fantasmaI pochi piddini che parlano lo ammettono a denti stretti. Molti di loro preferiscono proprio non parlarne. I loro eventuali alleati si concentrano nel gioco delle possibili formule elettorali ma, sotto sotto, una certa tensione la manifestano. Senza Soste, che è una testata indipendente, può dirlo: il convitato di pietra si è, come da ruolo e tradizione, invitato da solo. Le probabilità che un grillino, o una grillina, diventi sindaco di Livorno al momento ci sono e non sono affatto poche. Basta una analisi dei flussi elettorali delle ultime amministrative per capirlo. E se fosse fatto qualche sondaggio serio, sulle intenzioni di voto tra il primo e il secondo turno differenziato per ruolo sociale e fascia d’età, anche i carotaggi dell’opinione pubblica potrebbero materializzare lo spettro.

Ma andiamo per gradi. L’istituto Cattaneo di Milano ha stimato la perdita di voti del Pd al primo turno delle amministrative in media attorno al 30 per cento. Un voto su tre, insomma. Questa perdita avviene in contemporanea con un tasso di astensione marcato. L’astensione inoltre, come sa chi studia i flussi elettorali, non significa affatto che questi voti in futuro torneranno automaticamente al partito che li ha persi rispetto all’elezione precedente. L’astensione è infatti anche una fase di sonno e di orientamento verso nuove offerte elettorali rispetto alle scelte precedenti. A Livorno sono già avvenuti due fenomeni  significativi: una  storica astensione (circa il 45 per cento alle regionali del 2010) e una storica mobilitazione dal basso verso un nuovo protagonismo elettorale (primo capoluogo d’Italia al referendum del 2011) che è sempre una ridefinizione di identità rispetto al passato. Mobilitazione, con il segno del protagonismo, nei cui confronti il centrosinistra livornese ha risposto con politiche di segno opposto sul referendum simbolo: quello sull’acqua. Il Pd può anche sperare che, tra le tante cose che accadono, l’elettorato dimentichi ma la memoria collettiva degli elettori che si alternano tra sogno e veglia ha ritmi differenti rispetto ai percettori del flusso di notizie grazie al quale una notizia di una settimana prima è preistoria.

A Livorno, salvo colpi di scena, si andrà a votare del 2014. Non  saranno due anni qualsiasi. In mezzo ci saranno le elezioni politiche del 2013, nelle quali il Pd in qualche modo finirà al governo, gravi squilibri in Europa, due anni di recessione del paese, l’avvitamento della crisi livornese (basta leggere i rapporti Irpet che non vedono miglioramenti nel prossimo biennio). Il Pd rischia di presentarsi davanti ai livornesi con l’immagine di un fallimento decennale della giunta Cosimi aggravata eventualmente dalle gravi difficoltà del Pd al governo (visto l’oscuro quadro europeo e nazionale). Questo con il voto del 2014 che può servire, agli elettori del centrosinistra, come un avvertimento sul modo complessivo, nazionale e locale, di governare.

E quanto peserà elettoralmente il Pd, all’interno di una qualsiasi coalizione, a Livorno?
Se si mantiene come stabile il dato della fondazione Cattaneo, ipotizzando due anni non facili per il Pd (a parte la parentesi delle elezioni  politiche che è una partita diversa dalle amministrative), le coalizioni di cu il partito democratico farà parte peseranno tra il 30 e il 40 per cento (realistico rispetto allo stirato 51 per cento del 2009 e scontando i voti iun uscita dal Pd). Su questo sarà interessante, e ci proveremo, avere risultati calibrati da qualche studio approfondito. Di sicuro il Pd livornese deve ancora ricevere il bagno di sangue, tendenza nazionale, che in diversi modi si è già abbattuto sul partito democratico in differenti territori (in forme diverse dalla sconfitta alle primarie all’ascesa dei grillini). Una pausa nell’emorragia di voti alle politiche, che sono un’altra partita, potrebbe solo differire la vera crisi.
Empiricamente una coalizione con i democratici livornesi potrà così valere al primo turno 30-35 % se il Pd si apparenta con il centro, 35-40 % entro una coalizione di centrosinistra (i cui alleati già oggi sentono il fiato sul collo della concorrenza di Grillo). Il centro a Livorno, e non solo viste le dichiarazioni di Casini, non ha appeal elettorale mentre la sinistra del centrosinistra può vedersi erosa dai grillini che si occupano di temi simili con maggior presenza sul piano dello spettacolo politico.
E’ chiaro che, vista la crisi, e l’occasione storica, l’affluenza alle comunali livornesi ci sarà: il Pd non potrà nemmeno sperare nella possibilità di rigonfiare le proprie percentuali grazie all’astensione. E così i voti in sonno possono prendere la strada che sembrerà suggerirgli la gravità della crisi.
E’ evidente che sono quindi molto molto alte le possibilità che si vada al ballottaggio, per la prima volta nella storia di Livorno, e che questo non avverrà secondo lo schema (rassicurante per il Pd) centrodestra vs. centrosinistra.

Non solo: una volta al ballotaggio il Pd rischia di fare la fine del bufalo gettato nella vasca dei piranha. Il partito democratico livornese porta con sé, anche per motivi di attrazione dell’elettorato di fascia d’età più alta, l’immagine di diversi decenni di governo. Comunque andranno le cose tutto questo rischia di essere un fardello. Come può anche esserlo liberarsi definitivamente dell’identità del passato, perdendo una fascia decisiva di elettori maturi.  Davvero la classica, e meritatissima, situazione di double-bind.
Vediamo come cosa può accadere, con l’ipotesi di un protagonismo da ballottaggio del movimento 5 stelle a Livorno come accaduto in altre città, su due scenari.

Primo: il Pd si allea con una forza centrista (indefinita vista la crisi del terzo polo) con un programma montiano rigore-austerità più inceneritore. Non dovrebbe andare oltre il 30 massimo 35 per cento (effetto combinato del poco peso del centro, della rottura con un’immagine tradizionale di sinistra, della crisi del Pd). Al secondo turno il bufalo finirebbe sbranato dai piranha (metafora dello sciame di interessi divergenti che aggrediscono l’oggetto grosso): Grillo è un movimento che, nel linguaggio del marketing elettorale, si chiama, catch-all-party (ottimo per vincere le elezioni, pessimo per governare)  dove istanze di destra e di sinistra convergono contro un avversario criticato o odiato per motivi diversi. Se Grillo mantenesse la forza di oggi, e il trend per adesso è quello, sarebbe suo il secondo posto al ballottaggio dove poi il bufalo sarebbe di quelli spolpati velocemente.
E se il Pd si alleasse con qualcosa alla sua sinistra? Prendendo magari dal 35 al 40 per centro il nostro bufalo, più grosso, verrebbe sbranato più lentamente ma altrettanto inesorabilmente e tra urla strazianti. Perché il bacino elettorale di una coalizione simile, sbilanciato nominalmente a sinistra, sarebbe esaurito con il primo turno. Gli elettori del centrodestra avrebbero così, votando Grillo, la loro occasione storica di fare i conti con i “rossi” senza grosse concessioni identitarie come, del resto, qualsiasi tipo di segmento dell’elettorato (e sono miriadi) che si sente tradito dal Pd. I catch-all party funzionano a questo modo. Peccato che poi a governare siano un disastro ma è tutta un’altra storia.

E’ chiaro che nel Pd livornese, oggi come oggi, conviene sperare solo in una cosa: che il fenomeno Grillo si arresti velocemente. Perché le elezioni ci saranno solo tra due anni e il rischio può farsi davvero realtà.
E chi è convinto che, alla fine, tutto vada come sempre forse non ha capito la portata di questa crisi. Che non è solo economica ma anche di ordine morale, di un ordine del mondo e della vita che, sentendosi disgregato, rompe per reazione con appartenenze consolidate e consuetudini abitudinarie. Sul nostro territorio, precipitato in una crisi lunga e virulenta,  un effetto di questa crisi dell’ordine morale sarà prima o poi la rottura con la consuetudine abitudinaria del voto al partito di sempre (qualunque sia la sigla). Il 2014 sembra così, se non intervengono fatti nuovi, la data perfetta per registrare elettoralmente tutti questi cambiamenti sociali.

Il Pd poi non ha più presa sul locale mentre i grillini hanno il traino del fenomeno che penetra capillarmente in ogni casa del territorio: quello mediale e pure multipiattaforma. In modo da rovesciare l’idea che alle amministrative si vince con un candidato carismatico, che comunque il Pd non ha, a livello di territorio. Se Grillo tiene in due anni, e il fenomeno ha una originale solidità, al movimento 5 stelle, ormai evocato come il convitato di pietra, per vincere a Livorno basta non fare. Aspettando e preparando la scadenza con calma, presentando solo i banchetti delle firme, evitando come la peste le tavole rotonde con il Tirreno (ma non i ballottaggi) che fanno tanto teatrino provinciale della politica e presentare alle elezioni facce pulite.
Questa, come dire, la foto di quello che sta accandendo oggi se proiettata tra due anni. Perché tanta attenzione a questa foto? Perchè se lo scenario si consolida, davvero mesdames et messieurs, faites vos jeux che, in un modo o nell’altro, non cambierà solo la formula politica in comune ma la forma stessa della città.
Nel frattempo nel Pd, e non solo, è panico. Auguri.

Ps. Un primo cittadino del Movimento a 5 Stelle a Livorno, dopo la degradante stagione di Cosimi, sarebbe qualcosa che somiglia ad un cambio della guardia in una polveriera pronta ad esplodere. Con il nuovo comandante che non ha ben chiara la portata del pericolo. Ma l’elettorato nella democrazia rappresentativa è sovrano e soprattutto la polveriera, rappresentata dalle istituzioni livornesi così come le abbiamo conosciute, è satura di gas e quindi dal destino che sembra comunque segnato. Nel caso, bravo sarà chi riuscirà a non esploderci dentro.

(red) 13 maggio 2012

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