MD: “Bulera e Possera, non si mercanteggia sulla salute”

Con la conferenza dei servizi (riunione di tutte le istituzioni interessate) del 9 gennaio 2018 sembra posta la parola fine sul lungo braccio di ferro sulla soprelevazione di 11 metri della discarica di Bulera: la Società Chimica Larderello sgancerà 400.000 euro per proteggere dai veleni del torrente Possera il campo pozzi ASA di Puretta, ci passerà come azienda “disponibile e responsabile”, mentre l’acqua del fiume Cecina resterà in preda fino alla foce delle esondazioni possibili della discarica tossica.

Affinchè i cittadini possano capire che cosa è successo realmente il 9 gennaio e nei decenni scorsi, occorre fare dei passi  indietro nella storia di questa disgraziata valle. Alla fine degli anni ’70, quando ancora la discarica di Bulera non esisteva (1982), esisteva però una discarica informale ed abusiva, rappresentata dallo stesso torrente Possera, dove sono stati sversati per decenni fanghi  di lavorazione del ciclo del boro e della colemanite. In aggiunta il Possera, transitando da Larderello, ha raccolto anche arsenico e boro proveniente dalla geotermia, confondendo ulteriormente le acque, e scarichi civili.

Questa situazione oltre il limite del disastro ambientale fu affrontata, alla zitta, dalle istituzioni e dagli inquinatori costruendo un setto bentonitico verticale, una sorta di muro lungo circa 400 metri interrato per evitare che le acque contaminate del Possera andassero ad inquinare le acque del campo pozzi ASA di Puretta.

La cosa ha funzionato in una certa misura e per un certo periodo di tempo: ora non funziona più perché il muro è lesionato e insufficiente, ed anzi si sta autorizzando un possibile aumento del carico inquinante sul torrente, con la soprelevazione della discarica. Dicevamo, ha funzionato “in una certa misura”, non totalmente, infatti abbiamo avuto l’acqua in deroga per boro e arsenico fino a Cecina fino al 2010: ora ufficialmente non più in deroga ai limiti di legge, ma abbiamo sempre boro e arsenico in alte concentrazioni.

Il 9 gennaio tutte le autorità riunite nella Conferenza dei servizi sotto l’egida della regione, tra cui il rappresentante dell’ASL, hanno benedetto, come ultimo nodo da sciogliere per loro, il  rafforzamento del muro bentonitico che si ipotizza salverà il campo pozzi di Puretta, cioè l’acqua di Volterra e Pomarance, ma – ecco il vero vulnus di tutta la vicenda – lascerà al suo destino tutta l’acqua inquinata che defluirà dal Possera nel fiume Cecina, e di qui a tutti i pozzi pubblici e privati fino al mare: in altre parole il 90 % della popolazione della val di Cecina dovrà continuare a sorbirsi acqua all’arsenico e al boro, ed in più subire il rischio di alluvioni catastrofiche che dovessero coinvolgere la discarica di Bulera soprelevata.

Ci chiediamo: non hanno niente da dire i comuni a valle di Volterra, i piccoli comuni ma anche il Comune di Cecina ? E l’ASL che più dell’Autorità idrica toscana (AIT) è deputata alla protezione e al controllo della qualità dell’acqua destinata al consumo umano ?

Per parte nostra ribadiamo: nessuna soprelevazione della discarica di Bulera, chiuderla subito mettendola in sicurezza e bonificandola, mentre il muro di Puretta sia rinforzato ugualmente, come avvio di una più ampia bonifica del sito SCL e del torrente Possera. Non si mercanteggia con la sicurezza e con la salute.

Medicina Democratica 

22.2.18

Maurizio Marchi  Roberto Bertini

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