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Nuovo Ospedale: quella propaganda inutile davanti alla claque del PD

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Toto_thumb3Ingredienti: una platea plaudente, i redattori di un quotidiano amico che fanno da cerimonieri, ma soprattutto l’assenza di relatori “dissonanti”. Si eviti di entrare nel merito delle questioni, si mescoli accuratamente il tutto parlandosi addosso per un paio d'ore, e il giorno dopo il piatto è servito: una bella paginata di propaganda su Il Tirreno.
Stiamo parlando dell’iniziativa sul nuovo ospedale tenutasi alla festa del PD, che il quotidiano di palazzo chiama “dibattito”. Definizione impropria in quanto come spiega Wikipedia dicesi “dibattito” un “confronto con altri individui di idee diverse”, condizione che in questo caso non è stata rispettata.

Il sindaco sa di giocare in casa e parte col trombone a tutto volume: “La gente qui si oppone a tutto, perfino alla discarica del Limoncino. Si vuole fare di Livorno una città per vecchi”.

Francamente ci sfugge il motivo per cui la discarica del Limoncino sarebbe un incentivo per far  rimanere i giovani a Livorno, anche se sospettiamo un equivoco clamoroso tra DISCarica e DISCoteca.
La risposta a Cosimi sul perché i giovani vanno via la troviamo proprio sulla stessa edizione de IlTirreno, nelle parole di uno di quelli che è scappato. Giambruno Torrano, 29 anni, livornese emigrato in Polonia: «A Livorno ho avuto come l’impressione che tutti i posti fossero assegnati...». Ma no, dai, sempre le solite maldicenze...

Ma dicevamo della platea. Il quotidiano amico sottolinea giulivo: “Stavolta, e la novità è questa, sono arrivati interventi in chiave positiva anche dal pubblico. Sarà perché la platea era quella di una festa del PD”. Se ne deduce che finora, quando la platea non era quella di una festa del PD, erano volati pernacchioni a tutta randa.

Un’altra tattica collaudata è quella di far dire a qualcuno del pubblico le cose di cui non ci si vuole assumere la responsabilità ma che si vuole far arrivare comunque all’opinione pubblica. Ci penserà la stampa ad amplificare opportunamente il messaggio. Tempo fa, in occasione di un’altra messa cantata come questa, Il Tirreno si premurò di trasmetterci l’arguta riflessione di un altro ultrà del PD, che smascherò i malvagi oppositori: “Non vogliono l’ospedale nuovo perché ci vogliono costruire le villette”. Operazione che com’è noto fa vibrare di indignazione i nostri amministratori.

Stavolta dalla platea arriva un’altra brillante considerazione: “L’unico errore è stato quello di concedere il referendum”. E Il Tirreno, a scanso di equivoci, sottolinea che a parlare non è un fesso qualsiasi: “Un signore, quarant’anni e passa trascorsi in ospedale come caposala”. E menomale che è un "signore”, sennò proponeva di deportare i dissidenti.

Parla “duro e diretto, come i livornesi più schietti”. Mica come quei falsi viscidi dell’opposizione...
Oddio, non è che i livornesi siano noti per scodinzolare davanti ai potenti, anzi, sono molto più conosciuti per la loro propensione all’ironia e alla dissacrazione. Ma non guardiamo il pelo nell’uovo.
Il “livornese schietto” si infervora nel suo pistolotto: “Se diciamo no al nuovo ospedale ci rideranno tutti dietro”. Per la verità ci ridono già dietro, quando leggono che siamo la seconda città più inquinata d’Italia, accogliamo a braccia aperte rigassificatori, inceneritori, discariche e cemento (con le simpatiche conseguenze di tumori e malattie assortite) per riceverne in cambio un reddito che è del 21% inferiore alla media della Toscana.

Poi c’è la direttrice ciclonica, che “ha uno scatto” e “rischia di perdere le staffe” quando gli chiedono perché ci sono pochi primari livornesi. Domanda cretina, siamo d’accordo, è la platea del PD, ma se gli offendevano i parenti cosa faceva? Sparava sul pubblico? Siamo sicuri che si possa  gestire un’azienda complessa come l’ASL a furia di scatti di nervi?

Dispiace solo per l’altro relatore della serata, il professor Maciocco, uno dei più importanti esperti di sanità pubblica e persona squisita, a cui viene lasciato solo il tempo di dire che nel 1932 la situazione epidemiologica era diversa da quella di oggi. Chi l’avrebbe mai detto...
Probabilmente quando l’hanno invitato gli hanno raccontato che i livornesi sono una banda di trogloditi che vorrebbe ritornare alle purghe e ai salassi.
E così anche stavolta si sono ben guardati dallo spiegarci perché secondo loro l’ospedale nuovo non si può costruire nell’area di Viale Alfieri, che è il vero nocciolo della questione su cui si gioca il referendum. In fondo è una proposta simile a quella avanzata appena due anni fa (e non ai tempi della peste bubbonica) dall’ex direttore dell’ASL, che non ci pare sia stato internato in manicomio ma solo trasferito a Grosseto.
Se poi il Minzolini di turno non si fosse preoccupato solo di non disturbare i “manovratori”, avrebbe  anche potuto chiedere al professor Maciocco di soffermarsi su qualche passo del suo manuale di Igiene e Sanità Pubblica, ad esempio dove si legge che “attualmente esiste un forte squilibrio, in termini di attività, risorse, formazione tra l’area preventiva e quella clinica. Una maggiore attenzione verso la prevenzione permetterebbe un miglioramento della qualità della vita, con vantaggi economici che fornirebbero la possibilità di rispondere a bisogni oggi ignorati, con un notevole risparmio in termini di invalidità, di malattia, di morte” (1).

Ma la strategia ormai è delineata: denigrare gli avversari e parlare di tutto meno che di contenuti.

per senzasoste Joaquim Maurín

(1) Nicola Comodo, Gavino Maciocco “Igiene e Sanità Pubblica”, ed. Carocci, pag. 163.

 


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