Fa un certo effetto vedere l’ex sindaco Gianfranco Lamberti e l’”uomo ovunque” del centro destra Marco Taradash affannarsi ai banchetti per il referendum sul nuovo ospedale.
Lamberti alla non più verde età di 63 anni “ha visto la luce” scoprendo la democrazia partecipativa: nella sua precedente vita, quand’era sindaco, solo a parlargli del referendum sul rigassificatore offshore gli veniva un trabocco di bile. Ma che cos’ha Lamberti contro il nuovo ospedale?
Preoccupazioni per l’area verde che verrebbe cementificata? Anche questa sarebbe una novità, visto che quand’era sindaco lui Livorno è diventata una betoniera.
Il progetto non è di suo gradimento? Un così raffinato senso estetico non ce lo aspettavamo da chi ha fatto costruire le baracchine del Viale Italia.
Troppi soldi pubblici sprecati? Lamberti-dottor Jeckyll non si ricorda più (per dirne solo una) degli 11 milioni di euro gettati al vento da Lamberti-Mister Hyde per l’Acquario?
In questo classico caso di sdoppiamento della personalità Lamberti ogni tanto si confonde e prende la pozione sbagliata: il 19 marzo scorso infatti in Consiglio sul pacchetto “nuovo ospedale” si è astenuto, dimostrando apprezzamento -ha detto- per la correttezza politica del PD e in segno di disponibilità al confronto. Per poi ritornare subito dopo a tuonare contro il suo successore.
L’altro militante combattivo del fronte referendario, il 60enne Marco Taradash da Roma, invece della pozione del Dr. Jeckyll sembra aver preso qualche chilo di amfetamine, visto che oltre a fare il consigliere comunale a Livorno si è fatto eleggere anche consigliere regionale a Firenze. Un impegno non da poco visto che gran parte della sua giornata scivola via tra un battibecco e l’altro con gli altri esponenti del PdL locale, tra i quali com’è noto ci sono rapporti di piena armonia.
Anche lui non si capisce perché ce l’abbia tanto con il progetto del nuovo ospedale, visto che la logica dell’operazione ha proprio tutti i crismi per piacere alla destra berlusconiana: c’è lo sfascio ambientale, la privatizzazione strisciante dei servizi con il project financing, la riduzione dei posti letto e quindi -si suppone- dei posti di lavoro nella sanità, e soprattutto tanti soldi per l’edilizia, che probabilmente finiranno anche a ditte “amiche”.
Ma si sa, un po’ di opposizione di facciata ci vuole, come ha fatto Monica Faenzi alle ultime regionali dove mentre lei tentava di strappare qualche voto con le solite fanfaronate (arrivando a uno stratosferico 19%)
I due prodi raccoglitori di firme annunciano di essere arrivati a quota 3mila. Un buon risultato che induce all’ottimismo sul raggiungimento delle 4.500 che sono necessarie per la convocazione del referendum. E diciamo la verità, a noi se le raccogliessero tutte non potrebbe farci altro che piacere. A caval donato non si guarda in bocca.
Il Tirreno frattanto non perde occasione per pubblicare ogni loro intervento e mostrarceli in tutte le pose: mentre partecipano alla riunione del Comitato, mentre parlano con i livornesi al banchetto...
La stampa locale, che conosce bene il suo mestiere, vuole riproporre la strategia che è risultata vincente alle ultime elezioni amministrative evitando al sindaco Cosimi il ballottaggio. Attenzione, sembra dire il quotidiano di Viale Alfieri, da una parte ci sono il buon sindaco e la brava direttrice che vogliono un ospedale nuovo per i cittadini, dall’altra ci sono quelli che vengono da fuori per prendersi la città, Berlusconi, i fascisti....
Il Comitato promotore del referendum e tutti coloro che si stanno impegnando contro l’ospedale OGM prima o poi dovranno porselo qualche problema di strategia comunicativa. Perché se a livello di opinione pubblica passerà l’identificazione tra i “referendari” e il duo Taradash-Lamberti la battaglia sarà persa in partenza. Per loro due non sarebbe un dramma, tanto hanno in mente solo un’azione di disturbo cercando di raccattare qualcosa per strada, ma per i livornesi sì.
Perché la battaglia contro il progetto del nuovo ospedale è una battaglia di sinistra, per almeno tre motivi: il primo è l’affermazione della partecipazione popolare come presupposto necessario di qualsiasi grande progetto per la città; il secondo è il principio per cui Livorno non può sopportare ulteriori cementificazioni, tanto meno nell’illusione sciocca di rilanciare l’economia locale; il terzo, forse il più importante, è che la sanità vera è basata sulla prevenzione: gli amministratori locali e regionali parlano di ospedale nuovo ma si preparano a far diventare Livorno
Quindi le firme le raccolga pure chi vuole, ma dopo per vincere ci vuole un salto di qualità.
Per Senza Soste, Al Vino Tempola e Ciro Bilardi
8 aprile 2010
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