Incredibile, ma vero. Una volta quando ad essere licenziato era il direttore, sulle labbra degli operai spuntava un sorriso. Sarà perché il direttore è sempre stato, uomo o donna che fosse, la lunga mano del padrone, sarà perché non si vede spesso un direttore mandato a casa, semmai è più facile che il direttore resti e vadano a casa centinaia di operai come accade sempre più spesso a Livorno.
Ma al Terminal Darsena Toscana il direttore, come dice Italo Piccini, è figlia della compagnia portuale e, insomma quel direttore non si deve toccare. Lo dicono forte i proprietari al 50% del terminal (i portuali), ma gli altri proprietari (Contship) non ci sentono. Per loro quel dirigente ha sbagliato e deve andare a casa. Ecco che allora piovono uova, si grida più forte, si invitano i giornalisti (chi sa se avevano l'autorizzazione dell'Autorità Portuale ad entrare) ad assistere al reinsediamento del direttore defenestrato, insomma si monta il caso. Si monta al punto che piovono denunce per l'effrazione di una porta chiusa a chiave (almeno così dicono le cronache dettagliate di quei momenti di rabbia). Le ultime notizie dalle banchine parlano di un terminal bloccato, non si lavora a bordo di una nave Zim e questo comporterà nuove tensioni anche perchè il mancato lavoro crea danni per l'armatore che non apprezzerà i ritardi onerosi. Alcuni portuali (sempre leggendo le cronache dettagliate riportate dai giornali) hanno dichiarato che loro c'erano e che Contship è arrivata dopo concludendo con un “rischiamo di passare da padroni a garzoni”. Tutto quello che viene detto è vero, è vero che i portuali erano già in Darsena Toscana quando il terminal era governato da loro e dalle tre grandi famiglie (Neri, Dalesio, Fremura) ma è anche vero che a quei tempi il terminal non faceva investimenti e ogni anno rimetteva miliardi di lire. Oggi, arrivata Contship, il terminal ha fatto investimenti, cresciuto in termini di occupazione e traffici e, non ultimo, chiude i bilanci con buoni guadagni. Merito di tutti, dei lavoratori, dei funzionari, del direttore che è stato licenziato, ma sopratutto di chi ha preso in mano la gestione del terminal, cioè Contship. Ai portuali non va giù che le decisioni siano prese senza la necessaria consultazione tra soci e sopratutto non va giù che a fare le spese di un clima non certo idilliaco sia uno di loro, un socio della compagnia che ha sempre ricoperto incarichi di prestigio e di fiducia. Ma al tempo stesso i portuali, sentendosi padroni (anche se al 50%) ritengono di poter chiedere al direttore di riferimento di andare in Via San Giovanni per conferire senza, per altro, informare della cosa l'amministratore delegato che fa capo all'altro 50% di padroni. Una vicenda, che a guardarla in controluce, sa tanto e soltanto di guerra di potere (anche se la cosa viene da lontano e non riguarda solo l'ultimo episodio). Ma se poi guardiamo un po' più avanti si scopre che tra qualche mese ci saranno le elezioni in seno alla compagnia portuale e tutti, a cominciare dal numero uno, Raugei, per arrivare a Boccone (presidente TDT minacciato dalla base perchè reo di non possedere gli “attributi”) a Mannocci e Dalli (consiglieri in TDT) rischiano di dover tornare a lavorare perchè il bilancio della Compagnia, luci ed ombre, non è dei più lusinghieri.
Ma la cosa che più meraviglia è che in tutto questo caos l'Autorità Portuale non abbia sentito il bisogno di richiamare la società per capire e sopratutto far capire a quei signori che in porto non ci sono padroni, ma solo concessionari di un bene pubblico, cioè di tutti, e che se qualcosa non funziona tra i soci è comunque fondamentale che, questa battaglia di potere, non crei danni al porto. Ma forse Roberto Piccini è distratto dalle interpellanze parlamentari della destra sull'uso o il mancato uso di pontoni, (a proposito ma è vero che è stato confermato l'affitto del pontone per un altro anno?) al punto di non sapere niente di quanto sta accadendo in TDT?
Per Senza Soste, Gino il Barcaiolo
16 marzo 2010
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