Friday, Feb 10th

Last update:12:55:53 PM GMT

You are here:

Quella lunga storia di odio del Tirreno verso la curva

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 23
ScarsoOttimo 
 
odio_1.jpgEsiste una favola, tenuta ostinatamente in piedi da chi alimenta un sistema politico locale e nazionale che vive di allucinazioni: quella della stampa moderata che informa il ceto medio che funziona da strumento regolatore dell’opinione pubblica e della vita sociale.
Il Tirreno ci tiene particolarmente a tenere in piedi questo mito, utile alle classi dirigenti locali, perché gli permette di restare al centro della produzione di informazione nella vita politica del territorio. L’analisi dei testi e delle linee editoriali del Tirreno, ci rivela invece della mitica stampa moderata, una strategia dell’odio nei confronti dei soggetti che abitano davvero il territorio. Una strategia dell'odio che è funzionale all’unica modalità di produzione del consenso possibile in un tessuto cittadino che si trova nella peggiore recessione da decenni: quella della costruzione di una opinione pubblica che si tiene unita invocando la forca nel caloroso rito del capro espiatorio. Si tratta di un genere di informazione povera, costruita con un bagaglio linguistico generico e approssimativo, che distrugge conoscenza perché alimenta pregiudizi ma si tratta anche dell’unico mezzo conoscitivo che il Tirreno riesce a dare al nostro territorio. Mentre la nascente rivoluzione tecnologica, della comunicazione politica via Internet, pone fortunatamente le condizioni per spazzare via questa vergogna dell’informazione livornese che si riproduce dal 1877 a servizio di ogni padrone dal notabilato liberale autoritario di fine '800, ai Ciano all'attuale PD .

Detto questo bisogna evidenziare come il  caso dell’arresto seguito al lancio di un lancio di un fumogeno allo stadio non faccia parte tanto della storia di un assurdo giuridico, ideato e votato dal centrosinistra con la legge Amato e adottato da Maroni, ma di un salto di qualità nella lunga strategia dell’odio operata dal Tirreno contro la curva dello stadio di Livorno e, in ultima istanza, contro le forme di vita che abitano il territorio in maniera non conforme al fondamentalismo neoliberista.
Guardiamo a cosa è successo allo stadio per capire il salto di qualità: qui non siamo di fronte ad un pugno elevato ad attentato alle torri gemelle, come accaduto per i fatti di Pasching, ma davanti ad un niente trasformato in arresto. Un arresto che solo il fondamentalismo securitario e sensazionalista del Tirreno poteva produrre. Appena sei mesi fa un ferimento a seguito di una bomba carta, in occasione della finale con il Brescia, fu giustamente derubricato dal Tirreno ad un incidente doloroso ma casuale. Allo stadio di Livorno, in occasione di Livorno-Sampdoria, non è stato ferito nessuno, non ci sono stati danneggiamenti a impianti o cose ma la stampa è riuscita ad alzare i toni in modo da produrre un arresto.  Non solo: per creare l’effetto “tifo violento” (come da titolo di prima) per legittimare l’arresto il Tirreno ha costruito una prima pagina mescolando maliziosamente e in modo ansiogeno elementi eterogenei tra di loro: il lancio del fumogeno, la condanna di Maroni ai cori su Tartaglia, la foto dell’aggressione ad un arbitro in un campo di provincia. Si tratta quindi un arresto legittimato dal Tirreno creando panico morale, ottenuto mescolando elementi eterogenei e non in rapporto tra loro. L'arresto del trentatreenne di San Jacopo è il primo per panico morale, e non per fatti reali, nella storia dell'informazione cittadina.
Questo modo di procedere non è informazione: è la produzione delle staminali e dell’adrenalina che necessita l’opinione pubblica territoriale per continuare a girare su se stessa nel delirio securitario tipico di chi prova a sopravvivere staccandosi dalla realtà.
Ma se la copertura della stampa sull’arresto per Livorno-Sampdoria è un salto di qualità, perché è puro panico in forma di notizia senza fatti reali, questa non è che l’ultimo frutto di una campagna d’odio decennale del Tirreno contro la curva. E quest’odio è cominciato dal periodo in cui, alla fine degli anni ’90, la rappresentazione del tifo livornese è sfuggita di mano al Tirreno. Fino ad allora lo stadio era un formidabile veicolo di consenso per il potere locale: quando la squadra andava bene non mancava mai sul Tirreno la pagina dei commenti dedicata agli assessori e ai notabili del territorio. Come capita in questi casi le cronache del potere beneficiano i cronisti mentre questi rendono popolare il potere tramite il gossip: il calcio esaltava così la comunità ottusa delle classi dirigenti livornesi in un modo che sembrava non finire mai.
Dalla fine degli anni ’90 il protagonismo della curva manda completamente in frantumi questo quadretto di piccolo mondo antico. Ormai la rappresentazione dello stadio, intesa come simbolico di una città intera, non è più in mano solo ai notabili del territorio e al Tirreno. E questo il Tirreno non l’ha mai perdonato: per dieci anni si sono ripetute campagne di stampa aggressive, sensazionalistiche, disinformanti sul tifo e sulla curva.  Dagli striscioni, alle diffide, agli arresti, alla vicenda di Italia-Croazia si sono versate tonnellate di inchiostro per iniettare panico morale nei confronti del territorio rappresentando una curva con contorni di comportamento animale.  Alla faccia del Tirreno, giornale moderato e democratico: in dieci anni MAI una inchiesta sulla curva (neanche semiseria), una serie di dibattiti o la promozione di una linea di ricerca utile all’opinione pubblica. Quindi in dieci anni, mica in dieci giorni, mai un comportamento da giornale del ceto medio riflessivo quale il Tirreno pretenderebbe di essere.
In dieci anni invece SOLO servizi sensazionalistici, criminalizzanti, fuorvianti: odio riversato verso la curva, panico iniettato nel tessuto sociale del territorio, per cercare di trasformare in bestie gli attori di comportamenti sociali sul territor come quelli legati tifo da stadio. Il caso di Livorno-Sampdoria è il salto di qualità di questa lunga campagna d’odio: si è passati dal fatto ingigantito, come a Pasching, alla notizia su un crimine sostenuta come tale solo dai titoli ad effetto, dall'impaginazione degli articoli e dalle locandine.
Fortunatamente, dal punto dei vista dell’evoluzione dei media, il Tirreno è un fenomeno a rischio estinzione. Si tratta di lavorare in rete per accelerarla questa estinzione per una testata che, iniettando odio sul territorio, si pone come un’abominio che ostacola lo sviluppo della vita civile e democratica di questa città.
E sappiatelo cari bloggers, webmaster, frequentatori della rete. Dal fortilizio fascistoide di viale Alfieri la rete è temuta, si capisce che sta maturando l'ondata che li sostituirà. Quando aprite una pagina su Facebook, un forum, un sito, un blog lavorate per fare rete, per essere un media cittadino, contribuendo alla messa in obsolescenza di questo abominio detto Tirreno, che sta disgregando cultura e vita sociale della nostra Livorno.


per Senza Soste, dalla banlieue di Livorno, nique la police

22 dicembre 2009

AddThis Social Bookmark Button